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SCUOLA/ Un prof: la mia sfida a chi sciopera, in tre punti

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Praga, 1968 (Immagine dal web)  Praga, 1968 (Immagine dal web)

Caro direttore,
più si avvicina il giorno dello sciopero generale della scuola, più aumenta la confusione esasperata da uno scontro ideologico che sembrava cosa di altri tempi ma che la scuola riesce nell'impresa di rivitalizzare. E non solo governo da una parte e sindacati dall'altra alimentano lo scontro: WhatsApp è diventata la cinghia di trasmissione di un modo di affrontare la questione fatto di slogan e concetti superficiali, tanto che cresce la già diffusa ignoranza di nozioni semplici come scuola pubblica e scuola privata, autonomia e decentramento, dirigente scolastico (sceriffi contro funzionari).

Bisogna fare chiarezza; questo è il primo problema e viene prima dello stesso sciopero, perché l'unico vero successo di questo sciopero, se così si può dire, è quello di porre le vere e irrinunciabili questioni della scuola. Urge che lo si faccia, perché senza questa chiarezza non si potrà fare nessun passo in avanti, anzi si finirebbe per tornare indietro, e sarebbe l'ennesima occasione perduta.

A mio modo di vedere un merito a Renzi lo si deve, ed è quello di aver messo la scuola al centro del dibattito politico italiano. La centralità della scuola è ora ribadita da questo sciopero, ma non basta, perché una scuola al centro ma concepita in modo ridotto sarebbe la iattura più grande che ci può capitare. Per questo si deve e al più presto fare il punto sulla situazione e identificare le questioni irrinunciabili per il mondo della scuola, così che su queste si costruisca.

La prima delle questioni irrinunciabili è la riforma dell'insegnamento. Non la riforma dei programmi, né quella dei curricoli, ma più radicalmente quella dell'insegnamento, così che arrivi ai ragazzi la freschezza del conoscere. Perché si avvii questa riforma c'è bisogno in primis degli insegnanti e poi di studenti e genitori, c'è bisogno che vengano liberate le energie positive di ognuno, e tutto sia occasione di poter guardare la realtà come orizzonte della ragione umana. Vi è bisogno di una riforma radicale dei sistemi di insegnamento e di studio, che si sviluppi una ricerca di nuove modalità di conoscenza, di forme più efficaci dell'apprendere. L'obiettivo dev'essere che ogni studente trovi una strada tutta sua di conquista del sapere, una strada su cui ogni passo nuovo sia una crescita del suo io umano. Superando la contrapposizione tra programmi e competenze, bisogna individuare metodologie didattiche che sappiano promuovere entrambi, sia l'imparare sia lo sviluppo della critica. Bisogna investire su questo. L'insegnamento diventi oggetto di laboratori reali, dove vengano trovate prospettive finalmente incisive della comunicazione del sapere e la scuola torni ad essere luogo di cultura.



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COMMENTI
04/05/2015 - RIBADISCO CHE LA QUESTIONE SERIA E' IL DIALOGO (Gianni MEREGHETTI)

Parole vuote sono quelle di chi cerca la contrapposizione a tutti i costi, la sofferenza la sente, e come, chi vive la scuola, ma la sofferenza è indignazione e non puro lamentarsi di quello che non va, esaltazione della rabbia a tutti i costi. Vi è un assente oggi nella scuola e prima dei soldi è il dialogo! Io sono certo che lo si possa ricreare, e da subito, per cui la mia massima indignazione è contro chi vuole creare a tutti i costi una situazione di scontro. Io ci sto a lottare per ripristinare un dialogo vero, quello che neanche Renzi ha messo in atto dopo averci illuso! La strada per una scuola libera è quella del dialogo, vogliamo aprirla questa nuova pagina della scuola italiana?

 
03/05/2015 - E invece è proprio un professore (Giuseppe Crippa)

Basterebbe cliccare sul nome dell’autore dell’articolo per leggerne immediatamente il curriculum e quindi vedere che si tratta proprio di un professore… Mi auguro che non lo sia anche Stefano De Stefano, altrimenti sua moglie forse dovrebbe dirgli qualcosa!

 
03/05/2015 - articolo di gianni mereghetti (Stefano De Stefano)

L'autore di questo articolo, evidentemente, non è un professore, altrimenti avrebbe ben evidenziato la drammaticità della condizione economica dei docenti italiani. Contratto scaduto da anni, retribuzioni al palo, orario di lavoro uguale ai colleghi europei ma costretti, da anni, a un balletto di riforme e controriforme che non fanno altro che costringerli a continui cambiamenti di rotta. Sembra che il Premier questo aspetto non l'abbia proprio compreso: la moglie dovrebbe dirgli qualcosa!

 
03/05/2015 - Che c'azzecca il wishful thinking con Renzi? (Franco Labella)

Su alcuni dei contenuti dei desideri di Mereghetti si potrebbe persino essere d'accordo. C'è solo un problema: che c'azzecca il suo wishful thinking con i contenuti del ddl e le proposte di modifiche ad essi? Direi allora che Mereghetti più che sfidare chi sciopera debba sfidare Renzi e le sue chiacchiere. Ma per far quello, scioperare è il punto di partenza. Glie lo scrivo qui perché non uso Whatsapp :-)))