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SCUOLA/ Meglio il preside di Renzi che la finta democrazia dei sindacati

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"Come ti senti da preside sceriffo in pectore?". Immaginate il mio sorriso, misto da preoccupazione, a domande come queste, ricevute in questi giorni.

Perché pochi sono in grado di comprendere la complessità delle responsabilità del preside nella scuola di oggi. Per chi avesse dubbi, provare per credere. E così si sgonfierebbero le troppe polemiche di queste settimane, magari condite anche da parole non vere.

Chi sono i presidi oggi? Sono responsabili di tutto, ma senza possibilità di intervento: penso qui anzitutto alla verifica delle nuove domande formative, della qualità del "servizio" dei docenti e del personale Ata, delle poche risorse. Per la gestione del personale non hanno la possibilità, tanto per capirci, di differenziare chi lavora bene da chi lavora male. Responsabili di tutto, ma con le mani legate.

Questo è il cuore dello scontro ideologico delle ultime settimane. Con, sullo sfondo, anche la strumentalizzazione, purtroppo, dei sindacati che si servono di tutto e di tutti per difendere il loro vecchio ruolo corporativo, oggi sempre più in crisi nella nostra "società aperta".

E', questo mio, un inno all'"uomo solo al comando"? Ovvio che no. Perché chi conosce la complessità della scuola sa anche che non c'è questo pericolo. La scuola, infatti, è un luogo dove la collaborazione è la regola prima, mentre da decenni dominante, nascosto dietro la "libertà di insegnamento", è l'individualismo didattico.

Andando al sodo, come si fa a valutare un servizio? Meno difficile di quello che si pensi: con verifiche dirette ed indirette. Tanto è vero che, a scuola, tutti sanno chi sono i bravi docenti, presidi, personale non docente. Tutti lo sanno. 

Difendo la Buona Scuola di Renzi? Beh, vedere che, finalmente, torna al centro del dibattito, con finanziamenti importanti, vista la crisi, con un organico aggiuntivo, con 500 euro all'anno per la formazione, con riconoscimento (è la prima volta) del principio del merito: perché negarlo?

Sulla scelta dei docenti da parte del preside: tutti sanno che le graduatorie non dicono il valore reale dei docenti, perché una cosa è conoscere una materia, altra è saperla insegnare, saper coinvolgere i ragazzi, saperli appassionare. Anche qui, provare per credere.

Infine, è giusto che si dica una verità scomoda: la tanto sbandierata "democrazia degli organi collegiali", con collegio docenti e consiglio di istituto, ad oggi senza una chiara distinzione di ruoli, in realtà sappiamo che non funziona. Essendo solo una maschera deresponsabilizzante rispetto alla domanda di qualità del nostro "servizio pubblico" scolastico. Una finta democrazia.

La scuola oggi è un grande pachiderma, con tante persone in gamba e pochi che pensano, se va bene, solo allo stipendio. Un pachiderma ingestibile, con luci e ombre. E' chiaro che introdurre l'etica della responsabilità non è cosa facile, ma va fatto. 



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COMMENTI
02/06/2015 - You can’t put STUDENTS FIRST,.... (Vincenzo Pascuzzi)

You can’t put STUDENTS FIRST, if you put TEACHERS LAST! Giuseppe Crippa mi attribuisce gratis la paternità di una classifica che non c’è nel mio commento. La sequenza “docenti, ata, studenti, famiglie” è solo una sequenza e basta, non una classifica, né decrescente, né crescente. Nemmeno credo si possa fare una classifica fra detti soggetti, né che essa possa avere qualche senso o utilità. L’affermazione “meglio il preside di Renzi ….”, è sostenuta da un preside e lascia intendere che sia pro domo sua. Sull’argomento alcune mie convinzioni sono le seguenti. La scuola consiste essenzialmente nella didattica, cioè nello scambio insegnamento-apprendimento che trova concretezza nel binomio docente-discente/i ; non serve il preside. “One child, one teacher, one book, one pen can change the world” dice Malala Yousafzai! Quando l’insegnamento-apprendimento riguarda un numero consistente di attori, bisogna ricorrere all’organizzazione, alla burocrazia, all’intendance (con terminologia militare). Organizzazione e burocrazia implicano gerarchia e questa tende a sottomettere indebitamente anche la didattica invece di limitarsi a supportarla. Da qui la bell’idea del preside-manager appoggiata anche al mito della scuola-azienda e del manager carismatico, taumaturgico, quasi messia. Sapientemente i super poteri ai presidi, assieme ai contributi alla paritarie, sono stati aggiunti (da una manina?) in un momento successivo alla presentazione della “buona scuola”.

