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SCUOLA/ Cari colleghi, il 5 maggio scioperiamo per dire che Renzi è brutto: e poi?

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Una circolare informa che la classe uscirà alle 11: boato! I ragazzi si abbracciano, esultano. Al campo di calcetto, invece, gli stessi ragazzi non c'è verso di tirarli fuori fino a quando non spengono i fari e il custode non inizia a insultarli. In questa differenza sta tutto il problema della scuola. Il campo di calcetto è un posto in cui si sta volentieri, la scuola no. Non è questione di pesantezza e leggerezza, il problema rimane: non vedi l'ora che arrivi il sabato oppure non vedi l'ora che arrivi il lunedì?

Ora, mi chiedo: chi rende la scuola un posto da cui è bello scappare? chi ha trasformato in poetico il suono obiettivamente fastidioso della campanella? chi fa contenti i ragazzi quando è assente, quando aderisce all'assemblea sindacale, quando sciopera il 5 maggio? Non unicamente, ma principalmente: gli insegnanti. E gli insegnanti adesso vorrebbero convincermi che è una riforma a distruggere la scuola?

«Frustrati di tutto il mondo, unitevi!». Scenderanno in piazza, reduci dai loro flash-mob coloratissimi di palloncini. Ma non è politica, è folklore. Per la sindrome di Peter Pan c'è la neuropsichiatria, ma i ceri nelle piazze… Sono un insegnante anch'io, e quando incontro i miei colleghi a uno a uno il discorso è diverso: c'è quello bravo, quello con cui si collabora, quella che era la più brava della classe ai suoi tempi, figurati adesso quanto è diventata acida, quello che è un danno per intere generazioni e lo sanno tutti… ma insomma, in fondo ci si stima, anche quando non ci si conosce bene. Quando gli insegnanti però si lagnano all together, manco fossero vessati peggio dei maghrebini che raccolgono pomodori mentre il caporale li frusta sotto il sole d'agosto, e annunciano l'imminente apocalisse coi ceri mortuari in mano, vi giuro, mi scappa la voglia di un falò.

Gli insegnanti il 5 maggio fanno finta che la scuola sia un bel giardino fiorito e si mettono nella posizione della difesa a priori della categoria; del noi contro loro. Noi siamo i buoni, loro sono i cattivi. Noi insegnanti siamo i perseguitati, loro politici sono i persecutori. Noi ci facciamo il mazzo a scuola, loro vogliono ammazzare la scuola pubblica. Eppure non è così, il manicheismo non è mai stato uno schema adatto a comprendere la realtà. Non ci sono insegnanti e politici, greci e barbari, nazisti ed ebrei (o addirittura fascisti e partigiani, come blatera qualche loro sedicente emulo, ubriacato dall'euforia del 25 aprile: ha perso il senso della storia, e anche del ridicolo). C'è troppa zona grigia, Primo Levi dovrebbe avercelo insegnato. Perché i politici, quasi sempre, di scuola non ne sanno niente, visto che a scuola non ci vivono. Il problema sono invece quelli che a scuola ci vivono, e nonostante questo non ne sanno ancora niente. Quelli lontani fanno paura, ma fino a un certo punto: sono quelli vicini a essere mostruosi. 



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COMMENTI
09/05/2015 - Se i Sindacati fossero più seri 2 (Fioravanti Angelo)

I nostri Giovani, spesso disoccupati, risultano valere meno delle masse di diseredati che provengono con diritto d'asilo dai Paesi africani vittime di orrori e sopraffazioni, i quali vengono forniti di tutto, e a spese dei nostri concittadini; le nostre Scuole sono diventate, nella più parte dei casi, dei semplici parcheggi, in cui non si apprende più un gusto di stare al mondo, una curiosità per la vita in tutte le sue forme, ma anzi uno spirito di rivalsa e di vendetta verso chi li circonda, siano essi insegnanti, genitori oadulti in genere, che non è costruttivo e porta solo alla distruzione e all'autodistruzione. E i Sindacati, questa massa inerte e informe di funzionari senza scrupoli, che dicono il contrario di ciò che fanno, non fanno che fomentare violenza e risentimento nei dipendenti statali, specie in quelli della scuola, che così non hanno altro capro espiatorio se non lo Stato, i politici, i dirigenti. Ma quando finirà questa corrida, quando il veleno sarà stato buttato completamente fuori dalle nostre bocche, cosa ci sarà rimasto?

