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SCUOLA/ Renzi vs. Camusso, in gioco non c'è più la Buona Scuola

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Susanna Camusso, leader della Cgil (Infophoto)  Susanna Camusso, leader della Cgil (Infophoto)

Qualcosa è cambiato nel rapporto tra scuola, società civile, politica, governo. Il sistema educativo nazionale — questa è l'espressione migliore per definire che cos'è la scuola — è tornato al centro dell'attenzione delle famiglie, dei mass media, del Parlamento. A questo cambio degli sguardi ha contribuito in modo decisivo il governo Renzi con il documento "la Buona Scuola"  e con il disegno di legge relativo, in discussione in questi giorni alla Camera. 

Nella sua recente "lezione alla lavagna" — ma ci saremmo aspettati la Lim — Matteo Renzi ha spiegato che la scuola non è del governo, non è dell'amministrazione, non è dei sindacati: è dell'intera comunità civile, rappresentata in Parlamento, è il luogo strategico dal quale il Paese può ripartire. L'Italia non sarà mai una superpotenza politica, militare, economica. Ma può diventare "una superpotenza" culturale. Basti pensare che il 60 per cento dei beni culturali mondiali sta racchiuso nei confini della nostra piccola Penisola di 60 milioni di persone. E' una civilizzazione. E' il nostro petrolio, la nostra materia prima. Pertanto, che si costruisca un sistema educativo all'altezza di questa civilizzazione, che sia in grado di gestirla e di moltiplicarla come i talenti della parabola, è un'ambizione realistica, per niente affatto smodata. 

Qui incomincia il ballo, tuttavia. Una delle questioni cruciali è quella dell'architettura dei poteri e delle responsabilità all'interno del sistema e in ogni singola scuola. Questo tema sta a monte rispetto agli snodi essenziali del curriculum, degli ordinamenti, delle politiche del personale, della governance delle scuole, di cui si discute nel ddl. Ed è su quel "monte" che si è acceso lo scontro politico. 

L'attuale struttura del potere nel sistema nazionale della pubblica istruzione e, di conseguenza, nelle singole scuole è stata costruita agli inizi degli anni 70. Prima, fin dai tempi di Giovanni Gentile, per non andare indietro fino a Gabrio Casati (1859), la politica, sotto forma di ministro e di Parlamento, decideva sui quattro "snodi"; toccava all'amministrazione centrale implementare le decisioni e governare quotidianamente il sistema. Il preside aveva un potere assoluto, limitato da procedure e circolari. Per esempio, dava un giudizio finale insindacabile sull'insegnante. Assai più del paventato preside-sceriffo. Sul finire degli anni 60, con l'avvento della scuola di massa — a seguito della scuola media unica del 1963 — e con l'insorgenza dei movimenti di contestazione nelle università e a ritroso nelle scuole superiori, la politica rispose alla domanda di partecipazione con la legge delega del 30 luglio 1973, attuata con i cinque decreti delegati del 31 maggio 1974. 

In particolare, il Dpr 416, il primo dei cinque, definiva gli organi collegiali e gli organi della partecipazione democratica. Organi collegiali: consiglio di classe o interclasse, collegio dei docenti, consiglio di istituto, giunta esecutiva, consiglio di disciplina degli alunni, comitato di valutazione del servizio degli insegnanti. Veniva istituita anche la figura del vicepreside. Organi della partecipazione democratica: il circolo o istituto, il distretto scolastico, la provincia, infine la nazione intera. 



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COMMENTI
21/05/2015 - ULTIMA RISPOSTA (GIOVANNI COMINELLI)

Trovo surreale che Labella trovi "aziendale" l'essere assunti in base al curriculum. E quale altro criterio dovrebbe valere? In ogni ambito della vita, per andare a lavorare in un posto, contano le esperienze, gli studi, i successi verificati. In perfetta continuità con lo Stato liberale e con il fascismo, i Costituenti hanno deciso che nei ranghi dell'Amministrazione statale si entra solo per concorso, ma non hanno modificato i contenuti e le procedure: prove scritte e orali e titoli. Basta modificare le procedure del concorso e stabilire che la Commissione che assume verifica con uno scritto di un paio d'ore se il candidato conosce l'Italiano scritto e verifica il curriculum presentato con un colloquio. L'art. 97 sarebbe perfettamente rispettato. Se l'azienda chiede il curriculum è solo puro buon senso, direbbe Kit Carson (quello di Tex Willer!). Non tutto ciò che fa un'azienda privata, è da buttare! Se devo assumere un anestesista, un ematologo, un venditore di collant, un docente, un dirigente... vado a vedere il suo curriculum. Non mi importa (sto parlando del dirigente) se uno mi racconta a memoria le ultime cento circolari, voglio sapere se ha esperienze di gestione, organizzazione e dove le ha fatte.