 
31/05/2015 - Classifica Pascuzziana (Giuseppe Crippa)

Vincenzo Pascuzzi mette studenti e loro famiglie dietro docenti ed Ata nella legittimazione a decidere MEGLIO sulle questioni scolastiche. Sarei d’accordo con lui soltanto se specificasse che andava in ordine crescente di importanza, cioè dai meno importanti (professori e ata) ai più importanti (famiglie e studenti).

 
31/05/2015 - Già. Chi sceglie e valuta il Preside? (FRANCO BIASONI)

Già. Chi sceglie il Preside? Chi valuterà la qualità del suo servizio? Verrà scelto ancora con il carrozzone dei concorsi gestiti dalla burocrazia ministerial-sindacale pieni di errori e di ricorsi? Verrà giudicato da un consiglio di istituto composto in maggioranza da dipendenti della scuola? O verrà giudicato da un corpo di ispettori tutto da formare? Sono i contorcimenti di chi cerca di risolvere i problemi senza liberarsi della logica che li ha creati: il potere che si difende dalla società invece di servirla. Se si fosse liberi di ragionare, senza pregiudizi ideologici e senza essere schiavi della logica che ha creato questa situazione, si affiderebbe la gestione della scuola ad un Consiglio di Amministrazione eletto dai genitori (ma non formato da genitori) che sceglie il Preside e, su suo suggerimento, assume gli insegnanti. Naturalmente lo Stato, che detta le norme generali sull'istruzione, controlla che le scuole le rispettino, magari con degli ispettori. Naturalmente dopo l'abrogazione del valore legale del titolo di studio.

 
31/05/2015 - Al disarmato preside Zen II parte (Franco Labella)

Qualche anno fa mi è capitato, svolgendo il vituperato ruolo di sindacalista, di incappare in una ipotesi di regolamento di scuola finalizzato ad una applicazione arbitraria della non realizzata premialità del d.lgs. 150 citato. Fra i criteri che il ds intendeva usare c'erano testualmente criteri come questi: "Disponibilità ad accettare positivamente i cambiamenti organizzativi" oppure "capacità di apprendimento e autoapprendimento". Alla domanda se il primo criterio poteva essere applicato nel caso di rifiuto, ad esempio, dello straordinario (che allo stato è scelto e non imposto) da parte di un dipendente la risposta è stato un “sì” convinto e disarmante. E poi dicono che questa non è una svolta in senso aziendalista…. In effetti basta applicare il modello Marchionne (pure Elkann ha appena benedetto la “buona scuola”) e la scuola risorgerà più bella che pria… Ma almeno risparmiateci la storiella del preside disarmato…

 
31/05/2015 - Al disarmato preside Zen I parte (Franco Labella)