 
09/05/2015 - Se i Sindacati fossero più seri (Fioravanti Angelo)

Da più parti si sente alzarsi, forte e inconfondibile, un grido. Esso proviene dalle scuole di mezza Italia, dalle contrade di una regione geografica che non ha mai saputo diventare unitaria se non grazie alla minaccia delle armi, e alla forza cogente della burocrazia. Questi due elementi, infatti, hanno provocato la piemontesizzazione del Paese, che ancora, sotto la cenere, grida vendetta per tale stupro. Figlio illegittimo e non riconosciuto, ma sempre figlio, di questa abominevole operazione di sopraffazione, risulta essere l'attuale sistema democratico. Apparentemente c'è libertà per tutti, di impresa, di associazione, di pensiero, di educazione, ma in realtà quanto scritto a chiare lettere, grazie al sangue di coloro che operarono nella Resistenza, nella nostra meritoria Costituzione, viene vilipeso e tradito quotidianamente.

 
08/05/2015 - Labella...scuola non è educativa (Benvenuti Lino)

Caro Labella, anziché stare a commentare, censurandolo, ogni pensiero difforme dal suo, perché non prende parte al nostro incontro informativo per la vera "buona informazione" sui sindacati e sugli scioperi selvaggi della scuola il prossimo 12 maggio (ahimè, data di un altro sciopero sindacale) a Treviso? La partecipazione è gratuita. Cordialmente, Benvenuti

 
07/05/2015 - Fuori dalla realtà... (Franco Labella)

Tutte le opinioni sono degne di essere espresse ma anche di essere valutate. Dopo di che leggere che "lo sciopero non ha più ragion d'essere" mi dà la sensazione che chi lo scrive vive veramente fuori della realtà. E se per caso è un insegnante, proprio per questo essere fuori dalla realtà, non rende un buon servizio ai suoi studenti. Quanto al resto del commento di Benvenuti, è, semplicemente, ampiamente fuori tema. Ma per sua fortuna insegno Economia e Legaslazione sociale e non Lettere... Per cui se la cava con un n.c.

 
07/05/2015 - sulla scuola (Benvenuti Lino)

In seconda battuta, è altresì incontestabile che il mondo della scuola è preda di una massiccia burocratizzazione della professione docente, e già numerosi articoli apparsi su Il sussidiario.net mi sconsiglierebbero un nuovo esame della questione. Non sono più novità, in particolare, i docenti che scelgono questa professione per gli indubbi vantaggi legati all'orario di lavoro o alle ferie ancora abbondanti più che per elementi vocazionali; certo, coopera molto in questo frangente la disonorevole tendenza statalista di questi ultimi anni, che deriva, aimè, proprio dal modello di rappresentazione democratico, a isterilire i rapporti umani tra docenti, e tra docenti e studenti, congelandoli in una serie di astratte prescrizioni di riunioni che mai hanno a tema il punto focale dell'educazione, ma hanno come risultato quello di allontanare sempre più gli insegnanti, resi meri "facilitatori dell'apprendimento", da una concezione il più possibile organica della vita e della realtà, e conseguentemente a cercare di trasmetterla e comunicarla. Ovviamente questo rimane fuori (anche se ne è sottinteso in diversi articoli) dal dettato costituzionale...

 
07/05/2015 - E io mi auguro che non lo sia lei... (Benvenuti Lino)