 
21/05/2015 - Di cosa mi lamento?! (Anna Di Gennaro)

Gentile professore, non sono una "lagna" ma semplicemente una ex maestra. Tuttavia il mio ruolo di esperta in burnout (senza trattino mi chiese espressamente lo specialista durante il corso FSE Regione Lombardia e la stesura di Scuola di follia per il quale mi chiese personalmente la collaborazione per ogni capitolo allo scopo di migliorare la comunicazione e creare un "ponte" tra i mondi di scuola e sanità apparentemente estranei e autoreferenziali) è quello di ascoltare i docenti di ogni ordine e grado, che manifestano disagio scolastico e accompagnarli delicatamente a scelte adeguate al loro stato. Per giungere a ciò ho studiato anni e continuo a farlo, ma non ho mai scritto di burn-out nei miei numerosi articoli, come può notare. http://www.ilsussidiario.net/Autori/Archivio/1220/Anna-Di-Gennaro/ Se avesse la compiacenza di leggere quello che le ho segnalato, che evidentemente non ha voluto nemmeno prendere minimamente in considerazione, lo noterebbe. A conferma che lei ascolta solo se stesso, come tanti sindacalisti, ma anche politici e professionisti vari anche plurititolati. Ascoltare non è una competenza che si apprende, riguarda la sfera educativa familiare e relazionale acquisita. C'è chi ne resta sprovvisto: legge ma non ascolta! Pazienza, ma chiudiamola qui perché la "conversazione" esula ormai troppo dall'articolo...

 
20/05/2015 - Gentile Anna Di Gennaro (Franco Labella)

Può spiegare, pacatamente, di cosa si lamenta? Perché siccome, come lei graziosamente scrive, probabilmente sono esaurito non riesco a comprendere il senso del suo secondo intervento. Sul cognome ha perfettamente ragione e la comprendo, anch'io quando vedo scritto La Bella m'innervosisco assai. Proprio per questo sono molto attento a scrivere correttamente i cognomi altrui. Stavolta ho sbagliato e me ne scuso ma per il resto non saprei. Ho interpretato male le ultime tre righe del suo commento? Basta scriverlo civilmente senza inalberarsi e, soprattutto senza insultare. O pensa di essere l'unica a poter usare il termine burn-out? Non mi risulta che lei sia titolare di un brevetto sul termine... per cui... Lei non mi conosce se non attraverso i commenti e molto teoricamente sul burn-out potrei perfino aver scritto un saggio. Insomma sia pacata e non dimentichi di essere una insegnante e perciò una collega. Grazie

 
20/05/2015 - Gentile Franco Labella, (Anna Di Gennaro)

"veterosindacalista", lei mi ha provocata perché non sa leggere e/o non vuole intendere, ma le rispondo pacatamente perché non vale la pena ingigantire le sue illazioni. Inizialmente avrei preferito soprassedere. Tuttavia il mio cognome mi sta a cuore: mi chiamo Di Gennaro (non De Gennaro!). Non si riempia la bocca e le righe a sua disposizione con termini sui quali non ha competenze specifiche e grazie alle quali - invece - posso mettere nero su bianco pubblicamente ciò che scrivo da esperta e titolata a farlo. Se avesse tempo e voglia di comprendere minimamente di cosa mi occupo e preoccupo da un decennio, legga il mio articolo del 31 marzo 2012, ancora attuale: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2012/3/31/SCUOLA-Se-Cisl-e-Miur-scaricano-i-prof-esauriti/262763/ Io i prof esauriti li riconosco anche da molto lontano...

