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SCUOLA/ Tradurre latino e greco, fatica "gratuita"? Sì grazie

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Anche il (doveroso) ripensamento di programmi e metodologie, e di conseguenza delle prove d'esame, non può che partire dalla consapevolezza e dalla riaffermazione che la scuola ha funzione educativa e per ciò stesso non utilitaristica. Un percorso educativo deve a priori riconoscere che la persona ha valore intrinseco, cioè è sede di un bene indipendentemente da quello che sa fare, e perciò non è un barattolo da riempire ma neppure un congegno da addestrare. Una scuola senza altro spazio che "conoscenze, competenze, abilità" e conseguenti certificazioni, non potrà mai essere all'altezza del desiderio delle famiglie, né di quello degli studenti. Forse gli studi liceali, da tanti considerati anacronistici, sono uno dei pochi moniti rimasti perché non perdiamo la consapevolezza che la scuola deve innanzitutto educare l'umano e non addestrare il cittadino o, peggio ancora, preparare l'abile lavoratore (il bravo cittadino e il lavoratore competente possono solo essere conseguenza del risveglio di un desiderio di intrapresa che caratterizza l'umano, ma che — parlo per esperienza professionale — la scuola invece talora soffoca).

Questa dimensione di gratuità forse sembrerà a qualcuno poco concreta, o irrealizzabile nel nostro mondo, scolastico e non scolastico; ma io non posso pensarlo, come non lo può pensare chiunque abbia fatto un'esperienza simile a quella che, per esempio, mi è recentemente capitata, quando una classe intera, affascinata dall'esordio della prima Catilinaria di Cicerone (quel famoso Quo usque tandem...), addirittura ha manifestato contrarietà perché il suono della campanella chiamava all'intervallo. Di tanto il bello supera l'utile immediato!



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