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SCUOLA/ Via il 5 per mille, si torna al Gratta e Vinci

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Una menzione d'onore al capogruppo di Sel alla Commissione finanza della Camera, onorevole Giovanni Paglia, che attacca lo school bonus in base all'idea che porterà ad una privatizzazione del sistema di finanziamento, dato che "sarà chi elargirà più risorse a determinare le priorità di spesa". Nel senso che lo Stato, mi par di capire, gliene renderà una parte, e in questo senso chi dà soldi alle scuole paritarie condiziona la spesa pubblica: per esempio, "se la Compagnia delle Opere decidesse di destinare dieci milioni l'anno ad una sua rete di scuole, 6,5 graverebbero sulle casse dallo Stato, e sarebbero quindi tolti alla spesa pubblica" (il fatto che si spenderebbero 3,.5 milioni di euro prima destinati ad altri scopi per migliorare la scuola parrebbe irrilevante). 

Riconfortata dalla disponibilità della CdO, acclarata dal molto onorevole Sellino, che segna la fine di ogni preoccupazione finanziaria per le scuole della Foe, finora costrette a finanziarsi vendendo rose nei ristoranti, noto di nuovo che certa sinistra l'idea della distinzione fra statale e pubblica proprio non la manda giù, e in più — vedi l'esempio — continua a pensare alla scuola non statale esclusivamente come scuola cattolica. In tal caso, perché non provvedere al finanziamento da altre fonti ripristinando la vendita delle indulgenze?   

Ridiamo, cari lettori, ma solo per non piangere. Un discorso serio sulle scuole paritarie sembra al di fuori della portata del dibattito, nonostante le molte voci che si sono levate a chiedere ricerche, sperimentazioni, calcoli dei costi reali dell'attuale sistema rispetto a modelli alternativi. Non è questione di cinque per mille, di bonus, di detrazione fiscale: quello che sembra non passare è proprio l'idea che non solo lo Stato ha il diritto di educare il cittadino, e lavora per il bene comune. Mi auguro che i timidi segnali innovativi inizialmente presenti nella Buona Scuola, che — gliene do atto — il ministro sta cercando di difendere, non si risolvano nel solito polverone demagogico. Ma ancora una volta, sento crescere il timore che in questo campo l'ottimista altro non sia che un pessimista male informato…

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