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SCUOLA/ Ddl, il "fanta-reclutamento" che svuota le paritarie

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Nei giorni scorsi, all'inizio della discussione in Commissione cultura del ddl Buona Scuola, su queste pagine avevo "consigliato" al presidente del Consiglio di non cedere alla tentazione, per rispettare i tempi che si era proposto, di non prendere in considerazione i molti emendamenti, poiché alcuni contenevano proposte utili a migliorare il testo ed in prospettiva un progetto innovativo di scuola.

A passaggi effettuati, in Commissione e in aula, dovrei ritenermi soddisfatto poiché il testo uscito dal voto finale della Camera è quasi raddoppiato rispetto all'originale, indice di un'apertura alle modifiche ed al confronto, ma si rendono necessari alcuni distinguo.

L'apertura al confronto ed il recepimento di alcuni emendamenti non hanno snaturato alcuni aspetti fondamentali positivi di innovazione, aspetti che, scontrandosi con la conservazione e la difesa di rendite di posizione, hanno inevitabilmente causato sciopero e manifestazioni di protesta.

Primo fra tutti è l'avvio concreto verso un sistema che abbia come riferimento l'autonomia, come prevede l'art. 1 che sicuramente avvia un grande cambio culturale perché va ricordato che "autonomia" si incrocia in modo sinergico con "responsabilità", con tutte le conseguenze e le declinazioni pratiche e culturali che questo comporta. Per raggiungere questo obiettivo vale l'ottimo consiglio del ministro Giannini a tutto il mondo della scuola: "abbiate fiducia di essere protagonisti dell'autonomia".

Questa impostazione ha comportato l'inevitabile ridisegno della figura del dirigente scolastico: dargli più "poteri" decisionali, e responsabilità di gestione anche finanziaria e organizzativa compresa la diretta assunzione dei docenti, come avviene in tutti paesi più avanzati, è una condizione sine qua non per la realizzazione dell'autonomia, con tutti i benefici per la qualità del sistema scolastico che si sono riscontrati nei paesi citati.

I distinguo necessari cui facevo riferimento non si riferiscono ai pilastri positivi che altri provvederanno o hanno già provveduto ad illustrare, come alternanza scuola-lavoro, merito, assunzioni che portano all'avvio dell'abolizione del precariato, flessibilità per evitare classi troppo numerose, school bonus eccetera, ma alla limitata attenzione, tanto per cambiare, al settore delle scuole paritarie che da questo disegno di legge rischiano di uscire ulteriormente in difficoltà.

A fronte dell'importante "vittoria culturale", ma solo "simbolica" nel concreto, della possibilità di detrazioni fiscali da parte dei genitori per la retta pagata per la frequenza dei loro figli nelle scuole paritarie — un provvedimento, come ha ricordato il sottosegretario Gabriele Toccafondi, che rappresenta "una novità immensa ed un risultato straordinario, se si pensa che per 70 anni nessuno in questo paese aveva provato a portare in Italia, poiché, finalmente, lo Stato riconosce che ciò che i genitori spendono per le rette delle paritarie sono soldi spesi per istruzione pubblica" — il ddl ha avuto l'approvazione di emendamenti che possono mettere in seria difficoltà l'intero settore delle scuole paritarie.



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