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SCIOPERO 5 MAGGIO/ Renzi, la Buona Scuola è da rifare. In 5 mosse

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Matteo Renzi e Davide Faraone (Infophoto)  Matteo Renzi e Davide Faraone (Infophoto)

Caro direttore, e cari amici insegnanti,
occorre ringraziare il sig. Renzi che ci ha costretto a rimettere la scuola al centro dell'agenda politica e sociale del nostro Paese. E occorre ringraziare i tanti insegnanti e dirigenti che ogni giorno educano i nostri ragazzi svolgendo una delle professioni più belle che una donna o un uomo possano realizzare. Ma, come dice anche il documento finale sulla "Buona Scuola": per fare la Buona Scuola non basta solo un governo, ci vuole un Paese intero". 

Eh sì, caro presidente, non basta "solo" un governo, e soprattutto non basta "da solo". Ciò che ci preoccupa, infatti, non è il contenuto dell'ennesima riforma, ma innanzitutto il metodo utilizzato: quello della rilevazione delle opinioni (tante, dobbiamo ammetterlo) senza un confronto serio e serrato con i protagonisti che animano quotidianamente le nostre aule scolastiche, con quegli attori sociali che cercano di non rendere la scuola un terreno di scontro ideologico a cui, purtroppo, lo sciopero ammicca. Il confronto vero, quello fatto di ascolto, percezione della realtà, indicazione delle criticità, è un lungo percorso  che mal si sposa con la tecnica del "mordi e fuggi" che è propria del costume politico italiano degli ultimi anni, sia di centro-destra o centro-sinistra. 

Per fare la scuola "buona" occorre ridare dignità e prestigio al lavoro svolto: questo è il primo cambiamento che ci aspettiamo. Occorre dare dignità allo sforzo di tanti insegnanti che non si limitano a scaldare la sedia sulla cattedra, ma si occupano e preoccupano del futuro dei ragazzi che sono stati affidati loro: a questo dovrebbero servire gli incentivi, non a riempire le nostre scuole di progetti extracurricolari, a volte non sempre utili.

Cari amici insegnanti, sono con voi quando chiedete di essere ascoltati, ma non sarò con voi durante lo sciopero perché la dignità della vostra lotta possa non essere messa in discussione in questo momento elettorale, e spero che tanti candidati al prossimo consiglio regionale pugliese abbiano la stessa consapevolezza. 

Abbiamo bisogno di una politica diversa che mostri la sua diversità da subito.

Per questo sulla scuola, con tanti insegnanti, precari e dirigenti abbiamo lavorato e continueremo a farlo, perché 

1) la buona scuola sia una scuola bella attraverso un piano di riqualificazione delle strutture che abbia nell'anagrafe degli istituti scolastici il suo punto di partenza;

2) la buona scuola sia una scuola inclusiva, attraverso la messa a sistema dei programmi sulla dispersione scolastica in un quadro pluriennale di aiuto alle fasce più deboli;

3) la buona scuola sia una scuola che cambia in un contesto di continua trasformazione, attraverso una programmazione integrata e una pianificazione ottimale e integrata;



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COMMENTI
06/05/2015 - Al commentatore Biasoni principalmente (Franco Labella)

Lei ha una conoscenza monca e parziale della Costituzione. La scuola familiare andrebbe bene come unico soggetto se non esistesse (o abrogassimo) gli art. 33 e 34 della stessa Carta. Quindi delle due l'una: o facciamo ritornare a studiare la Costituzione nelle scuole (e sarebbe buona scuola) o abroghiamo magari l'art .33. Tertium non datur. Quanto ai 5 punti: come si potrebbe non essere d'accordo? Il sesto punto è un altro: che "mettere al centro" non significa agitare propagandisticamente un tema. Perché basta confrontare il testo del ddl con quello che si è letto sul sito BS per capire che si sta barando pesantemente. Perchè quanto sento il ministro Boschi, ancora due sere fa in tv, dalla Gruber, raccontare la fola del potenziamento di Arte e Musica (e Diritto no, vero ministro?) e leggo il testo del ddl e sento autorevoli esponenti del renzismo scolastico e non trovo alcun riscontro oggettivo mi chiedo: ma la "buona scuola" è propaganda? Perché nei giorni scorsi abbiamo letto articoli e lettere di docenti che lamentavano appunto lo scarto tra le chiacchiere e la realtà delle proposte normative. Ieri, con buona pace di Ponzio che un po' incoerentemente scrive di non essere vicino a chi ha scioperato, la "minoranza del Paese" (copy Faraone) ha detto un sonoro "No". E da quello ripartiamo... Quanto al "preside-sceriffo" o al "preside-sindaco" (sempre copyright Faraone): si è mai visto che nella complessità, non negata da alcuno, "l'uomo solo al comando risolve"?

 
05/05/2015 - La scuola statalista non realizzerà mai questo (FRANCO BIASONI)

Condivido pienamente il contenuto di questa lettera e ci terrei che ciò che auspica non rimanesse nel libro dei sogni per la maggior parte delle scuole, trovando possibilità di realizzazione solo qua e là dove la buona volontà di qualcuno incontra una situazione favorevole. Perché ciò che la lettera auspica si realizzi occorre una iniziativa insieme culturale e politica per realizzare la piena autonomia delle scuole statali e un cambiamento radicale della loro governance. Le scuole devono poter disporre direttamente di tutto ciò che serve per svolgere il loro compito (personale, edifici e attrezzature) e devono essere governate democraticamente da un Consiglio di amministrazione eletto dai genitori. Sono infatti i genitori i titolari del diritto e dovere di educare ed istruire i figli (Costituzione art. 30). Solo in questo modo si avrà quel cambiamento dal basso che la lettera si augura.