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SCUOLA/ Paritarie e private, quando la piazza dice il falso

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Francesco Scrima, leader della Cisl scuola (Infophoto)  Francesco Scrima, leader della Cisl scuola (Infophoto)

Caro direttore,
una delle parole d'ordine degli scioperi e delle manifestazioni è stata e continua ad essere: "basta soldi alle scuole private". Se i sindacati vogliono scioperare ne hanno il diritto, ma attenzione a utilizzare concetti non veri e buoni solo per aizzare le piazze. Attenzione, perché facciamo male alla scuola e ai ragazzi. 

Le scuole che ricevono un contributo dallo Stato sono scuole paritarie e non sono quelle che prevedono corsi privati. Sono scuole che devono sottostare alle leggi dello Stato per aprire, sono controllate e conosciute, sono presenti nelle periferie delle grandi città e nei piccoli paesi. Sono 13mila scuole che accolgono 1 milione di bambini e ragazzi ogni giorno. Danno lavoro a 90mila tra docenti e non docenti. Queste scuole sono pubbliche perché lo dice la legge 62 del 2000 e perché lo dice la realtà dei fatti. A chi sparla di scuole private, per ricchi, confessionali, collegi esclusivi dico da sempre: andate a vedere, parlate con i gestori, leggete i bilanci, parlate con insegnanti e genitori. Vi fareste un'idea diversa, sicuramente più vera rispetto a stereotipi e slogan. 

Quanto ai contributi dati a queste scuole previsti dal ddl Buona Scuola, bisogna anche qui dire la verità. Lo Stato dà un contributo nella legge di stabilità che negli anni è sempre più ristretto. Nel ddl per la prima volta viene riconosciuto da parte del Governo un aiuto alle famiglie attraverso il sistema delle detrazioni fiscali. Ogni famiglia che manda il figlio in un asilo o in una scuola non statale fino alla terza media, potrà portare in detrazione fino a 400 euro di spesa per uno sconto fiscale di circa 80 euro a bambino. Insomma lo Stato per la prima volta riconosce un contributo alle famiglie di 80 euro a bambino all'anno perché quelle scuole fanno un servizio pubblico. Si tratta di un passo culturale e giuridico enorme. Per la prima volta c'è la possibilità di riconoscere un principio di libertà non più a parole ma nei fatti. 

L'Italia è uno degli ultimi paesi al mondo che non prevede sistemi di libertà di scelta educativa, con questa norma finalmente iniziamo un percorso, non lo concludiamo certo con quanto scritto nel ddl, e non aiuta vedere questo piccolo passo di libertà di scelta utilizzato per aizzare le piazze. Tra l'ideologia e il realismo meglio per tutti essere realisti. 



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COMMENTI
07/05/2015 - Bonus 75%: competition is competition o no? (Carlo Cerofolini)

Gramsci affermava che una scuola unica e di stato è un pericolo per la democrazia, mentre il ministro dell’educazione fascista Bottai nel 1942 diceva che si sarebbe andati sempre più verso una scuola unica e statale, come in pratica è ora, e quindi Bottai sarebbe soddisfatto a differenza di Gramsci. Ciò detto è singolare che da sempre gli eredi di Gramsci abbiano sposato la tesi di Bottai. Unica soluzione per uscire da questa involuzione culturale e democratica è quella di attribuire ad ogni famiglia un bonus scuola indicativamente pari al 75% del costo medio dello studente nella scuola paritaria statale da spendere liberamente in tutte le scuole paritarie siano esse statali o non statali. In questo modo non si infrangerebbe neppure l’art. 33 della Costituzione (“senza oneri per lo Stato” anche se questo dovrebbe riferirsi solo alla costruzione e dotazione di mobili, banchi, di apparecchiature varie, ecc. delle scuole non statali), perché il bonus verrebbe dato alle famiglie e non alle scuole. Inoltre nel caso che l’iscrizione dello studente avvenga in una scuola paritaria statale, la famiglia niente altro dovrà spendere, se invece questa avverrà in una paritaria non statale, l’eventuale differenza, se è in più la pagherà la famiglia se è in meno la scuola la verserà allo stato. Competition is competition o no?

 
07/05/2015 - amo coloro che non nascondono una delle due facce (paolo prioretti)

Sono perfettamente in accordo con quanto scritto. Sono convinto del ruolo "pubblico" di molte scuole paritarie. Sbaglia chi dipinge queste scuole come d'élite. Sono altrettanto convinto, anzi direi testimone, perché sono i miei stessi colleghi che ci insegnano, a descrivere e raccontare l'altra faccia della medaglia non virtuosa di molte altre scuole paritarie. Non nascondiamolo. E mi spiace che chi le difende non lo ammetta mai. Una nota per tutte. Io insegno nella scuola statale (medie inferiori e superiori) da precario da otto anni, rispettando i criteri di incarico che si basano solo sulla "competizione" delle graduatorie. Uno strumento oggettivo (forse parzialmente oggettivo, incide anche il fattore della casualità), ma prevalentemente oggettivo. Nelle scuole paritarie l'arruolamento è su chiamata diretta, soggettiva, e quindi anche molto condizionato dal "gradimento" del Dirigente Scolastico. Non nascondiamolo per favore, per amore di verità. Non sempre è affinità con progetti educativi, magari! Un docente che gode di questi favori accumula punteggi in totale assenza di competizione. E quando per decisione o convenienza, si rende disponibile a incarichi nella scuola statale, beneficia di tutto questo vantaggio accumulato nel tempo (punti). Non trovo giusto che mescolino le due storie, per amore di verità; tra due contesti con criteri di arruolamento diverso. Perché un collega con meriti diversi dai miei (conoscenza, parentela...) può superarli come descritto?