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SCIOPERO SCUOLA/ Io, krumira, in sala professori a riscoprire il senso del mestiere

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"Però è pur vero" dice una collega "che il ddl dà troppo potere ai dirigenti scolastici!". Eccola, la nota dominante di tutti i WhatsApp di settimane! A fronte di una percentuale altissima di docenti che non hanno nemmeno letto il testo del ddl. E allora sorge la domanda "come mai Renzi ha voluto dire queste cose — non meglio definite — che certamente avrebbero destato l'ira dei docenti?" Ed ecco un'ipotesi lanciata da un collega veterano: "Così recupera gli 80 euro che tratterrà dalla busta paga di ogni scioperante e poi, magari, non fa nessuna riforma, o comunque non questa".

Ma possibile che tutta questa baraonda sorga sulla paura del "potere ai presidi"? Possibile che in tutto questo parlare non sia mai messo a tema, dico mai, cosa significa oggi insegnare, educare, se vale la pena e perché? Possibile che l'unico "caglio" della nostra coscienza professionale sia l'andare contro e mai per qualcosa che abbia veramente a che vedere con la natura della scuola? Certo, muoversi per implica un lavoro che non è un flash mob, semmai è un continuous mob. Ma il lavoro implica l'andare al fondo della vera natura del nostro essere insegnanti, non solo impiegati statali.

Io desidero davvero incontrare chi oggi si aspettava veramente qualcosa dallo sciopero e mettermi al lavoro, con chi lo desidera, per scoprire insieme da dove può venire il cambiamento. Altrimenti saremo governati sempre dalla paura di qualsiasi cambiamento, solo perché noi non abbiamo un ideale pertinente — cioè che c'entra con l'essenziale della scuola — e, ultimamente, non abbiamo nulla di nuovo da proporre in questo senso.

Tutti rischiamo di essere come Renzo. Però ricordiamoci che la folla distrugge. Il popolo costruisce. Dal 6 maggio?



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