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SCUOLA/ Non basta l'opposizione dei burosauri (sindacali) a "promuovere" il ddl

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Sullo sfondo quindi si staglia il progetto di riforma del Governo che, con l'obiettivo di realizzare quell'autonomia che aspetta da 15 anni, unitamente alla volontà di riappropriarsi di quel ruolo che i governi precedenti avevano delegato alle forze della conservazione (e che finora hanno impedito la necessaria innovazione), ha fatto da detonatore ad una situazione che si è ignorato quanto fosse esplosiva.
Come pure è stato ingenuo pensare di rafforzare sulla carta il potere dei dirigenti senza una contestuale riforma della governance, rinviando ad una delega sine die la riforma degli organi collegiali datati 1977, che sono assolutamente incongrui con il contesto sociale attuale.
Se Renzi punta, correttamente, a realizzare l'autonomia incompiuta di cui il vero core è l'autonomia didattica, che le scuole dovrebbero attuare per rendere l'insegnamento più appetibile ed aderente alle esigenze formative più diversificate della società e del lavoro e che oggi la legge consente fino ad una flessibilizzazione del 40 per cento del curricolo, è necessario che al dirigente scolastico, che ne ha la responsabilità progettuale e di risultato, vengano forniti non generici poteri bensì gli strumenti idonei.
Primo tra questi è la presenza di un team di docenti "esperti", con competenze formate e certificate sia sul piano disciplinare che organizzativo che lo affianchi e ne condivida le competenze. Card e bonus premiali (ma per carità non attribuiti dall'utenza) sono certo meglio di niente, ma non possono riformare un'organizzazione del lavoro complessa come l'attuazione dell'autonomia richiede. Ribadiamo quindi come la proposta ormai storica della carriera professionale dei docenti e di un nuovo stato giuridico sia anche congrua e funzionale alla prospettiva di una dirigenza scolastica pubblica che abbia le caratteristiche di leadership educativa.
Ma purtroppo di tutto questo ancora non v'è traccia nel ddl.
Tuttavia bisogna non disperdere quanto di innovativo questo propone, perché certamente sarebbe puro autolesionismo chiederne il ritiro tout court invece di ottenere quelle modifiche migliorative e necessarie che proprio il successo dello sciopero potrebbe garantire. Del resto, rispetto al progetto presentato a settembre non si può negare che non ci sia stata un'evoluzione su vari argomenti (basti ricordare gli improbabili scatti di competenza al 66 per cento dei docenti con 60 euro ogni tre anni!).
Rinunciare ai principi in grado di far funzionare l'autonomia come l'organico funzionale, il principio del merito e della valorizzazione degli insegnanti, una idonea formazione obbligatoria, che pure ci sono nella legge e che vanno migliorati, sarebbe oggi puro autolesionismo per tutti.



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COMMENTI
19/05/2015 - I ricordi sbagliati della Preside Tonna (Franco Labella)

Ormai posso aprire una rubrica sulle frasi isolate perché significative. In apertura di articolo la preside Tonna ricorda che l'ultimo sciopero unitario risalirebbe, in base ai suoi ricordi, al 2007, governo di centrosinistra scrive lei e quindi governo Prodi. Mi spiace darle una notizia: era il 30 ottobre del 2008, al governo c'era Berlusconi ed il ministro era Gelmini. Scioperarono allora 670.000 persone, più o meno lo stesso numero del 5 maggio 2015. I paralleli possono continuare: anche allora il ministro Giannini, oops Gelmini, giudicò lo sciopero sbagliato ed i suoi provvedimenti giusti. La storia si ripete, perciò. Ma non come ricorda l'autrice. La quale si inserisce nel filone del "dalli ai sindacati". Singolare posizione visto che si discute di un provvedimento del Governo del quale lei stessa scrive "di tutto ciò (di quello che reputa necessario) nel ddl non c'è traccia". Con ciò confermando che il ddl va bene non per la scuola ma perché serve a distruggere i sindacati? Ed il punto di domanda sottintende una risposta dell'autrice. Anche Cominelli ha fatto "coming out" sulla lettura del ddl non pro qualcosa ma contro qualcuno. Peccato solo che i "qualcuno" siamo noi, quelli che nella scuola ci lavorariamo, ci crediamo e, quando serve, scioperiamo. Contro le Gelmini e le Giannini a dimostrazione che non c'entra il furore ideologico ma, se mai, la difesa di principi e concezioni diverse.