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SCUOLA/ Salvare il preside stile-Renzi? Si può, ecco come

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A chi? E come? 

Certamente, in ultima analisi, all'utente, alunno e famiglia. Ma, professionalmente e tecnicamente, a tre soggetti che la discussione in Parlamento deve, a mio parere, identificare e definire nel testo definitivo.

1. Innanzitutto il dirigente scolastico deve essere vincolato a rispondere ad un organo di gestione della singola istituzione scolastica (consiglio di istituto, consiglio di amministrazione o board, che dir si voglia) al quale affidare il compito di dare l'indirizzo gestionale, progettuale, finanziario interpretando le caratteristiche dell'utenza, del territorio e dei soggetti che collaborano alla scuola; un' importante distinzione, quindi, tra funzioni di gestione del preside da quelle di indirizzo politico nella scuola.

2. In secondo luogo occorre distinguere le funzioni di gestione del ds da quelle di indirizzo politico nella scuola. E' una distinzione indispensabile proprio per evitare da un lato il rischio di una deriva autoritaria del dirigente e, dall'altro, che "egli diventi un 'superburocrate' che risponderà solo all'amministrazione scolastica e non alla comunità di riferimento della scuola" (A. Poggi). Da questo punto di vista lo stralcio dal ddl della delega al Governo della riforma degli organi collegiali che è stato inserito negli emendamenti, impegna urgentemente il Parlamento a riscrivere nuovi organi decisionali a livello di singola scuola.

3. Il ds deve, poi, essere inserito in un contesto di reale collegialità di primo livello, che si realizza con l'identificazione di un gruppo di direzione composto da insegnanti, alcuni da lui individuati e alcuni scelti dal collegio dei docenti, che con lui concorrono, come corresponsabili, appunto, al "governo" della scuola, collaborando nell'impegno, riconosciuto in termini di carriera ed economici, in ambiti decisivi come l'innovazione didattica, la formazione, i rapporti con il territorio, l'orientamento. Un collegium nel quale il dirigente trovi condivisione di istanze, possibilità di confronto, "cor-rezione" ed ai cui componenti possa affidare incarichi e funzioni di natura fiduciaria. Insieme. 

Le proposte emendative dovranno, in tal senso, introdurre nel testo di legge un modello di governance che consenta al dirigente di scegliere e disporre di collaboratori che lo coadiuvino, di sviluppare spazi di decisionalità condivisa reali e immediati, di disporre di docenti con orario ridotto di insegnamento interessati a dedicare la propria professionalità non solo nell'insegnamento, ma, anche, nella realizzazione dei compiti specifici ed indispensabili per la attuazione dell'offerta formativa.

Il dirigente scolastico dovrà rispondere, infine, ad un nucleo esterno di valutatori che ne considerino, seriamente, l'azione ed i risultati. La valutazione dei risultati del ds, già prevista dall'art. 25 del dlgs 165/2001, è contenuta in specifici emendamenti che sono stati approvati in questi giorni all'interno della Commissione istruzione e che sarà, con probabilità, introdotta nel testo di legge.  



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COMMENTI
12/05/2015 - Lasciate stare i presidi (tommaso decorato)

I presidi hanno già tutto il potere gestionale delle scuole, ma non lo sanno usare (art 25 dlgs 165/2001). Con l'attuale quadro normativo se il dirigente disattente ad una delibera del consiglio d'istituto non succede assolutamente niente. Gli organi collegiali sono di fatto svuotati di ogni potere. Il problema è un altro: si è costruita una figura professionale che presuppone competenze e conoscenze che la stragrande maggioranza dei presidi non ha. La responsabilità maggiore del disastro della scuola italiana sta proprio nell'inefficacia dell'azione dirigenziale, certamente non per carenza di potere e strumenti normativi, ma per incapacità. E' raro trovare DS che usano il contratto di lavoro per la gestione del personale, spesso improvvisano senza alcune esame delle norme. Il problema vero è riformulare la governance della scuola che attualmente è centrata esclusivamente sulla figura del Ds. Non ci vogliono altre leggi fare l'alternanza scuola lavoro, o introdurre la flessibilità dell'orario. Se non c'è esercizio dell'autonomia è solo responsabilità dei DS. Le norme ci sono, bisogna solo utilizzarle. Questa è la realtà. La nomina dei docenti da parte dei DS senza alcun criterio a priori è un ulteriore potere inutile che espone i docenti al clientelismo dei Ds.

 
12/05/2015 - Senza adeguata governance nulla di fatto (FRANCO BIASONI)

Articolo condivisibile completamente ma timido su un punto. Non risponde alla domanda: come fare perché la scuola risponda alla comunità di riferimento? La comunità di riferimento non può che essere composta dai genitori degli alunni che frequentano la scuola. A loro spetta per dettato costituzionale il diritto e il dovere di mantenere, educare ed istruire i figli (art. 30). Occorre però individuare una modalità concreta con cui questa comunità di riferimento esprima l'indirizzo educativo e didattico che vuole dare alla scuola e controlli il suo operato, così che nella scuola tutti siano "accountable", responsabili, a cominciare dal dirigente scolastico. La scuola deve essere governata da un Consiglio di amministrazione eletto dai genitori ma non formato da genitori della scuola. E' questo Consiglio di Amministrazione che esprime l'indirizzo della scuola per conto dei genitori ed è al Consiglio di Amministrazione che il dirigente scolastico rende conto dei risultati del suo operato. Naturalmente bisogna abolire il valore legale del titolo di studio perché la scuola non sia tentata di distribuire "pezzi di carta" senza richiedere un serio lavoro agli studenti, trasformandosi in un diplomificio. Altrettanto naturalmente la scuola deve agire rispettando le norme generali sull'istruzione fissate dallo Stato.