 
20/05/2015 - Buon pellegrinaggio (Franco Labella)

Auguro buon viaggio a Cominelli verso le mete che preferisce perché se si procura i dati relativi a docenti dichiarati inidonei non per motivi di salute o per sentenze passato in giudicato scoprirà che esistono docenti licenziati o destinati a compiti diversi dall'insegnamento. Per quanto riguarda poi le ossservazioni sui meccanismi futuri mi limito ad osservare che, tecnicamente e sulla base del testo licenziato alla Camera, non siamo ancora ad un sistema generale a chiamata diretta. Allo stato, peraltro, tale meccanismo potrebbe violare la previsione dell'art. 97 della Costituzione. Infine un'osservazione complessiva su qualche contraddizione: la scuola azienda è mitologia scrive prima Cominelli salvo individuare, in una risposta successiva, come unico criterio di assunzione dei docenti una valutazione dei cv. Ma questo, caro Cominelli, è quello che accade esattamente nelle aziende. Per cui si metta un po' d'accordo per eliminare, limpidamente, almeno le aporie.

 
19/05/2015 - Una notizia... (Franco Labella)

Fra l'accountability ed il competere fra istituzioni scolastiche c'è un po' di differenza e comunque vorrei dare a Cominelli una notizia: il quadro normativo esistente consente già di interrompere il rapporto di lavoro degli incapaci e dei fannulloni. Il problema, perciò, non è degli strumenti. Il problema è l'idea di creare scuole, autarchiche più che autonome, ad immagine e somiglianza del capo-azienda (oops dirigente scolastico). E questo non c'entra nulla con il risolvere il rapporto di lavoro di chi non s'impegna. Anche perché se così non fosse e lo "scartato" di una scuola può trovare rifugio nell'"azienda" concorrente, il problema dell'efficacia educativa non viene risolto ma si sposta da una scuola all'altra. Come vede Cominelli ritorniamo ad una obiezione a cui non risponde nessuno, nè lei nè Renzi. Buona serata

RISPOSTA:

1. Se una scuola viene valutata di basso livello, le famiglie cesseranno di iscrivervi i figli. Accade già oggi! Pertanto c'è un legame tra accountability e competizione. 2. Sì, le leggi per licenziare incapaci e fannulloni esistono, ma nessuna autorità osa oggi applicarle. Chi ci ha provato si è trovato contro la burocrazia e i sindacati. Quando Labella ha notizia di un evento del genere, ce lo faccia sapere. Vado a piedi a Medjugorie :-) 3. la scuola autonoma non è affatto autarchica, se lo Stato la valuta severamente e se risponde ai genitori, alle comunità locali del territorio. Certo, non può neppure essere un ufficio decentrato del Ministero, come accade oggi. Ma né molti docenti né moltissimi dirigenti vogliono l'autonomia: troppa responsabilità. Più comodo viaggiare sui binari sicuri delle circolari. 4. Che un docente "scartato" in una scuola vada a finire in un'altra, è esattamente ciò che accade oggi, nell'attuale sistema. Poiché non si si ha il coraggio di licenziare, si trasferisce. E perciò l'incapace o il fannullone va a far danni altrove. In un sistema ad assunzione diretta, difficile che un dirigente assuma uno che è stato "scartato". Non ci sono più le graduatorie. Fa testo solo il curriculum personale. E se in questo c'è la macchia di un licenziamento per incapacità o fannullaggine, perché un dirigente dovrebbe assumere il malcapitato?... Dovrà fare un altro mestiere. GC

 
19/05/2015 - SCUOLA-AZIENDA?! (GIOVANNI COMINELLI)

Questa della scuola che diventa azienda privata è una mitologia molto diffusa. Le scuole inglesi sono pubbliche. Primo, perché finanziate, tutte quante, eccetto le private, dallo Stato; secondo, perché lo Stato stabilisce il curriculum; terzo, perché lo stato valuta ogni scuola molto severamente. Non si tratta di educare alla competitività, bensì alla responsabilità. Se io Stato pago, pretendo di verificare se i miei soldi siano bene spesi. L'azienda trova nel mercato un giudice spietato e senza appello. Qui il giudice è lo Stato. E se un dirigente o un insegnante è incapace, la scuola non è il suo posto di lavoro. Qui lo Stato fa il difensore civico dei ragazzi che noi mandiamo a scuola. Molta sinistra e i sindacati difendono gli addetti fino all'estremo. A me sembra molto più di sinistra - cioè più equo e più giusto - difendere i ragazzi, le loro famiglie, gli insegnanti che lavorano seriamente.

