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SCUOLA/ Per battere la Camusso, Renzi dia retta ad Andreotti

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Lo capisco. Governare una scuola con l'autogestione e con un regime assembleare lo si poteva capire negli anni 70 perché allora era nell'aria, ma proporlo nel 2015 ha dell'umoristico. Tutto questo dice che i sindacati sono fermi, propongono ancora quel che facevano allora: tra un minimo d'autorità e l'anarchia, scelgono l'anarchia. Nell'anarchia si governa meglio.

Il successo dello sciopero del 5 maggio, il nuovo muro dei sindacati, il ddl che viene discusso — e votato — alla Camera con le regionali alle porte. Renzi non rischia di scottarsi?
Io non credo. Renzi è furbo, e infatti dell'approvazione della legge si parlerà solo dopo le elezioni regionali. L'area di centrosinistra è terremotata, una Camusso che in Veneto invita a votare scheda bianca sembra sparigliare le carte, ma si dimostra una perdente. Sindacalmente e politicamente.

E gli insegnanti?
Ci sono quelli militarizzati, è vero, che si impegneranno per l'astensione o contro il candidato di Renzi, però alla fine non credo ci saranno grandi sorprese. Il Pd vincerà in Puglia, al 99 per cento vincerà anche in Campania, in Veneto la Moretti è partita perdente e quindi ha solo da guadagnare. Rimane aperto il fronte della Liguria, dove effettivamente una serie di fatti potrebbero non far vincere la Paita, però non è che il futuro del paese dipende dall'andamento della Liguria. 

Insomma, dalle regionali secondo lei Renzi esce rafforzato. 
Sì, con la conseguenza che i suoi antagonisti non avranno la forza di detronizzarlo. Cgil e Cobas possono pure riempire la piazza, ma sono politicamente perdenti.

Se lei fosse un prof?
Sarei molto arrabbiato, e non per quello che vuole far Renzi ma per quello che hanno fatto per 40 anni tutti quelli che lo hanno preceduto. 

Nel metodo?
Nel metodo, anche questa operazione di Renzi è una ripetizione del suo canovaccio: disintermediare, selezionare l'interlocutore, rompere la logica spartitoria. Così ha scelto di parlare ai genitori, ma anche agli insegnanti che tengono conto delle ragioni dei genitori. Fino a ieri il democristiano e l'ex comunista si mettevano d'accordo, uno curava gli interessi della Cisl, l'altro quelli della Cgil. La scuola come la vediamo oggi è opera loro.

Renzi non ha giocato troppo d'azzardo?
Forse è stato incauto a palleggiare una patata così calda fino alle elezioni; poteva portare in Aula l'intero ddl dopo il voto. Andreotti diceva che nessun parlamentare per importante che sia è in grado di assicurarti l'approvazione di una legge, per piccola che sia; ma qualunque deputato, per incapace che sia, è in grado di bloccarla…

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
16/05/2015 - Parliamone - con calma - tutti (Giuseppe Crippa)

Caro Labella, La ringrazio innanzi tutto per l’attenzione che mi ha dedicato (che ricambio cordialmente). Non mi pare proprio di averla definita né superficiale né mentitore, ma soltanto un po’ “effervescente”. Anch’io non condivido in toto le affermazioni di Magnaschi, del quale, prima di leggere l’intervista, ho riletto la breve presentazione (cliccando sul suo nome) rinfrescandomi così la memoria e verificando che non fosse – come in realtà già ricordavo – un “addetto ai lavori”. Ma la scuola appartiene a tutto il popolo (cioè a tutti noi) e tutti dobbiamo poterne parlare. Buon fine settimana.

 
16/05/2015 - Se si racconta una scuola che non esiste II parte (Franco Labella)

A parte che, come figlio di insegnanti elementari, ricordo i racconti dei miei su come venivano assegnate le famigerate “note di qualifica”, vorrei proporre un giochino a cui potrebbero partecipare i numerosissimi dirigenti scolastici che scrivono e leggono il Sussidiario. C’è qualcuno che, dopo aver letto le cose che vado scrivendo da un po’, dichiara pubblicamente che mi assumerebbe nella sua scuola? Se arriva anche una sola risposta positiva giuro che mi faccio renziano….

 
16/05/2015 - Se si racconta una scuola che non esiste I parte (Franco Labella)

Caro Crippa lei è decisamente sfortunato. Manco il tempo di scrivere della sua idea che di scuola possano scrivere tutti anche senza cognizione di causa e ieri notte ho ascoltato, a Bersaglio mobile di Mentana, l’on. Anna Ascani, PD e membro della Commissione Cultura e Istruzione della Camera. E’, perciò, una delle parlamentari che si sta occupando del ddl sulla scuola. Ad un certo punto l’onorevole, che pure dichiara di essere stata sul punto di frequentare un TFA di storia e filosofia, fa questa affermazione: “Le RSU nelle scuole contrattano e decidono quali progetti didattici devono essere realizzati”. Per dirla chiara e rassicurando, in ordine, Magnaschi, Crippa e l’on. Ascani questa è una balla. E se la racconti in buona fede vuol dire che non conosci la realtà su cui ti appresti ad intervenire. Sono Rsu della mia scuola da anni, firmo contratti di scuola da tre mandati e non ho mai contribuito, da RSU, a decidere quali progetti didattici devono essere realizzati. O meglio l’ho fatto in un’altra sede e senza la veste di RSU visto che come docente faccio parte del Collegio dei docenti della mia scuola. Per lo meno fino a quando non sarà un Ds a decidere che è meglio privarsi del mio lavoro perché non sono organico e rompo parecchio. Qualcuno scriverà che è perché non voglio essere valutato che non voglio essere “scelto” da un preside. (segue)

