BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Per battere la Camusso, Renzi dia retta ad Andreotti

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

I sindacati gli hanno detto di no? Lui ha contrattaccato con un video (e poi con una lettera ai docenti). In perfetto stile Berlusconi. Ma deve stare attento, Renzi, perché in piazza, il 5 maggio, a manifestare contro la sua Buona Scuola sono andati anche molti elettori del Pd. E a complicare tutto ci sono le prossime elezioni regionali, un testo importantissimo sia per Renzi che per i suoi oppositori. "Renzi ha fatto, bene, benissimo a fare quel video — dice Pierluigi Magnaschi, direttore di Italia Oggi e Milano Finanza —. Forse è stato incauto a palleggiare una patata così calda fino alle elezioni; poteva presentare all'Aula il tutto dopo. Ma le regionali lo rafforzeranno".

Renzi è passato al contrattacco: un video di 17 minuti, da solo contro i gufi, la Buona Scuola in 5 punti, quelli "veri". Una mossa berlusconiana, hanno detto.
Siamo ormai così torbidi che ogni azione tesa a raggiungere un vasto pubblico diventa automaticamente berlusconiana… come se fosse una anomalia, mentre l'anomalia siamo noi. Cameron parla come Renzi, Sarkozy pure. Poi potremo discutere cosa dicono, non come lo dicono. Diversamente, restano l'eloquio di Bersani, solo apparentemente comprensibile, o quello realmente incomprensibile di Fassina.

Ammettiamo che il messaggio di Renzi sia arrivato alle famiglie. Renzi non ha sottovalutato la forza dei sindacati?
Può essere. Ma sicuramente della nostra scuola bisogna cambiare molte cose. Finora, grazie ai sindacati, è stata organizzata su misura degli insegnanti, non dei giovani e delle famiglie. Lei lo sa che in Italia le circolari ministeriali, che nella scuola hanno un potere normativo quasi superiore alle leggi, fino a ieri venivano scritte dai sindacati spesso all'insaputa del ministro? 

La posta dunque è molto alta.
Sì, perché metter mano al mondo della scuola, in cui ci sono comunque docenti di straordinario valore e dedizione, è toccare il primo dei grandi vespai sindacal-corporativi che ci sono in Italia.

Forse il più difficile da scalfire, no?
L'altro era la Fiom, che però si è indebolita perché i metalmeccanici sono sempre meno numerosi e hanno mangiato la foglia: anziché iscriversi alla Cgil e votare Pd, votano Grillo o la Lega oppure stanno a casa. Quando la Cgil dava le spallate alle fabbriche poteva anche farle chiudere, ma nella scuola questo non è possibile perché lo Stato non fallisce. Così, il potere dell'apparato sindacale e la sua forza contrattuale sono aumentati a dismisura.

Sul preside i sindacati, soprattutto la Cgil, danno battaglia. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
16/05/2015 - Parliamone - con calma - tutti (Giuseppe Crippa)

Caro Labella, La ringrazio innanzi tutto per l’attenzione che mi ha dedicato (che ricambio cordialmente). Non mi pare proprio di averla definita né superficiale né mentitore, ma soltanto un po’ “effervescente”. Anch’io non condivido in toto le affermazioni di Magnaschi, del quale, prima di leggere l’intervista, ho riletto la breve presentazione (cliccando sul suo nome) rinfrescandomi così la memoria e verificando che non fosse – come in realtà già ricordavo – un “addetto ai lavori”. Ma la scuola appartiene a tutto il popolo (cioè a tutti noi) e tutti dobbiamo poterne parlare. Buon fine settimana.

 
16/05/2015 - Se si racconta una scuola che non esiste II parte (Franco Labella)

A parte che, come figlio di insegnanti elementari, ricordo i racconti dei miei su come venivano assegnate le famigerate “note di qualifica”, vorrei proporre un giochino a cui potrebbero partecipare i numerosissimi dirigenti scolastici che scrivono e leggono il Sussidiario. C’è qualcuno che, dopo aver letto le cose che vado scrivendo da un po’, dichiara pubblicamente che mi assumerebbe nella sua scuola? Se arriva anche una sola risposta positiva giuro che mi faccio renziano….

 
16/05/2015 - Se si racconta una scuola che non esiste I parte (Franco Labella)

Caro Crippa lei è decisamente sfortunato. Manco il tempo di scrivere della sua idea che di scuola possano scrivere tutti anche senza cognizione di causa e ieri notte ho ascoltato, a Bersaglio mobile di Mentana, l’on. Anna Ascani, PD e membro della Commissione Cultura e Istruzione della Camera. E’, perciò, una delle parlamentari che si sta occupando del ddl sulla scuola. Ad un certo punto l’onorevole, che pure dichiara di essere stata sul punto di frequentare un TFA di storia e filosofia, fa questa affermazione: “Le RSU nelle scuole contrattano e decidono quali progetti didattici devono essere realizzati”. Per dirla chiara e rassicurando, in ordine, Magnaschi, Crippa e l’on. Ascani questa è una balla. E se la racconti in buona fede vuol dire che non conosci la realtà su cui ti appresti ad intervenire. Sono Rsu della mia scuola da anni, firmo contratti di scuola da tre mandati e non ho mai contribuito, da RSU, a decidere quali progetti didattici devono essere realizzati. O meglio l’ho fatto in un’altra sede e senza la veste di RSU visto che come docente faccio parte del Collegio dei docenti della mia scuola. Per lo meno fino a quando non sarà un Ds a decidere che è meglio privarsi del mio lavoro perché non sono organico e rompo parecchio. Qualcuno scriverà che è perché non voglio essere valutato che non voglio essere “scelto” da un preside. (segue)

