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SCUOLA/ Ddl, tutti i nodi che il Parlamento deve sciogliere

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Restano ancora molti gli aspetti migliorabili o non del tutto chiari del ddl: in base a quali criteri assegnare il bonus ai docenti meritevoli? Non è pericoloso affidarsi al solo e arbitrario giudizio del preside? Quali le categorie di insegnanti da assumere, e quali invece "deludere", e con quali criteri decidere? Come affrontare il problema di chi ha già svolto 36 mesi di supplenze, e che quindi ha un significativo patrimonio di professionalità, che per il ddl dovrebbe essere escluso dalla scuola, perché "colpevole" di aver insegnato troppo senza essere stato regolarizzato? E poi il capitolo deleghe: è proprio necessario affidare al Governo la trattazione di numerosi e delicati temi (formazione iniziale, riordino delle modalità di assunzione e formazione dei Dirigenti Scolastici, revisione dei percorsi di istruzione professionale...), sui quali sarebbe necessario confrontarsi accuratamente? Si potrebbe continuare, ma la speranza è che il dibattito di questi giorni conduca a riflessioni accurate e scelte condivisibili.

Non sono certamente tali, a mio avviso, le contestazioni relative ai presunti "finanziamenti alle scuole private": si tratta di detrazioni a carico delle famiglie (un tetto di 400 euro annui da detrarre nel modello 730 al 19%, quindi stiamo parlando di circa 80 euro all'anno a famiglia: una cifra minima, come notato dall'On. Centemero durante le audizioni in Commissione) e non di finanziamenti alle scuole, che comunque, se paritarie, è bene ricordare che fanno parte del sistema pubblico di istruzione al pari di quelle statali (legge Berlinguer 62/2000).

L'esperienza di questi giorni ci ha comunque mostrato che la logica del "tutti contro tutti" danneggia la scuola e non favorisce un dibattito nel merito dei provvedimenti.

Personalmente mi auguro che, dopo la prova di forza del 5 maggio, termini il braccio di ferro e si ricominci a discutere (come sta facendo il Parlamento), per condividere un processo di costruzione e non solo di contrapposizione. Rendendosi conto che alcune proposte sono irricevibili (perché auspicare un piano di assunzioni straordinario di oltre 550mila docenti, bloccando di nuovo i concorsi per anni e deludendo le speranze di migliaia di giovani che desiderano intraprendere la professione di insegnante?), altre necessarie (che il ds diventi in qualche modo responsabile del personale della scuola che dirige, pur con salvaguardie e con la corresponsabilità del consiglio d'istituto, è fondamentale, fermo restando anche il dovere di regolamentare la valutazione dei presidi — e anche su questo punto una riflessione condivisa è fondamentale), altre ancora da discutere e, si auspica, modificare per renderle efficaci e funzionali (modalità di assunzione, albi territoriali, organico funzionale). Con la consapevolezza che per costruire veramente occorre conoscere ciò di cui si parla, ascoltare l'altro e arrivare, alla fine, ad un compromesso e a una decisione in grado di far fare alla scuola italiana un salto di qualità e al docente di recuperare quella professionalità troppo spesso seppellita da cancrene difficili da estirpare.

@luca_tizzano 



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