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SCUOLA/ Il preside: ddl promosso, ma con qualche "debito"

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Mi sembra molto rischiosa, invece, l'idea di un concorso nazionale per accedere ai posti disponibili aperto a tutti i laureati che hanno acquisito un numero minimo di crediti, come dice il testo, in discipline antro-psico-pedagogiche e in metodologie didattiche. Una prospettiva che potrebbe aprire di nuovo la stagione di concorsi aperti a centinaia di migliaia di persone che "provano", senza nessuna selezione preliminare.

Un'altra cosa che scalda gli animi è il merito dei docenti. Renzi lo vuole, i sindacati no. Su questo il ddl ha imboccato la via giusta?
E' importante che alle scuole arrivino dei fondi aggiuntivi per valorizzare e premiare i docenti che  svolgono il proprio lavoro con più efficacia ed è importante che sia il dirigente ad assumersi l'onore e l' onere di questa valutazione. Il fatto che un comitato di valutazione (presieduto dal dirigente) individui i criteri, lasciando al preside questa responsabilità, mi sembra un grande passo in avanti. I sindacati? Naturale che non vogliano vedersi scippare la possibilità di avere voce in capitolo attraverso le Rsu.

Ma cosa valutare di un docente, e come farlo?
Avrei seguito un'altra strada, ma sono convinta che sia importante introdurre un principio essenziale. Sono tre le dimensioni che a mio parere andrebbero valutate in un docente: le capacità didattiche, la capacità di lavorare con i propri colleghi e di contribuire al miglioramento della propria scuola l'attività di aggiornamento e di ricerca didattica. Strumenti che potrebbero essere messi a disposizione delle scuole per poter muoversi in questa direzione, ci sono già.

I 500 euro che Renzi vuol dare ai docenti per formarsi sono una cosa intelligente? O demagogica? Oppure solo un contentino?
Il governo avrebbe potuto mettere tutti i fondi per l'aggiornamento sul piano nazionale di formazione, continuando sulla via intrapresa da sempre; ha deciso, invece, di stanziare 40 milioni per il piano nazionale e 381.137 milioni per finanziare la carta elettronica personale per l'aggiornamento e la formazione del docente. Ma è quest'ultimo a scegliere con chi e come farlo. Mi sembra una grande dimostrazione di fiducia nei confronti di un professionista che dovrebbe sentire l'aggiornamento non come un obbligo, ma come una necessità.

Secondo lei un dirigente non dev'essere anch'egli valutato? Chi dovrebbe farlo? Ma soprattutto, come farlo?
Con questo ddl si creano le condizioni per avviare la valutazione dei presidi. E' già dal 2000 che i dirigenti scolastici avrebbero dovuto essere valutati rispetto al raggiungimento degli obiettivi fissati  negli incarichi triennali. Peccato che non sia mai stato fatto! Una delle ragioni è stato il ritardo con cui abbiamo messo a punto il sistema di valutazione delle scuole che finalmente ha preso l'avvio,  dopo 14 anni di attesa. Com'era possibile pensare che i direttori degli Usr potessero dare degli incarichi con degli obiettivi specifici ai dirigenti e valutarli, senza saper nulla delle scuole? Un dirigente deve essere essere valutato per il contributo che dà al miglioramento della scuola che dirige. Questo penso debba essere il criterio principe da seguire.



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COMMENTI
22/05/2015 - Chi valuta con quale criterio lo fa? (FRANCO BIASONI)

Si parla di valutazione dei presidi e degli insegnanti, si parla di valutazione della scuola ma non si dice mai che per valutare ci vuole un criterio e che ogni valutazione presuppone un criterio. Se questo criterio non viene dichiarato vuol dire che è imposto da chi ha il potere di valutare, senza che sia possibile criticarlo, cioè valutarne l'adeguatezza. Naturalmente la domanda è: a chi tocca stabilire il criterio? Secondo la nostra Costituzione alla Repubblica (che ha l'obbligo di "dettare le norme generali sull'istruzione" art. 33) e ai genitori (perché "è dovere e diritto dei genitori mantenere educare ed istruire i figli" art. 30). Alla Repubblica spetta perciò il dovere di stabilire le norme generali e di controllare che vengano rispettate, ai genitori quello di valutare le scuole e chi le dirige in base ai propri criteri educativi. Naturalmente non avrebbe senso valutare se, in caso di valutazione negativa, non si potesse far nulla per cambiare le cose. La Repubblica può adeguare le norme che le scuole autonome devono rispettare, e i genitori? Possono sicuramente tentare di cambiare scuola per trovarne una più adeguata alle loro esigenze. Questo è relativamente facile nelle grandi città, impossibile nei paesi e nelle città piccole. Bisogna quindi che i genitori possano influire sull'indirizzo delle scuole, cioè sul Piano dell'Offerta Formativa, cosa che il DDL non prevede.