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SCUOLA/ Lo sciopero sfida il riformismo "a corrente alternata" del governo

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Ci sono voluti mesi di dibattito sul documento "La Buona Scuola", centinaia di migliaia di partecipanti, altrettanti contributi e proposte variamente strutturati e aggregati, per poi cadere nel solito vecchio riflesso pavloviano dell'apposizione di un veto assoluto a qualsiasi ipotesi di cambiamento. 

Alla fine sono prevalsi paure e sospetti: paure di essere sottoposti a valutazione, di non ricevere tutti la stessa retribuzione, pur nella diversità di impegno e di risultati professionali di ciascuno; sospetti sui cosiddetti "superpoteri" del dirigente manager, su nuove modalità assunzionali che tengano conto delle esigenze differenziate delle scuole e degli allievi. I nuovi compiti del dirigente in particolare hanno suscitato scandalo, come se non fossero connessi all'esigenza del migliore funzionamento dell'istituto ma rappresentassero invece l'esercizio di un privilegio se non addirittura di un arbitrio sovrano.

Si potrebbe dire: "nulla di nuovo sotto il sole". E' già capitato tante volte o, per meglio dire, ogni qualvolta un governo si era posto concretamente l'obiettivo di un intervento non solo di facciata sulla modernizzazione del sistema "scuola". Come non ricordare il fuoco di sbarramento di tutto il mondo sindacale contro la proposta di valutazione degli insegnanti avanzata alla fine del secolo scorso dall'allora ministro Berlinguer?

Quello che dovrebbe turbare è, a distanza di tanti anni o decenni, la reiterazione delle medesime parole d'ordine, degli stessi comportamenti compulsivi, frutto, nell'interpretazione più benevola, di un'impostazione difensiva della categoria. Ma quello che ancor di più stupisce è l'ostinazione nel credere che il mondo scolastico sia legibus solutus, ossia affrancato dalle regole di corretta amministrazione che si addicono a tutte le organizzazioni o enti complessi. Questi ultimi sono governati secondo il principio di distinzione tra poteri di indirizzo e di gestione. Nella governance della scuola alle prime due funzioni il ddl 2994 affianca quelle didattico-progettuali, da attribuire al collegio dei docenti e alle sue articolazioni. Ma gli odierni contestatori non ne sono paghi, quello che a loro davvero interessa è il contrasto alla funzione di gestione attribuita al dirigente, come se della stessa l'istituzione scolastica potesse fare a meno. Nell'organizzazione scolastica la gestione, secondo la loro visione, non dovrebbe essere contemplata, perché la scuola e il suo personale si autogovernerebbero e non dovrebbero dar conto a nessuno del loro operato.

Non tutti naturalmente la pensano in questo modo, in primo luogo quanti si impegnano con generosità nell'interesse della comunità, ma le voci di coloro che dissentono sono sovrastate dal frastuono della protesta e dall'invettiva. L'indignazione — sincera o drammatizzata — è diventata la nota dominante e ha preso il posto della riflessione pacata e del confronto civile.



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COMMENTI
05/05/2015 - scuola pubblica (giovanni franzo')

Intanto a due giorni dalla conclusione della raccolta dei sondaggi compilati su "La buona scuola" erano appena 65 mila. Da fonti ufficiali dello stesso MIUR. Poi il resto riguarda altro: accessi al sito, correzioni, commenti anche negativi (tanti!) ... Caro Dirigente Rembado (sic!) Come ormai pare consolidato nelle iniziative dell'amministrazione e parlamentari si prendono in considerazione svariati aspetti che sono certamente di secondo piano rispetto a quello che dovrebbe essere l'aspetto cardine di ogni riforma vera: una scuola pubblica eguale per ogni studente in ogni territorio del paese, strutture e mezzi adeguati da paese civile e tra i massimi al mondo per pil, cosa che può sembrare banale, ma gli addetti ai lavori sanno che da sola è risolutiva, alunni per classe MAI di numero maggiore a 15-20. Solo DOPO e non prima! si può cominciare a parlare di riforme strutturali, di valutazione (altrimenti di cosa parliamo? valutazione di cosa? del lavoro impossibile ad essere proficuo in classi di istituti professionali di zone degradate e strutture fatiscenti con 30-35-40 alunni per classi?) E' pazzesco su queste basi impostare dibattiti su riforme, su valutazioni, su poteri, su autonomie.

 
03/05/2015 - COMMENTO ALL'ARTICOLO DI REMBADO (raffaele morganti)

Continuate, specialmente voi presidi, ad eludere il vero problema posto da questa riforma ex-buona scuola spostandolo surretiziamente su altre questioni, più o meno condivisibili. Il vero nodo è la chiamata diretta sulla base dei soli curricula, esattamente come in un'azienda privata. A parte le eccezioni di costituzionalità, l'aspetto più preoccupante è in quale Paese dovrebbe avvenire una tale modalità di reclutamento: un Paese, come il nostro, afflitto da secoli di cultura clientelare, nepotistica e incline alla corruzione. Mi chiedo quale presunzione vi animi da reputarvi come la nobile eccezione a tale regime radicato. Tanto meglio allora i vecchi criteri rigidi sì, ma oggettivi e trasparenti. Mettiamoci in mente che l'Italia non è la Finlandia. Tra l'altro anche tra voi si cela un buon numero di fannulloni e/o grigie figure burocratiche che l'incremento di potere non renderà più efficienti, bensì più pericolosi. Niente di più falso poi che i docenti abbiano paura di essere valutati. Il mio operato come docente lo è quotidianamente da studenti, famiglie e colleghi. Semmai - io che lavoro senza strepito e adulazione - temo di essere valutato da un preside che talora ignora persino la mia esistenza. Raffaele Morganti

 
02/05/2015 - LA BUFALA DELLE AUDIZIONI ERA APPUNTO UNA BUFALA (Vincenzo Pascuzzi)

(segnalo) Sono gli stessi deputati che fanno parte del Comitato per la legislazione della Camera (che vigilano cioè sulla congruità delle leggi) a mettere in discussione tutto l'impianto della riforma. Praticamente in quasi tutti i punti la legge non tiene conto di quello che c'è già, o lo contraddice, ma il problema è che poi si contraddice essa stessa. Insomma, come si paventava, la legge non è stata scritta da grandi esperti, e la bufala delle audizioni era appunto una bufala, altrimenti tutti i distinguo e le proposte presentate da associazioni e enti, se fossero state veramente ascoltate, avrebbero evitato un tale brutta figura. (leggi tutto l'articolo) http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=17507