A me sembra invece che il discorso del Bianchi sia opinabile ma chiarissimo: a parte il fatto che se i sindacati sono liberi per dettato costituzionale, ciò non vuol dire che siano ipso facto santi e puri (e la documentazione che si potrebbe raccogliere in questi giorni è una prova lampante delle potenzialità demagogiche di queste organizzazioni), bisogna anche precisare che anche lo sciopero, per quanto anch'esso garantito dalla Costituzione, è uno strumento nato per altri contesti, quando la situazione della classe operaia era insostenibile, e non ha francamente più senso in un'epoca dominata, come la nostra, da una massiccia "impiegatizzazione" (mi si perdoni il crasso neologismo), in cui la situazione dei lavoratori è imparagonabile a quella per tanti aspetti (sicurezza, retribuzione, durata dell'orario di lavoro ecc.). Per questo non mi sembra che dire che "scioperare è diseducativo" sia in contrasto col dettato costituzionale; casomai rifiutarlo mi sembrerebbe, e contrario, prova di lampante ideologizzazione di un documento,come la nostra Carta costituzionale, nato per garantire questo tipo di libertà a un popolo che aveva vissuto sulla propria pelle la mamcanza di alcune basilari libertà politiche e e sociali. Ricordiamoci, e lo diceva già Platone, che anche la democrazia è un regime come gli altri, che non deve essere assolutizzato se non vuole perdere di credibilità e diventare il cavallo di Troia di qualche emergente forza politica o di opinione pubblica.

 
05/05/2015 - Mi auguro che Bianchi non sia un insegnante... (Franco Labella)

Mi sono chiesto se valeva la pena di rispondere ad un commento come quello di Bianchi. Perché non è tanto il contenuto preoccupante che impensierisce (c'è l'art. 21 a garantire la libertà di pensiero) quanto la crassa ignoranza della Costituzione che quel commento dimostra. Immagino che far riferimento agli artt. 39 e 40 C. non faccia alcun effetto al Bianchi medesimo. O magari replicherà che bisogna abolire pure la Carta dopo aver abolito i sindacati... Non oso pensare, se per caso Bianchi insegna, quali messaggi trasmetta ai suoi studenti. Insomma se il commento di Bianchi era ad adiuvandum... non è stato un grande aiuto e sostegno alle tesi di Capasa.

 
05/05/2015 - Scuola 2 (Michele Bianchi)

Siamo più infantili dei nostri studenti, è questa la realtà che ci fa male sentire. Ma il vero problema è che noi italiani abbiamo legato a doppio filo questa burocrazia “madre e matrigna” della società e della scuola moderna con la nostra natura individualista e legata alle corporazioni. Nei consigli di classe non si discute delle cose importanti (la classe lavora? Si riesce a impostare un discorso educativo? ecc.) ma di ciò che un fantomatico “ordine astratto” legalmente introdotto impone: quando le “tabelline” saranno a posto, potremo dormire sonni tranquilli. E noi continuiamo a dormire!

 
05/05/2015 - Scuola (Michele Bianchi)

Non lo sapete (una mezz’oretta di presenza all’interno di una qualsiasi delle nostre aule insegnanti, in questo caso, sarà rivelatrice) che anche col posto fisso sarete ugualmente, o forse anzi di più, infuriati col mondo che vi circonda? Tanto meglio sarebbe legarsi una corda al collo, o cambiare lavoro, anziché continuare a piagnucolare sopra quello che non avete. Ma tutto questo piagnisteo mi fa capire una cosa: gli italiani la rivoluzione non la vogliono, perché troppo adagiati sui loro sacri diritti di scranno. Piangete, piangete, tanto lo Stato vi dà il contentino! E’ questo ciò su cui tutti i sindacati fanno leva: toccare l’orgoglio (incommensurabile) di tanti presunti docenti-burocrati con promesse da Pinocchio, abolendo così la VERA QUESTIONE, che rimane quella del rapporto tra studenti e docenti. Di questo, nessuno osa parlare, in quanto si è trasformata in pura burocrazia: compila il modulo risposte, segna la crocetta giusta e avrai un posto in Paradiso. Chi se ne frega, a questo punto, del Furioso (a meno che tale non sia il docente)? La scuola si è trasformata in parcheggio, questa è la realtà che non vogliamo vedere, e che difficilmente cambieremo anche con la riforma migliore del mondo. La lettura e la scrittura sono in crisi: cambieremo le cose con uno scatto stipendiale? Manca l’interesse per qualsiasi cosa, si accusano i ragazzi di apatia verso il mondo che li circonda, ma noi cosa proponiamo? Lamentele. E così vorremmo cambiare la situazione?