 
15/05/2015 - In effetti sono iperteso... II parte (Franco Labella)

E fa il paio con Renzi che nel video parla di aumento delle ore di Storia dell'arte e di musica di cui non c'è alcun riscontro nel testo del ddl se non in termini di assoluta genericità. E' la storia di Cittadinanza e Costituzione che si ripete se conosce questo mio riferimento. Se chiedessi a Magnaschi se sa che dall'anno prossimo non ci saranno più, grazie a Renzi vicepresidi in esonero o semiesonero o che la storia delle commissioni d'esame tutte interne serviva solo a non pagare gli insegnanti, pensa che scriverebbe ancora che la scuola è organizzata così, grazie ai sindacati, per tutelare gli insegnanti? La scuola come il primo vespaio sindacal-corporativo afferma Magnaschi. Ma de chè come dicono a Roma… Perché Magnaschi forse pensa alla scuola che ha frequentato decenni fa. O torniamo alla storia che il modulo alle elementari serviva per impiegare maestri disoccupati? O magari all’altra fola dell’opzionale obbligatorio del riordino Gelmini. Se lo chiedessi a Magnaschi crede che sappia di cosa sto parlando? E se la Corte Europea ci condanna per i precari è colpa dei sindacati o di chi non applica le norme europee in materia? Insomma non se ne può più di chi, senza conoscerla, scrive e straparla di scuola. Per cui, caro Crippa, mi dia pure dell'iperteso. Ma non del superficiale. Perché per leggere, leggo tutto e poi scrivo. Cose che sicuramente non condivide ma che altrettanto sicuramente non potrà definire come non vere. La differenza sta tutta qua.

 
15/05/2015 - In effetti sono iperteso... I parte (Franco Labella)

Caro Crippa in effetti sono iperteso ma ho ancora il cervello non offuscato dall'arteriosclerosi. La ringrazio per l'affettuosa preoccupazione per la mia salute ma trovo molto irritante leggere di scuola raccontata da chi non la conosce. E quindi mi sale (come ho verificato) la pressione. Nessuno nega a nessuno (Magnaschi compreso) la possibilità di fare valutazioni politiche ma se per sostenere le tue tesi descrivi una realtà che non esiste è diverso. Non è che di scuola debbano scrivere solo i professori ma se scrivessi un articolo sul giornalismo finanziario solo in quanto lettore per sostenere la tesi che i giornali finanziari servono per fare aggiotaggio o di politica sanitaria solo perché sono stato ricoverato in ospedale lo troverebbe congruo? E perché allora di scuola deve scriverne e parlarne chi non ne sa nulla? Per parlare di scuola non serve competenza? Perché Magnaschi non racconta o dice come la vorrebbe la buona scuola ma sostiene la tesi che l’ipotesi del ddl va bene per risolverne i problemi che lui reputa essere nati dallo strapotere sindacale. Strano strapotere quello di sindacati che hanno pure difficoltà ad essere solo ricevuti a Palazzo Chigi o a Viale Trastevere. Se uno scrive, nel 2015, di autogestione (da parte dei sindacati) della scuola o di strapotere sindacale sta raccontando, nella migliore delle ipotesi, una indimostrata favola. (segue)

 
15/05/2015 - Due preoccupazioni (Giuseppe Crippa)

Nutro due preoccupazioni. La prima è di carattere generale e riguarda il fatto che a parere di molti – tra i quali il prof. Labella – per parlare di scuola occorra essere professori (meglio ancora se professori precari) mentre essere genitori, nonni, contribuenti, cittadini italiani non è un requisito sufficiente. La seconda è più personale: mi preoccupa il fatto che basti una frase per far salire agli occhi il sangue al prof. Labella… Magnaschi assimila il modo di comunicare di Renzi a quello di Cameron e di Sarkozy ma si guarda bene dall’assimilarne i contenuti: basta leggere la riga successiva dell’intervista, cosa che mi auguro Labella possa fare non appena la sua pressione arteriosa sarà scesa a valori accettabili. Caro Labella, si riguardi per cortesia!

 
15/05/2015 - Involontaria comicità e qualche cazzata (Franco Labella)

C'è un passaggio dell'intervista a Magnaschi che vale la pena di rileggere. "Cameron parla come Renzi, Sarkozy pure"... Appunto, due noti campioni della sinistra. Ma Magnaschi sarà della scuola di pensiero di quelli per i quali "destra e sinistra per me pari sono". Mi scuso poi per aver scritto "cazzata": ma se uno dice che le circolari le scrivono i sindacati, vuol dire che, al più, potrebbe scrivere della coltivazione dei gelsomini. Non è obbligatorio scrivere di scuola anche se pare che sia lo sport nazionale. Perché, poi, magari uno conosce la scuola solo per averla frequentata. Magari qualche decennio fa...