 
19/05/2015 - Grazie (Franco Labella)

Ringrazio Cominelli senza ironia: ha chiarito, nel merito, qual è la sua visione della scuola. E' lontana mille miglia dalla mia ma non me ne meraviglio più di tanto. Stavolta, però, è stato meno prudente del passato e quindi apprezzo la chiarezza. La sua, anche sulla scorta della terminologia che usa, è la scuola azienda che opera in termini di competitività, come si addice a chi sta nel mercato. E' la scuola che deve procurarsi clienti i quali, in quanto tali, potranno persino determinare i miei improbabili futuri aumenti di stipendio. La mia è la scuola che non compete e non si procura clienti ma include, la scuola in cui si insegna a crescere più che a diventare falsamente competitivi. Il modello perseguito da Renzi ha autorevoli predecessori: dalla Aprea in giù. E se questo giudizio lo si legge ormai anche su Repubblica qualcosa vorrà dire.

 
19/05/2015 - QUALCHE RISPOSTA (GIOVANNI COMINELLI)

E' evidente che sul DDL scuola si intrecciano due ordini di questioni: quello di merito e quello del rapporto sindacato-politica. Posso solo dire, qui sul MERITO, ciò che ripeto da tempo: l'architettura del sistema di potere e di responsabilità dentro le scuole deve essere rivista, dato che quello vigente ha fatto fallimento. Si è costituito un check and balance di poteri che sottoproduce paralisi decisionale e crescita di sottopoteri clientelari di presidi, di gruppi di insegnanti, di RSU. Perciò io sono favorevole ad uno schema radicalmente diverso: un CdA, che assume/licenzia il preside, il quale assume/licenzia gli insegnanti, tutti essendo comunque valutati sia dal "mercato" sia dallo Stato. Pertanto, ciò che dal sindacato è considerato una deriva autoritaria, per me è solo un timido inizio. Un preside che può assumere solo i triennalisti in realtà non dirige un bel nulla. Continua l'anomalia per cui il preside viene imputato di meriti o colpe che non dipendono da lui, ma dal corpo docente, che gli viene rifilato dalle graduatorie. Attualmente, i presidi dispongono di grandi poteri di piccolo clientelismo, di cui fanno ampio uso. Non tutti, ovviamente. Quanto al sindacato, esso è un'istituzione fondamentale di ogni società civile democratica. Nessun livore! Ma in Italia ha largamente debordato, a causa della debolezza della politica. Dovrebbe occuparsi della forza-lavoro, non dell'assetto culturale e istituzionale del sistema educativo.

 
18/05/2015 - Per le colleghe Gabrinetti e De Gennaro (Franco Labella)

Sarò tardo di comprendonio o magari sarà perché non condivido le logica delle associazioni professionali ma vorrei capire di cosa si lamenta la collega Gabrinetti. Normalmente un contratto ha natura pattizia e non unilaterale. Ed allora qual è il senso della recriminazione? Pensa che sia meglio un rapporto di lavoro non contrattualizzato ma regolato per legge? Non so quanti anni abbia la collega e da quanto lavori nella scuola ma se ha nostalgia del passato e qualche conoscenza fra vecchi insegnanti pensionati da decenni se lo faccia raccontare... O magari può aspettare la prossima ricostruzione storica di Cominelli... Questa del burn-out "assecondato" dai sindacati è ancora più singolare. Chissà a quali poltrone pensa De Gennaro, forse le sfugge che il sindacato non è solo la Camusso ma le migliaia di colleghi e colleghe che si battono contro una scuola che alimenti il burn out con le classi pollaio ed una età pensionabile che spinge a scoppiare... Per cui alla fine la domanda è: vi piace il presepe? Il ddl realizza la vostra idea di scuola? Contente voi....

 
18/05/2015 - Renzi vs Camusso (Stefano De Stefano)