 
05/05/2015 - Sigle inutili (Michele Bianchi)

Caro Valerio, ho letto il tuo articolo e condivido il senso profondo delle tue riflessioni. Ti dico francamente che io parto da un presupposto ancora più drastico del tuo, e cioè che i sindacati siano completamente da abolire, se abbiamo imparato qualcosa dalla Storia (ma, senza scomodare nessuno, non l’abbiamo imparato). Ma se i dirigenti di queste organizzazioni non fanno che aizzare un sentimento di rivalsa contro lo Stato, usando slogan del tutto fuori della realtà, basati su “pretese” da bambino dell’asilo, come potremmo noi insegnanti essere credibili verso i nostri studenti? Per questo penso che andare allo sciopero sia del tutto diseducativo; quello che i ragazzi percepiscono è solo che quel giorno anche gli insegnanti non hanno voglia di fare lezione, anche qualora le loro motivazioni siano più credibili. Perché dovrebbero avere voglia di lavorare loro, allora? In secondo luogo, andare allo sciopero significa ragionare come il Potere (dei sindacati e dei loro Grandi Burattinai) ci vuol fare ragionare: guardate che lo Stato non vi assume! Non vi dà l’aumento di stipendio! Dà troppo potere ai dirigenti! E così, l’Uomo Superiore ride e vi strizza l’occhio. Per quanto riguarda i precari: ma qualcuno vi ha promesso qualcosa (il posto fisso)? E allora perché sgomitate?

 
03/05/2015 - I paradossi di Capasa (Franco Labella)

Dunque per il collega i sindalisti non devono entrare nel merito ma mostrare simpatia ed empatia, verso categorie e "a prescindere". Eppure ha scritto un articolo per accusare i sindacati di non aver fatto per il passato le scelte giuste (quelle che propugna lui of course). Ha scritto un articolo in cui sostanzialmente definisce lo sciopero un gesto inutile e senza effetti. Ma scrive di aver risposto alla domanda se il "non sciopero" produce effetti migliori dell'astensione dal lavoro. All'osservazione che non può imputare i guasti di oggi a misure che, nella migliore delle ipotesi sono state attuate anche prima che nascesse, risponde che conosce la storia. Ma ovviamente solo nella parte che gli serve per dimostrare le sue tesi che, scrive, non sono pro-riforma. Non se ne è accorto nessuno, evidentemente, a giudicare anche dagli altri commenti oltre i miei. Infine si lamenta del mio tono di benevolo rimprovero ma chiude con la perla del "o sei rincoglionito" o "non capisci". Per essere un "nuovo giardiniere" direi che, forse, semina per strada qualche paradosso di troppo... Parola di "vecchio" collega.

 
03/05/2015 - Lo so persino io 3 (Elisabetta Petito)

Vado da uno psicanalista a farmi dire che se sono stufa (sesta volta) è perché non ho il potere di cambiare la situazione. P.S.: Vieni a chiedere ai miei alunni se si sono accorti che sono stufa (... e 7).

 
03/05/2015 - grazie, amico di tastiera (alberto tondina)

anch'io non sciopererò (sindacati? no grazie) e anch'io mi struggo per la bellezza di questo lavoro, e di queste relazioni coi miei alunni e la mia materia. Solo questo, però, rischia di rendermi un anarchico... costruire una comunità educante, a scuola, confligge anzitutto con i mercenari, o con il contratto per i "bidelli" che non ti fa tenere aperta la scuola... (e che ti cacciano se ti fermi a parlare con gli alunni... o almeno ci provano). Ma una vera buona scuola? vivo mirarla ormai nulla spene m'avanza. Come la Sicilia, è irredimibile. I buoni e competenti tentativi di Berlinguer e Bertagna/Moratti lo hanno dimostrato: se si cerca il consenso non si ottiene il consenso, e si perde il senso. Forse il ribaltone può essere l'abolizione del valore legale, o l'abolizione del ministero della pubblica istruzione (può darsi che all'università serva... )... ma non spero più in nessuna riforma, nè illuminata, nè condivisa. Verranno i diktat ideologici, e le assurde teorie su come insegnare/valutare/parlare/includere/nondiscriminare/guidare/decostruireipreconcetti... Ci vorrebbe Pericle? arriveranno le madrasse? Caro collega, vorrei insegnare scienze dove lei insegna italiano, mi piace il suo modo di guardare le persone. Aspettando che la lava ci porti via (ma forse arriveranno le aquile...)

