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SCUOLA/ Ddl, il "fanta-reclutamento" che svuota le paritarie

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Non mi riferisco all'abolizione dell'art. 17 relativo al 5 per mille a favore di "tutte" le istituzioni scolastiche già ben commentato su queste pagine che, se stralciato dei beceri commenti ideologici senza fondamento di alcune parti politiche, può avere una logica di maggior riflessione in relazione alla necessità della costituzione di un fondo apposito al fine di evitare la "solita guerra tra poveri", attingendo dallo stesso fondo, con il terzo settore e la ricerca; ma al "blitz" dell'ultimo momento in Commissione, opera di un parlamentare Pd, che sul capitolo legato "all'introduzione di un sistema unitario e coordinato che comprenda sia la formazione iniziale dei docenti che le procedure per l'accesso alla professione", ha fatto approvare un emendamento che pone obblighi organizzativi insostenibili dalle scuole paritarie in ordine al reclutamento dei docenti.

Tale emendamento ha introdotto nell'art. 23 comma 2 punto 2.8 una norma per la quale per i nuovi assunti nella scuola paritaria occorrerà "che il conseguimento del diploma di specializzazione di cui al n. 3, punto 1), costituisca il titolo necessario per l'insegnamento nelle scuole paritarie".

Di fatto l'applicazione di tale norma porterebbe alla graduale chiusura delle scuole paritarie per impossibilità di reperire docenti sul mercato del lavoro, poiché il diploma cui fa riferimento il comma citato si inserisce nel contesto della preparazione iniziale degli assunti nelle scuole di Stato.

La ratio della norma, di per sé corretta per un'assunzione da parte dello Stato, prevede un contratto triennale in cui durante il primo anno il docente ha l'obbligo della frequenza di una scuola di specializzazione per conseguire il diploma utile al completamento della sua abilitazione.

Pensare che un docente assunto dallo Stato lasci il suo incarico dopo il conseguimento del diploma per essere assunto da una scuola paritaria è "fantareclutamento", e se questo dovesse avvenire dopo il terzo anno si baserebbe su una non riconferma dello Stato con trasformazione del contratto a tempo indeterminato, ossia per una persona ritenuta non idonea, quelli che in qualche articolo di giornale di questi giorni qualcuno ha definito gli "scarti" dello Stato.

Il problema è grave ed è stato sollevato un ordine del giorno presentato dall'on Centemero (9/2994-A/67) approvato dall'Assemblea. Occorrerà trovare una soluzione che permetta un "mercato del lavoro libero", pur in linea con la nuova impostazione abilitante voluta dal ddl, come lo si era ottenuto negli anni precedenti, in forma diversa, con la separazione tra abilitazione e reclutamento.

Ci auguriamo che nel passaggio della legge al Senato si provveda alle dovute modifiche e che non si continui a legiferare come se la scuola fosse solo statale, dimenticandosi che da 15 anni esiste una legge che ha sancito la presenza di un unico sistema nazionale che comprende scuole statali e paritarie con pari dignità.



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