Qualche domanda al preside Zen che lamenta di non avere strumenti: quante ispezioni ha chiesto per suoi docenti incapaci? quante sanzioni disciplinari ex d.lgs 150/2009 ha comminato per suoi docenti assenteisti o che hanno violato i loro doveri d'ufficio? Se la risposta è ZERO i casi sono due: o già dirige il paradiso terrestre (ed allora non gli serve niente altro) o non ha esercitato compiutamente e con gli strumenti normativi già vigenti i suoi poteri/doveri. Questa idea del preside disarmato non sta in piedi e l'idea che tutto si risolve affidando al preside la scelta del docente è l'ennesima favola raccontata al pubblico. Gentile preside Zen, lei ha certamente presente che suoi colleghi più prudenti si sono già pubblicamente espressi lamentando una difficoltà obiettiva legata alla formazione culturale e universitaria del dirigente scolastico che, per forza di cose e se non coltiva il delirio di onnipotenza, non è onnisciente e non sarebbe in grado, perciò, di valutare se non a naso, a spanne e con criteri arbitrari, la preparazione o l'idoneità dei docenti da scegliere. Non vorrei poi fare dell'ironia facile ma se raccogliendo la proposta di un autorevole collaboratore del Sussidiario si limitasse ad esaminare curricola dovrebbe escludere giovani colleghi che, necessariamente, un curriculum sostanziato da esperienze lavorative precedenti non ce l’hanno. Sulla difficoltà, poi a svolgere i compiti connessi con l’organizzazione mi soccorre qualche esperienza personale.

 
31/05/2015 - Meglio la democrazia che il preside di Renzi! (Stefano De Stefano)

Da questo articolo ho dedotto che io, docente, non sono responsabile di quello che faccio in classe e a scuola. Dunque potrei tranquillamente leggermi il giornale in classe visto che, come scrive l’autore, è la “riforma” Renzi che introdurrebbe il “principio di responsabilità personale”. Siamo alla paranoia! La “finta democrazia dei sindacati” è poi scambiare la causa con l’effetto. Le RSU non sono finte, sono elette dai lavoratori della scuola e non sono “nominate” come i parlamentari, tant’è che non è affatto raro il caso di lavoratori non iscritti ad alcun sindacato ma presenti nelle liste, di emanazione sindacale, ed eletti RSU! In verità il governo vuole abolire la contrattazione nelle scuole e cioè vuole impedire ai lavoratori di esprimersi e ha deciso di consegnare al dirigente ogni potere inerente all’uso delle risorse. Se questa si chiama democrazia, io sono Napoleone!

 
31/05/2015 - Troppo preso di sé il collega Zen (Giuseppe Moncada)

In pensione dal 2009, dopo 27 anni di presidenza e 19 di docenza; mi consenta il collega di osservare che quanto lui afferma sui docenti si può e si deve altrettanto pensare degli attuali dirigenti. Ed infatti non sono stati sottoposti ad un test attitudinale, come correttamente si dovrebbe fare, per verificarne le loro capcità di ascolto, dialogo e attitudine alla gestione di una realtà complessa quale è la comunità scolatica. Non sono le crocette a cui sonostati sottoposti ad accettarne le qualità. Durante i miei lunghi anni di presidenza, e successivamente, ho dialogato e collaborato con colleghi dotati delle qualità di cui parlavo prima, ma ve ne sono tanti altri poco capaci, anche oggi. La scuola dell'autonomia può funzionare se ci saranno i giusti investimenti e si creerà un corpo ispettivo serio, non di 150 ispettori quali lo è oggi, ma con più di mille unità come in Francia. Corretta l'osservazione che collegio dei docenti e consiglio di Istituto debbano avere una chiara distinzione di ruoli, così da responsabilizzarli, ma tutto ciò spetta alla politica che non ha saputo farlo fin dai tempi di Adornato presidente della Commissione di due legislatuire fa. La normativa scolastica necessita di semplificazione e non del preside alla Renzi. Aumenterebbe il contenzioso all'interno della scuola. Sorge il sospetto che si vogliono creare le suddette condizioni per svilire la scuola pubblica statale a vantaggio della privata.

 
31/05/2015 - dirigenza (roberto castenetto)

Chi sceglie il Dirigente?

 
31/05/2015 - meglio per CHI? per il PRESIDE e solo per lui! (Vincenzo Pascuzzi)

"meglio il preside di Renzi ...." ma meglio per CHI? per il preside e solo per lui. non per i docenti, gli ata, gli studenti, la scuola nel suo complesso. la questione vera è chi è legittimato a dire e decidere MEGLIO? solo i presidi diretti interessati? oppure magari anche docenti, ata, studenti e loro famiglie?