 
03/05/2015 - Lo so persino io 3 (Elisabetta Petito)

Lo sa, caro collega, che nella mia scuola per il progetto "Aree a rischio" le ore destinate al DSGA sono 70, alla segreteria 40, ai docenti, e quindi agli alunni, sono 5? Sono forse stati i docenti a scegliere questo stato di cose? Tutti i colleghi che, come me, (e sono tanti) fanno lezione regolarmente ogni giorno rispettando la puntualità e industriandosi per rendere le attività attraenti quanto quelle che si svolgono su un campo di calcetto, si stanno strappando i capelli pensando al futuro, non a quello della loro carriera di docente ma al futuro degli alunni, quello in cui la Scuola Italiana sarà ben lontana dall'essere motivo di esultanza per loro.

 
03/05/2015 - Lo so persino io 2 (Elisabetta Petito)

Non mi servirò del parlar forbito per rispondere all'articolo per dire che sono stufa di trafficare con il mio portatile con annesso modem Wi-Fi per consentire ai miei alunni, a turno, di fare ricerche sul web o usare un software didattico per "imparare divertendosi". Sono stufa di rischiare che qualcuno della mia classe si infortuni in un salone che il Dirigente chiama "palestra" ma che della palestra non ha il benchè minimo requisito. Sono stufa di caricarmi TV e lettore CD da casa nel tentativo, attraverso questi mezzi, di insegnare alla mia classe più di quanto possa fare un testo scolastico. Sono stufa di rimettere di tasca mia i soldi per comprare il materiale utile nelle attività da laboratorio. Sono stufa di chiedere denaro alle famiglie per questa o quella visita guidata. Dovrei sentirmi responsabile del basso indice di gradimento della Scuola italiana? Una scuola che non si regge di sicuro in piedi grazie allo sforzo dei nostri Dirigenti? Quando ancora credevo che questo fosse il governo della scuola alla riscossa, mi era balenata l'idea di inviare un tweet a Renzi per supplicarlo di sottrarre ai D.D.S.S. un po' dei poteri che già oggi esercitano in nome dell'autonomia. Ebbene, ho letto il testo della "Buona Scuola" senza analizzare punti migliori o peggiori, ma cercando semplicemente un punto che rispondesse alle mie aspettative. NADA DE NADA.

RISPOSTA:

A un'insegnante che per cinque volte scrive "sono stufa": lo sa che i suoi alunni se ne accorgono? Non è che "la scuola è un posto da cui è bello scappare" anche a causa degli insegnanti stufi? Il 6 maggio andrà a scuola meno stufa? VC

 
03/05/2015 - Lo so persino io (Elisabetta Petito)

Ho letto interamente la lettera del nostro collega che, fra un Montale, un Leopardi e un Primo Levi, intenderebbe ridicolizzare gli insegnanti che scioperano. Patetico! Lui parla di esultanza degli alunni all'arrivo di una circolare che informa su un'uscita anticipata o al suono della campanella al termine delle lezioni. E fa il confronto con cosa? Con un campo di calcetto. Bella scoperta! I nostri alunni non rinuncerebbero mai a un'ora di lezione al computer ( se ci fossero i computer), a una lezione di Scienze Motorie (se ci fosse la palestra), a un'ora trascorsa in laboratorio a creare e costruire (se ci fossero i laboratori), a una visita guidata ( se questa fosse gratis). Lo so persino io, che non sono edotta come il nostro collega, che la scuola è un posto da cui è bello scappare.

 
03/05/2015 - perché sciopererò 3 (Giuliana Zanello)

Anzi, la bozza governativa lo dice chiaramente, bisogna valorizzare chi dà una mano a mandare avanti la scuola, chi svolge funzioni organizzative, insomma. Comunque, a me la valutazione va benissimo, ad alcune condizioni: che sia 'terza'; che non metta in competizione tra loro gli insegnanti (dove ci hanno provato, le cose sono peggiorate, per l'ovvia minore disponibilità ad aiutare i colleghi); che non comporti avanzamenti o differenziazioni retributive nell'ambito delle stesse mansioni (chi non è in grado di svolgere decentemente un servizio deve essre rimosso, non guadagnare meno); che serva a valutare anche la necessità di licenziare, ma nel quadro di quanto detto sopra, di accertata sopravvenuta inadeguatezza, non certo nell'ambito di criteri concorrenziali o di identità di vedute con un singolo dirigente. Criteri, questi ultimi, che non solo, ad una riflessione appena un po' attenta, non possono che apparire gravidi di più mali di quelli che vorrebbero sanare, ma che prefigurano anche una insicurezza esistenziale compatibile solo con stipendi ben più alti di quelli che ora caratterizzano la scuola. O con il voto di celibato, appunto.

