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SCUOLA/ Ddl, tutti i nodi che il Parlamento deve sciogliere

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Sentire i commissari di schieramenti trasversali apprezzare l'autonomia scolastica contenuta nel ddl e vederli fattivamente lavorare all'affinamento e al miglioramento di una legge necessaria e con molti elementi di novità, mostra come il Parlamento, quando entra nel merito dei provvedimenti e abbandona gli slogan politici, possa contribuire seriamente alla crescita del Paese.

Gli emendamenti approvati finora, pur lasciando inalterato l'impianto generale del ddl, ne stanno profondamente modificando alcuni aspetti, con significativi ritocchi e miglioramenti quasi sempre bipartisan. La redazione del Pof (piano dell'offerta formativa) d'istituto (art. 2) diventa triennale e viene ora affidata al collegio dei docenti su proposta del dirigente scolastico, con successiva approvazione del consiglio d'istituto (e non è più affidato solo al preside), sentite le varie realtà del territorio. Un passo significativo in direzione di quella collegialità da più parti auspicata. L'organico dell'autonomia viene stabilito non più dal solo ds ma dagli Usr, e poi approvato, e modificato qualora si rivelasse necessario, ancora una volta dal consiglio d'istituto.

Ritocchi ci sono stati sugli insegnamenti di inglese ed educazione fisica alla primaria (art. 3), con l'indicazione di utilizzare anche specialisti, o docenti abilitati per gradi superiori, in modo che l'insegnamento di queste discipline sia più efficace. E sicuramente interessanti sono anche le modifiche agli art. 4 e 5 sull'alternanza scuola-lavoro, sugli istituti tecnici e sull'innovazione digitale, per la maggior parte bipartisan (segno di una larga condivisione e di un vero clima di lavoro in Commissione) e atti a rendere più autonoma ed efficace la proposta didattica, dando centralità anche alle esigenze e ai desideri dello studente. Sono state, infine, ritirate le deleghe al Governo in materia di riordino degli organi collegiali (art. 21).

Pesa, certamente, l'abbandono dei lavori della Commissione da parte del M5S, in segno di protesta contro il contingentamento dei tempi della discussione e la tagliola sugli emendamenti, così come restano ancora da sciogliere i nodi relativi alle immissioni in ruolo e alle future assunzioni da albi di insegnanti e per reti di scuole: vedremo in che modo la Commissione lavorerà su questi temi nei prossimi giorni (sono già stati annunciati importanti emendamenti ad opera della relatrice del ddl on. Coscia), anche alla luce degli ultimi incontri con i sindacati e le associazioni di insegnanti e studenti. Resta, a mio avviso, indiscutibile che lasciare una minima autonomia al dirigente e al consiglio di istituto nell'individuazione degli insegnanti della propria scuola (pur dentro un albo di docenti abilitati e già vincitori di concorso, magari su loro richiesta) è un principio legittimo e da salvaguardare, se vogliamo superare la stagione delle graduatorie infinite. Certo, con dei vincoli e delle salvaguardie, per esempio criteri uniformi e chiaramente definiti, ma nell'ottica di continuare a migliorare la qualità dell'istruzione attraverso anche una reale autonomia delle scuole.


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