 
15/05/2015 - In effetti sono iperteso... II parte (Franco Labella)

E fa il paio con Renzi che nel video parla di aumento delle ore di Storia dell'arte e di musica di cui non c'è alcun riscontro nel testo del ddl se non in termini di assoluta genericità. E' la storia di Cittadinanza e Costituzione che si ripete se conosce questo mio riferimento. Se chiedessi a Magnaschi se sa che dall'anno prossimo non ci saranno più, grazie a Renzi vicepresidi in esonero o semiesonero o che la storia delle commissioni d'esame tutte interne serviva solo a non pagare gli insegnanti, pensa che scriverebbe ancora che la scuola è organizzata così, grazie ai sindacati, per tutelare gli insegnanti? La scuola come il primo vespaio sindacal-corporativo afferma Magnaschi. Ma de chè come dicono a Roma… Perché Magnaschi forse pensa alla scuola che ha frequentato decenni fa. O torniamo alla storia che il modulo alle elementari serviva per impiegare maestri disoccupati? O magari all’altra fola dell’opzionale obbligatorio del riordino Gelmini. Se lo chiedessi a Magnaschi crede che sappia di cosa sto parlando? E se la Corte Europea ci condanna per i precari è colpa dei sindacati o di chi non applica le norme europee in materia? Insomma non se ne può più di chi, senza conoscerla, scrive e straparla di scuola. Per cui, caro Crippa, mi dia pure dell'iperteso. Ma non del superficiale. Perché per leggere, leggo tutto e poi scrivo. Cose che sicuramente non condivide ma che altrettanto sicuramente non potrà definire come non vere. La differenza sta tutta qua.

 
15/05/2015 - In effetti sono iperteso... I parte (Franco Labella)

Caro Crippa in effetti sono iperteso ma ho ancora il cervello non offuscato dall'arteriosclerosi. La ringrazio per l'affettuosa preoccupazione per la mia salute ma trovo molto irritante leggere di scuola raccontata da chi non la conosce. E quindi mi sale (come ho verificato) la pressione. Nessuno nega a nessuno (Magnaschi compreso) la possibilità di fare valutazioni politiche ma se per sostenere le tue tesi descrivi una realtà che non esiste è diverso. Non è che di scuola debbano scrivere solo i professori ma se scrivessi un articolo sul giornalismo finanziario solo in quanto lettore per sostenere la tesi che i giornali finanziari servono per fare aggiotaggio o di politica sanitaria solo perché sono stato ricoverato in ospedale lo troverebbe congruo? E perché allora di scuola deve scriverne e parlarne chi non ne sa nulla? Per parlare di scuola non serve competenza? Perché Magnaschi non racconta o dice come la vorrebbe la buona scuola ma sostiene la tesi che l’ipotesi del ddl va bene per risolverne i problemi che lui reputa essere nati dallo strapotere sindacale. Strano strapotere quello di sindacati che hanno pure difficoltà ad essere solo ricevuti a Palazzo Chigi o a Viale Trastevere. Se uno scrive, nel 2015, di autogestione (da parte dei sindacati) della scuola o di strapotere sindacale sta raccontando, nella migliore delle ipotesi, una indimostrata favola. (segue)

 
15/05/2015 - Due preoccupazioni (Giuseppe Crippa)

Nutro due preoccupazioni. La prima è di carattere generale e riguarda il fatto che a parere di molti – tra i quali il prof. Labella – per parlare di scuola occorra essere professori (meglio ancora se professori precari) mentre essere genitori, nonni, contribuenti, cittadini italiani non è un requisito sufficiente. La seconda è più personale: mi preoccupa il fatto che basti una frase per far salire agli occhi il sangue al prof. Labella… Magnaschi assimila il modo di comunicare di Renzi a quello di Cameron e di Sarkozy ma si guarda bene dall’assimilarne i contenuti: basta leggere la riga successiva dell’intervista, cosa che mi auguro Labella possa fare non appena la sua pressione arteriosa sarà scesa a valori accettabili. Caro Labella, si riguardi per cortesia!

 
15/05/2015 - Involontaria comicità e qualche cazzata (Franco Labella)

C'è un passaggio dell'intervista a Magnaschi che vale la pena di rileggere. "Cameron parla come Renzi, Sarkozy pure"... Appunto, due noti campioni della sinistra. Ma Magnaschi sarà della scuola di pensiero di quelli per i quali "destra e sinistra per me pari sono". Mi scuso poi per aver scritto "cazzata": ma se uno dice che le circolari le scrivono i sindacati, vuol dire che, al più, potrebbe scrivere della coltivazione dei gelsomini. Non è obbligatorio scrivere di scuola anche se pare che sia lo sport nazionale. Perché, poi, magari uno conosce la scuola solo per averla frequentata. Magari qualche decennio fa...