RISPOSTA:

Il mio articolo non difende la riforma. Sono sposato, ho figli e 15 anni di precariato. Soprattutto: a nessuno interessa se abbiamo letto o no l'Orlando furioso? Interessa la nostra coscienza, i nostri alunni, i nostri figli, i nostri amici. Possibile che valga di meno rispetto alle agitazioni sindacali? VC

 
03/05/2015 - perché sciopererò 2 (Giuliana Zanello)

Un esercito di precari, una nuova, immensa, assunzione 'ope legis', si dice. Forse sarebbe però meglio chiarire con più forza, o smettere di nascondere, che le cose non stanno così: tra questi 'precari' moltissimi sono proprio gli insegnanti giovani di cui si lamenta la futura esclusione, appositamente per insegnare hanno frequentato anni di corsi universitari, a numero chiuso e a pagamento, hanno sostenuto esami e hanno, spesso, già superato concorsi. Per qualcuno, dunque, si tratterà magari di 'ope legis', ma per molti altri no. Negli ultimi anni le idee sulle modalità del reclutamento sono state più numerose dei padiglioni dell'Expo, tutte realizzate subito, per intero o a mezzo, da ministri istericamente asserviti all'ideologia del 'mutar e realizzar': ma di questo i giovani insegnanti non hanno colpa e io mi ribello all'idea che siano sistematicamente messi nel mucchio con chi si avvarrà dell'immeritato soccorso di una sanatoria. La valutazione degli insegnanti: entrata nella scuola da vincitrice di concorso, anch'io, come Capasa, ne ho sentito la mancanza. Ma nulla, nella proposta del governo, dice che essa si baserà su tutte le belle qualità di cui parla l'articolo e di cui ogni insegnante che tiene alla sua professione va giustamente fiero. Insomma, ho smesso da un pezzo di illudermi che a qualcuno interessi se ho letto o no integralmente il Furioso.

 
03/05/2015 - perché sciopererò 1 (Giuliana Zanello)

Comincio col dire che il cinque maggio sciopererò. Perché penso che sia una soluzione? Perché penso che, nell'insieme, le numerose sigle sindacali abbiano un'idea di scuola più chiara di quella del governo o più vicina alla mia? No. Sciopererò perché è l'unica occasione che mi si presenta per dire in forma pubblica il mio dissenso rispetto alla 'Buona scuola', a cominciare dalla scadente retorica del nome, e per farlo sostenuta almeno dalla dignità di pagare la protesta di tasca mia. L'ho anche spiegato ai miei allievi, non in ore, in tre minuti. Preciso che non ho la carriera davanti, che dunque delle magnifiche sorti e progressive della 'Buona scuola' ben poco mi riguarderà, e per poco. Preciso anche che, personalmente, non ho fatto un solo giorno di precariato e che gli scioperi a cui ho aderito, nella mia carriera, si contano sulle dita di una mano. Venendo al merito dell'articolo, mi verrebbe spontaneo liquidarlo con una battuta: quello che ci vuole per avere buoni insegnanti, nell'ottica di Capasa, è il voto di celibato. Ma non sarebbe giusto disconoscere tanto entusiasmo e tanta dedizione. Aggiungerei dunque qualche osservazione più particolare (ma sempre parziale, naturalmente, parzialissima). In primo luogo, i precari. Già l'ha notato Labella, ma lo si sottolinea poco, a causa anche del corrente degrado linguistico che induce a parlare sempre più per macroetichette.

