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SCUOLA/ Renzi, lo "scandalo" dei presidi-sindaci e la riforma che manca

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Ebbene, di fronte all'ipotesi ancora timidissima di riforma del governo si mette l'accento sullo "scandalo di un aumento di potere ai presidi". Che cosa tremenda la possibilità, quando si libera un posto per pensionamenti o autotrasferimenti, di attingere agli elenchi dei docenti disponibili!

Ci vorrebbe ben di più, e cioè la possibilità di fare concorsi di istituto o di distretto, resuscitando quel livello organizzativo che esisteva fino a 15 anni fa e non serviva a nulla ma oggi potrebbe efficacemente sostituire le strutture provinciali in demolizione.

I discorsi sull'autonomia sbandierati da 20 anni e condivisi a parole da tutti crollano di fronte alla doppiezza quasi generalizzata del ceto intellettuale nostrano che non vuole sottostare ad alcuna responsabilità e ad alcuna verifica. Quindi si difende dal local restando acquattato sotto le ali degli "obblighi ministeriali" e contemporaneamente si difende dal ministero invocando le esigenze local.

Secondo me il legame tra presidi e ministero va rafforzato e contemporaneamente, sotto la spinta decentrante del ministero stesso, i presidi vanno indirizzati verso una gestione sempre più nazional- locale cioè aderente alle esigenze specifiche del territorio. Cosa possibilissima.

La valutazione dei presidi in questo percorso tortuoso e annoso dovrebbe essere seria ma non angosciante, e le procedure chiare e rapide, ricorrenti in tempo reale.

Una direzione distrettuale, dove il dirigente avesse in capo una trentina di presidi coi rispettivi istituti scolastici servirebbe egregiamente a questo scopo. Il dirigente distrettuale preposto alla valutazione, non necessariamente annuale, avrebbe a disposizione elementi di conoscenza diretti delle situazioni e delle persone, delle valutazioni esterne alla scuola fatte da amministratori, famiglie ed imprenditori, altre scuole del territorio.

Potrebbe concentrarsi sulle situazioni-limite scandalose e risolverle. Anzi personalmente penso che più che un sistema di valutazione millimetrico, applicato con solennità tragica a tutti e sempre pieno di punti critici, criticabili e criticati con lo stile italico, si dovrebbe puntare ad un sistema in grado di definire chiaramente le gravi violazioni della deontologia professionale. E magari anche le eccellenze.

Ciò chiarirebbe le idee a tutti e semplificherebbe il lavoro, dando anche tranquillità alla grande maggioranza del personale che diventerebbe rapidamente più sereno, disponibile, volenteroso ed efficace.

Sulla valutazione interna — di istituto — del lavoro dei presidi voglio fornire un altro esempio concreto: proposi di usare come strumento base un questionario annuale sempre uguale negli anni, dato ai docenti, ai genitori ed agli alunni, per recepire il clima di istituto e la sua evoluzione nel tempo. Per i risultati cognitivi suggerii di usare abbondantemente i dati Ocse e Invalsi. Apriti cielo! I presidi miei colleghi per primi mi bloccarono, dicendo che non si poteva dare in mano ai subordinati la valutazione, che un preside non poteva essere valutato prescindendo dalla situazione pregressa del suo insediamento, eccetera Mille alibi per rinviare, copiando, anche comprensibilmente, lo stile dei nostri superiori invadenti-assenti.

Occorre sperare che la spinta di Renzi non si attenui, anzi si estenda e si rinforzi, mettendo fine alla paralisi agitante e all'agitazione paralizzante della nostra scuola.



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COMMENTI
08/04/2015 - Basta con lo statalismo nella scuola (FRANCO BIASONI)

Ottimo articolo che dimostra come l'attuale scuola statale sia irriformabile. Occorre una rivoluzione che trasformi l'attuale assetto partitico-burocratico-sindacale della scuola statale nel senso dell'autonomia democratica. E' ovvio per tutte le persone di buon senso: che un preside deve dirigere (e non galleggiare), che per dirigere deve poter scegliere i propri insegnanti, che deve rispondere da un lato a tutti i cittadini che finanziano la scuola con le loro tasse e dall'altro agli utenti cioè ai genitori titolari del diritto-dovere di mantenere, educare ed istruire i figli; che la scuola serve ad educare ed istruire gli alunni collaborando coi genitori e non a distribuire pezzi di carta (abolizione del valore legale del titolo di studio). La scuola statale dell'autonomia democratica è una scuola che: è governata dal un Consiglio di Amministrazione eletto dai genitori della scuola, in cui il Consiglio di Amministrazione assume il Preside e su sua indicazione gli insegnanti che possiede gli edifici e le attrezzature che le servono per svolgere il suo compito, che risponde allo Stato che detta le norme generali sull'istruzione, che viene finanziata in base al costo standard di uno studente. Basta coi bizantinismi e i salti mortali imposti dall'attuale assetto della scuola statale: mettiamoci a lavorare!