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SCUOLA/ Douglas Al-Bazi (Iraq): veniamo torturati e uccisi, ma non smettiamo di educare

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Douglas al Bazi (foto larazon.es)  Douglas al Bazi (foto larazon.es)

Oggi noi cristiani d'Oriente guardiamo ai cristiani d'Occidente come a gente che dorme, che ha bisogno di essere scossa. Noi pensiamo di essere parte dello stesso corpo, ma la vostra parte dorme mentre l'altra parte soffre. Siamo molto delusi. Non vi rimprovero, non sono qui a mendicare aiuto. Io credo che finiranno col distruggere la nostra comunità e che ci uccideranno. Però guardate il mio volto: vi sembro spaventato? Il mio popolo ha lo stesso volto: non abbiamo paura! Per noi la nostra fede è così importante che non molliamo mai, mai! La nostra fede l'abbiamo ricevuta dal sangue delle nostre famiglie. La domanda la pongo io a voi: qualcuno menzionerà un giorno il mio popolo? Gli Armeni sono stati uccisi in un genocidio: c'è voluto un secolo perché Papa Francesco lo dicesse. Ci vorrà un altro secolo perché raccontiate il genocidio del mio popolo?

Vi lascio un compito: quando racconterete la storia del mio popolo, inserite la parte in cui i cristiani d'Italia sono intervenuti nella storia del mio popolo. Se qualcuno capisce cosa sto dicendo vince un premio: venire a Erbil. Non bastano le Bibbie: occorre il cibo, i vestiti, l'educazione. Voi mi dite che pregate per me, e io vi ringrazio di questo, ma guardate la mia gente: loro sono il Vangelo, e la preghiera è azione. Siamo cristiani dal primo secolo, staremo ancora lì fino alla fine di questo secolo? Quindi prendete una decisione. Non sono qui a mendicare qualcosa da voi. Fra trenta o quaranta anni, la nuova generazione dimenticherà chi ci ha perseguitato, ma non dimenticherà chi ha preso le difese del mio popolo. A quel punto diremo che siamo stati soli, o che della gente in Italia ci ha aiutato? Prendete la vostra decisione.



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