 
02/05/2015 - Il giovane Capasa non conosce la storia... (Franco Labella)

Non vorrei dover invitare Capasa a studiare di più ma non ne posso più di leggere amenità del tipo "i sindacati hanno messo in cattedra...". Ho vinto un concorso ordinario nel 1988 e non è stato né il primo né l'ultimo bandito. I colleghi dell'ope legis sono pensionati da molto tempo e dubito che Capasa li abbia mai incrociati sul suo cammino professionale. Ed allora perché scrive le cose che scrive e perché non risponde alle domande ma ne pone un'altra non molto sensata? Perché qualche anno fa un ministro decisamente più titolato (Berlinguer) fu costretto alle dimissioni...

RISPOSTA:

Un fulgido esempio della stima di un sindacalista nei confronti di un precario. Contemporaneamente mi accusa di non conoscere la storia e poi dice di lasciar stare quel che è accaduto prima che io iniziassi a insegnare. Tra l'altro le ho già risposto: sa leggere o è troppo vecchio e non ce la fa? Un "giovane". VC

 
01/05/2015 - Una domanda semplice semplice (Franco Labella)

E' incredibile quanti interrogativi si ponga il collega Capasa a proposito del primo sciopero unitario dopo 7 anni. Ed allora, visto che s'appassiona a porre domande che dovrebbero spiegare la "inutilità" dello sciopero, vorrei porgli un'ulteriore domanda semplice semplice: ma se non scioperi il 5 maggio andrà tutto meglio? Capasa, ad un certo punto, scrive "Gli insegnanti il 5 maggio fanno finta che la scuola sia un bel giardino fiorito" ma poi chiude il suo articolo scrivendo che non è la regola che non va ma il contesto umano. Bene, se il giardino non è fiorito, non trova sorprendente sostenere che bastano "nuovi e buoni giardinieri" (selezionati come?) a rendere fertile un terreno isterilito dalla "buona scuola"? Io ho un po' più di anni di Capasa ed i frutti delle "buone scuole" precedenti li vedo tutti e non sono solo gli apostrofi messi a vanvera. Sono anche studenti che, semplicemente, ignorano, ad esempio, la storia italiana recente. Tutta colpa dei "giardinieri"?

RISPOSTA:

Domanda: "Se non scioperi il 5 maggio andrà tutto meglio?". Risposta: il 6 maggio sarà tutto come prima. I sindacati però avranno misurato il loro consenso e il loro potere. "Nuovi e buoni giardinieri" non ce ne sono, ci sono i vecchi giardinieri e basta, alcuni buoni e altri cattivi. Pochissimi purtroppo hanno voglia di mettersi in discussione: per la maggioranza la colpa di tutto ricade sempre sulle riforme, sul governo, sugli studenti, sui presidi, sui genitori, sulla società. E mentre fanno i masaniello dei poveri, gli studenti continuano a sbadigliare. Quelli che conoscono un po' di storia italiana recente sanno che è soprattutto grazie ai sindacati che si spiegano tutti quegli incapaci inamovibili che hanno come insegnanti e tutti i loro sbadigli in classe. Finora "selezionati come?": è la domanda che tanti vorremmo porre proprio ai sindacati. VC

 
01/05/2015 - una bottiglia di prosecco (Claudio Cereda)

Sei scoppiato come una bottiglia di prosecco a cui non era stata messa la retina. Molto bene, a volte uno non ne può più. Ci sono passato tante volte e quando avevo 24 anni inorridivo se uno di quelli mi chiamava collega (collega lo dici a tua sorella). In questo strano lavoro che facciamo a scuola (io facevo) oltre alla passione e a all'impegno, oltre alla voglia di andare avanti quando vedi la faccia dei tuoi studenti che ti guardano e capiscono ti vuole però qualcosa di più: la dimensione collettiva e il senso della organizzazione. Per questa ragione, a suo tempo ho fatto il concorso a DS che mi ha consentito di operare, oltre che con i docenti e gli studenti, con le famiglie (sulla dimensione educativa), con il collegio dei periti (sulla progettazione del futuro), con gli assessori (a ragionare di programmazione dell'offerta). Sono curioso anche io di sapere cosa accadrà dopo il 5 maggio al "movimento di lotta" e sono anche preoccupato di fare in modo che se questo ddl andrà avanti si riesca a migliorarlo concentrandosi sulle cose che rischiano di non funzionare per eccesso di mediazione o per eccesso di ideologia. Semplificare le norme per renderle efficaci. Comunque continua a prendere sul serio la scuola e te stesso.