La ricostruzione operata nell'articolo confonde, forse volutamente, la presunta volontà del premier di "limare" il ruolo dei sindacati rappresentativi nella scuola, con l'idea, questa sì completamente autoritaria, di trasformare la scuola in una cinghia di trasmissione del governo centrale attraverso l'aumento, sconsiderato, del potere dei Dirigenti Scolastici. Per la cronaca il ministro Luigi Berlinguer si dimise perché la sua proposta, all'epoca denominata "concorsaccio", trovò la quasi totale opposizione dei docenti, non dei sindacati rappresentativi i quali avevano addirittura manifestato consenso alla proposta tanto che, tra gli elementi di "merito" che avrebbero facilitato la carriera docente c'erano pure, pensate un po', i distacchi sindacali. Certamente oggi la situazione è un po' diversa ma se il governo avesse voluto decisamente limitarsi a diminuire il "potere" dei sindacati, avrebbe potuto togliere loro i distacchi, più di quanto ha fatto, cambiare le regole della rappresentanza e delle elezioni delle RSU, e altro. Invece no! E' intervenuto sulla struttura organizzativa delle scuole colpendo non i sindacati ma i docenti; tagliando le risorse, a partire dal Fondo d'Istituto e dalle retribuzioni dei docenti; destrutturando quasi completamente le competenze professionali dei docenti mettendoli a insegnare materie per le quali non sono preparati(nuovi poteri dei DS). E si potrebbe continuare. Altro che Renzi vs Camusso, è Renzi vs scuola statale!

 
18/05/2015 - Si va beh ma Lancillotto? (Franco Labella)

Il titolo è criptico ma solo per i più giovani. Cominelli certamente ricorda lo spot il cui claim mi è venuto in mente dopo aver letto le due solite pregevoli pagine di ricostruzione storica. Ma, al netto del solito livore antisindacale, posso chiedere a Cominelli la sua valutazione sul testo attuale del ddl? Lo so che ne ha scritto a suo tempo, io leggo molto. Ma quel testo è cambiato e c'è stato uno sciopero massiccio. Per cui la domanda è: al di là della postura (o magari la mimica) della Camusso cosa non va nelle critiche espresse dal mondo sindacale per una volta non limitato a quei pericolosi rivoluzionari della CGIL (che sarebbe FLC con un po' di documenti e posizioni ma lasciamo perdere...). Perché ognuno può avere le sue idee e può perfino non delineare con chiarezza le posizioni di chi vuole criticare, ma alla fine, nel merito, cosa andrebbe criticato delle posizioni sindacali che Cominelli non condivide? Nel merito, Cominelli, nel merito, perchè per i comizi non c'è più nè tempo nè voglia. Almeno della stragrande maggioranza dei docenti, quelli che il 5 maggio hanno bussato alla porta. Attendo con ansia, perciò, il suo prossimo articolo nel quale dopo la storia ci racconti anche il presente.... E siccome quando commento Cominelli poi, qualche volta, succede il 48... suggerisco ai lettori la lettura dell'articolo di Di Fazio. Quello, a mio parere, è entrare nel merito...ma è solo la opinione di un veterosindacalista... così placo sul nascere le sue ire.

 
18/05/2015 - Forse è tempo di dirlo!! (marelia gabrinetti)

Concordo su tutto e aggiungerei, a riprova di quanto sostenuto in conclusione all'articolo, che il profilo professionale del docente è dettato dall'Art. 27 dell'ultimo CCNL 2006-09. La qual cosa è quantomeno sconcertante! In qualità di professionista incardinata nella Pubblica Amministrazione mi aspetto che sia appunto la PA a indicare quali debbano essere le mie caratteristiche professionali, certo non il sindacato. Renzi for ever!

 
18/05/2015 - Tutela dell'insegnante (lavoratore) (Anna Di Gennaro)

Grazie all'Autore che dichiara sempre molto puntualmente i termini della questione. Altresì, al termine dell'interessante articolo, descrive l'atteggiamento palesemente improprio della Camusso, "delusa" al tavolo ormai vuoto della contrattazione, a tempo scaduto. Prima ancora aveva detto: "Dove sono le decisioni?!" Ed ecco la dichiarazione netta dell'esperto di politiche educative: "Mestiere del sindacato è difendere la forza lavoro, non quello di progettare le istituzioni lavorative del Paese". L'unico vero impegno del sindacato totalmente disatteso, salvo qualche raro ispirato periferico di alcuni di essi, che però non smuove i vertici supponenti e narcisisti, da sempre inconcludenti, che però si autopromuovono. Molti, troppi docenti di tutti i livelli di scuola sono logorati dallo stress o già malati e rischiano di combinare guai seri come pochi giorni fa a Buccinasco. A quanti i sindacati hanno sciaguratamente consigliato il part time per far fronte all'usura psicofisica di chiara origine professionale! Che li spazzino via da quelle comode poltrone. Non sanno nemmeno qual è il loro lavoro...