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SCUOLA/ Il mostro del precariato è ancora vivo e vegeto, ecco perché

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Davanti al Miur (Infophoto)  Davanti al Miur (Infophoto)

Per le supplenze lunghe si dovrebbe ricorrere alla chiamata esterna del supplente. Società autonome o cooperative o singole partite Iva potrebbero essere chiamate dalla scuola per la copertura del periodo di assenza del titolare, con pagamento a fattura della prestazione. In poco tempo si creerebbe sul normale mercato un sistema vitale di assunzioni di personale docente dedicato alle supplenze lunghe nello Stato. Questo personale sarebbe automaticamente selezionato dalla domanda delle scuole e si darebbe a tutti i laureati la possibilità di misurarsi con la professione in un quadro normativo reale, con i dinamismi tipici dei posti di lavoro comuni.

L'esperienza maturata consentirebbe poi a chi lo desiderasse di partecipare con tempismo assoluto ai ricorrenti concorsi pubblici con maggiori possibilità di successo di chi non avesse svolto un effettivo tirocinio. Anche il tirocinio universitario potrebbe facilmente inserirsi nello spazio generato da questa procedura.

Consentirebbe anche ai non portati per l'insegnamento di verificare rapidamente la propria inadeguatezza e cercare altre vie di impiego. Insegnare oggi senza un minimo di passione e di attitudine può essere rischioso (oltre che per gli alunni) per la salute anche mentale del lavoratore.

Lo Stato definirebbe il titolo di studio minimo per quel tipo di prestazione che potrebbe essere anche la semplice laurea. 

In questo modo la copertura delle stringenti necessità didattiche sarebbe assicurata e anche l'ansia continua prodotta dal problema nell'organizzazione della scuola statale sarebbe azzerata.

Mi è sempre rimasta nella memoria l'esperienza dell'alunno diversamente abile più grave della mia carriera. In mancanza del titolare chiamai svariati supplenti di sostegno per 4 anni consecutivi. Lo psicologo consigliava un docente uomo per i forti problemi relazionali che si instauravano con le docenti. Ovviamente la graduatoria se ne infischiava delle indicazioni dello psicologo e regolarmente si scatenava la contro-dipendenza patologica dell'alunno. Diverse supplenti "fuggirono" o rifiutarono l'incarico l'anno successivo ma la storia non ebbe sbocchi finché, passato l'alunno alla scuola media, si riuscì ad assegnare un titolare maschio e la vicenda si pose su un binario accessibile. 

Esempi di compresenza nella scuola di personale statale e non ce ne sono già parecchi, dagli assistenti comunali per alunni diversamente abili, a psicopedagogisti, ad esperti di vario genere che affiancano gli insegnanti su progetti particolari. Quindi la soluzione da me prospettata non avrebbe bisogno di una catastrofe concettuale o lessicale ma solo della volontà di risolvere i problemi.

E' chiaro che con questo metodo il numero di persone impegnate sul terreno formativo non diminuirebbe ed anzi la stabilità dei rapporti di lavoro complessivi sarebbe aumentata. Così come con la creazione effettiva di un sistema duale di scuola pubblica parificata e statale. 



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