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SCUOLA/ Lo sciopero sfida il riformismo "a corrente alternata" del governo

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E il Governo, questo Governo così determinato a vincere altre battaglie politico-parlamentari, che parte vuol giocare nella storia? Dopo aver dichiarato, all'inizio del suo percorso, di voler "cambiare verso", dopo aver promesso di porre la scuola al primo posto nella scala delle priorità, pare disponibile a trattare o, per lo meno, a non mostrare la stessa ferrea determinazione esibita nell'approvazione dell'Italicum.

Non saranno le elezioni regionali, non sarà il cambio delle priorità politiche a farlo addivenire a più miti consigli, che però nel caso specifico significano la rinuncia a riformare l'organizzazione scolastica e ad attuare l'autonomia posta al centro degli obiettivi riformistici in materia di istruzione? Ancora una volta verrebbero posposti merito, rendicontazione sociale, carriera degli insegnanti, introduzione di strumenti di gestione corrispondenti ai livelli di responsabilità. Perché è chiaro che qualsiasi mediazione al ribasso non possa che rappresentare una rinuncia al cambiamento promesso e, nel caso, ancora una volta inattuato.

Ci sarebbe a quel punto una sola (amara) conclusione da ricavare, che le ragioni della politica avrebbero ancora una volta avuto la meglio su quelle delle politiche di settore e degli interessi dei cittadini.

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COMMENTI
05/05/2015 - scuola pubblica (giovanni franzo')

Intanto a due giorni dalla conclusione della raccolta dei sondaggi compilati su "La buona scuola" erano appena 65 mila. Da fonti ufficiali dello stesso MIUR. Poi il resto riguarda altro: accessi al sito, correzioni, commenti anche negativi (tanti!) ... Caro Dirigente Rembado (sic!) Come ormai pare consolidato nelle iniziative dell'amministrazione e parlamentari si prendono in considerazione svariati aspetti che sono certamente di secondo piano rispetto a quello che dovrebbe essere l'aspetto cardine di ogni riforma vera: una scuola pubblica eguale per ogni studente in ogni territorio del paese, strutture e mezzi adeguati da paese civile e tra i massimi al mondo per pil, cosa che può sembrare banale, ma gli addetti ai lavori sanno che da sola è risolutiva, alunni per classe MAI di numero maggiore a 15-20. Solo DOPO e non prima! si può cominciare a parlare di riforme strutturali, di valutazione (altrimenti di cosa parliamo? valutazione di cosa? del lavoro impossibile ad essere proficuo in classi di istituti professionali di zone degradate e strutture fatiscenti con 30-35-40 alunni per classi?) E' pazzesco su queste basi impostare dibattiti su riforme, su valutazioni, su poteri, su autonomie.

 
03/05/2015 - COMMENTO ALL'ARTICOLO DI REMBADO (raffaele morganti)

Continuate, specialmente voi presidi, ad eludere il vero problema posto da questa riforma ex-buona scuola spostandolo surretiziamente su altre questioni, più o meno condivisibili. Il vero nodo è la chiamata diretta sulla base dei soli curricula, esattamente come in un'azienda privata. A parte le eccezioni di costituzionalità, l'aspetto più preoccupante è in quale Paese dovrebbe avvenire una tale modalità di reclutamento: un Paese, come il nostro, afflitto da secoli di cultura clientelare, nepotistica e incline alla corruzione. Mi chiedo quale presunzione vi animi da reputarvi come la nobile eccezione a tale regime radicato. Tanto meglio allora i vecchi criteri rigidi sì, ma oggettivi e trasparenti. Mettiamoci in mente che l'Italia non è la Finlandia. Tra l'altro anche tra voi si cela un buon numero di fannulloni e/o grigie figure burocratiche che l'incremento di potere non renderà più efficienti, bensì più pericolosi. Niente di più falso poi che i docenti abbiano paura di essere valutati. Il mio operato come docente lo è quotidianamente da studenti, famiglie e colleghi. Semmai - io che lavoro senza strepito e adulazione - temo di essere valutato da un preside che talora ignora persino la mia esistenza. Raffaele Morganti

 
02/05/2015 - LA BUFALA DELLE AUDIZIONI ERA APPUNTO UNA BUFALA (Vincenzo Pascuzzi)

(segnalo) Sono gli stessi deputati che fanno parte del Comitato per la legislazione della Camera (che vigilano cioè sulla congruità delle leggi) a mettere in discussione tutto l'impianto della riforma. Praticamente in quasi tutti i punti la legge non tiene conto di quello che c'è già, o lo contraddice, ma il problema è che poi si contraddice essa stessa. Insomma, come si paventava, la legge non è stata scritta da grandi esperti, e la bufala delle audizioni era appunto una bufala, altrimenti tutti i distinguo e le proposte presentate da associazioni e enti, se fossero state veramente ascoltate, avrebbero evitato un tale brutta figura. (leggi tutto l'articolo) http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=17507