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UNIVERSITA'/ Tra quella italiana e quella americana, Ovidio preferisce la seconda

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La Columbia University a New York (Immagine dal web)  La Columbia University a New York (Immagine dal web)

Ultima osservazione. Non è un caso che queste forme di intolleranza — esistenti, come detto, da tempo nelle università americane — siano giunte in questi giorni all'attenzione italiana per via di una miscela, diciamo così, esplosiva: un famoso classico latino (le già citate Metamorfosi) contestato nella prestigiosa Università di Columbia — abilissima (come tutte le università della "Ivy League") a "vendere" la propria immagine in termini pubblicitari (e non importa poi molto, come noi italiani abbiamo imparato già ai tempi del Futurismo, se la pubblicità sia positiva o negativa). Allora, fine della storia? Beh, sì e no: dove finisce un aneddoto, può cominciare un ragionamento.  

Prima di buttarsi a capofitto nell'ultima moda (a quando i bollini rossi nelle università italiane?) o (all'altro estremo) prima di stracciarsi le vesti per l'indignazione, sarebbe bene ricordare qualcosa che — con il costante lavaggio hollywoodiano del cervello e il diffondersi dei viaggi aerei low-cost — è facile dimenticare (con conseguenti fraintendimenti): nonostante le apparenze, gli Stati Uniti e l'Europa — soprattutto l'Italia — restano due mondi molto differenti. 

In sintesi. Negli Stati Uniti esiste un pieno stato di diritto — con conseguente rispetto della proprietà privata e della civiltà del dialogo — e un sistema universitario selettivo, bilanciato fra istituzioni private e istituzioni a base regionale (i singoli States) con ambienti protetti da sistemi di sicurezza (ogni campus universitario ha il proprio corpo di polizia, che sa distinguere fra gli studenti e gli agitatori esterni), sistema che, d'altra parte, è molto attento al dialogo costante con gli studenti. Esiste inoltre una separazione netta fra l'ambiente degli undergraduates (gli studenti dei primi anni, più intellettualmente avventurosi, ma anche più insicuri e con tendenze iper-protettive e alquanto narcisistiche, dunque col "grilletto" psicologicamente "facile") e l'ambiente professionalizzato dei graduate students

E tutto questo, sullo sfondo di una situazione sociopolitica in cui il radicalismo classicamente di sinistra (fondato su gruppuscoli con un'ideologia palingenetica sempre pronta a civettare con la violenza) è in profondo declino; e lo spazio lasciato quasi libero è stato occupato da un'ideologia ibrida: un coacervo di femminismo, ecologismo, psicoterapismo igienistico, cultismo religioso, retorica identitaria. 

Inutile sottolineare (ma forse non è poi tanto inutile) le differenze del pianeta Italia: uno stato solo parzialmente di diritto, un sistema universitario statalistico, pseudo-campus senza sicurezza, persistente confusione nei passaggi professionali. Il tutto, sullo sfondo del solito vecchio radicalismo, dove predominano, da un lato i gruppetti sempre pronti a spaccare tutto, e dall'altro una retorica sindacalistica un po' svelta nel dire "no" alle innovazioni. 



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