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SCUOLA/ Auerbach e il "genio" ritrovato dei prof di lettere

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Erich Auerbach (1892-1957) (Immagine dal web)  Erich Auerbach (1892-1957) (Immagine dal web)

Le due strade sottintendono due diverse visioni della storia, e della letteratura, e forse anche dell'uomo. Per la sua valenza pedagogica, ossia per la sua capacità di interessare davvero gli studenti, sollecitandone la curiosità, e di rappresentare la verità, Stephen Greenblatt, professor of Humanities a Harvard, è strenuo difensore del metodo – come lo ha chiamato (prendendo a prestito una formula di Ezra Pound) – del dettaglio luminoso. Il particolare magari minore e secondario, di per sé privo di speciale valore estetico, che tuttavia consente di capire dall'interno il significato specifico — la verità e la complessità — di un testo, di un uomo e di un'epoca. Potrebbe essere questo un criterio per orientare le nostre scelte: leggere e analizzare tracce scritte che restituiscano in modo evidente non il riverbero di una teoria, ma "il tocco del reale".

Se è vero, come spiegano i sociologi, che oggi viviamo immersi in un perpetuo presente, tanto più importante diventa che la scuola si faccia carico di dare ai giovani il gusto del passato, dell'incontro con età remote, e diverse, che — di rimbalzo — aiutino a capire meglio il presente. Capire meglio: cioè, oggettivamente e criticamente. E in tal senso, forse, si potrà usare la storia letteraria: come orizzonte per una serie di incontri, ravvicinati, e perciò umanamente intriganti, con autori, opere e problemi del passato. 

Si aprirebbe qui una grande questione, sottesa al lavoro dell'insegnante. Sappiamo bene che ogni museo, visitato con un esperto si anima e si riempie di fascino, di vita: ma quali sono i margini di museificazione dell'insegnamento letterario che, oggi, possiamo ancora permetterci? Possiamo prendere autori come Ariosto o Machiavelli, e affrontarli ricalandoli con determinazione nel tempo che fu loro, oppure li possiamo proiettare nel tempo che è nostro. Di un capolavoro possiamo investigare il significato storico, ovvero — letteralmente — 'passato', oppure possiamo interrogare il senso anacronistico, il valore postumo, al di là della consapevolezza del suo stesso autore. Quanto l'efficacia attuale di un testo entra nel dominio di ciò che bisogna comprendere?

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