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SCUOLA/ L'autonomia di Renzi? Ecco come funziona

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Le resistenze furono fortissime da parte dei docenti che non volevano rientri pomeridiani ed inoltre la clausola della ricaduta su tutti gli alunni della docenza risparmiata impediva proprio di destinare ai bisognosi la risorsa stessa riducendola a pochissimo tempo. Nelle paritarie qualcosa si è potuto fare perché a parità di spesa per i docenti si è potuto ridurre il curricolo obbligatorio ed il personale addetto, somministrando poi, sempre a classe intera, altri insegnamenti, in genere musica o danza. Ma anche nelle paritarie l'informazione su questa flessibilità possibile è stata minima. 

La Buona Scuola permetterà in futuro nelle scuole statali un organico eccedente medio dell'8 per cento con personale scelto dalle scuole negli elenchi regionali a seconda del tipo di tracciato particolare scelto nel Pof per il curricolo.

Prendiamo come contesto di alcune simulazioni una scuola media di 15 classi, con orario alunni di 30 ore settimanali (5 giorni di 6 ore di lezione al mattino) con circa 30 docenti. In questo caso ci potrebbe essere un'eccedenza di 2,5 docenti pari a 45 ore di docenza settimanale, una quantità non trascurabile rispetto alle 540 ore totali di docenza settimanale erogate dall'istituto.

Come potrebbe essere dislocata tale eccedenza? Prospetto di seguito alcuni modelli con intrecci crescenti.

Modello A (orario immutato con la docenza aggiuntiva dell'autonomia in compresenza). Gli "eccedenti" si "spalmano" sugli altri insegnanti nel consueto orario di 30 ore al mattino degli alunni svolgendo le attività Pof o in compresenza a classe intera o con bipartizione della classe.

Modello B (curricolare immutato, ore aggiuntive pomeridiane opzionali). I docenti "eccedenti" svolgono il pomeriggio insegnamenti o attività aggiuntive decise dalla scuola, ed in disponibilità dei docenti eccedenti prescelti proprio per questo nelle liste territoriali. Con le 45 ore ci sarebbero 3 ore disponibili per ognuna delle 15 classi della scuola (o plesso) e quindi si tratterebbe per gli alunni di un pomeriggio di tre ore in più rispetto al tradizionale orario scolastico.

La legge non chiarisce ancora (o non ho capito io?) se le attività aggiuntive potrebbero avere per gli alunni un carattere opzionale o meno. Forse questo dipenderà dalla pressione delle scuole che ancora (ma sempre meno) sono alle prese con la febbre tempopienista.

C'è anche un modello B1: i docenti eccedenti sostituiscono nell'insegnamento ordinario docenti interni con particolari doti consentendo a questi di dedicarsi a corsi aggiuntivi pomeridiani per tutta la scuola.

Modello C (riduzione del 10 per cento del curricolare + docenza aggiuntiva dell'autonomia). I docenti eccedenti si inseriscono con le loro tre ore settimanali per classe nel quadro orario immutato delle lezioni del mattino, svolgendo gli insegnamenti aggiuntivi decisi dal Pof e consentendo la riduzione proporzionale di tutte le lezioni da 60 a 54 minuti. Ciò, senza cambiare l'orario complessivo degli alunni, creerebbe ad ogni docente un residuo settimanale di docenza pari a 108 minuti che potrebbero essere dedicati al recupero mirato. Sarebbe circa un pacchetto di 3,5 ore settimanali di docenza per classe. 



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COMMENTI
13/06/2015 - I docenti cosa insegnano? II parte (Franco Labella)

Sembra una domanda becera, da veterosindacalista, ma reca con sé il piccolissimo particolare (come sottolineato di recente da uno dei pochi dirigenti superiori del MIUR in grado di dire, con competenza "pane al pane e vino al vino") che l’organico funzionale non lo si può costruire, come immaginano i "tecnici" renziani “a prescindere”… Le visioni possono avere indubbiamente un effetto culturale propulsivo. Ma quando si disegnano mondi nuovi e li si dà per realizzabili bisogna anche essere, oltre che visionari, anche moderatamente concreti. Perchè non interesserà certamente il lettore medio ma si potrebbe fare una lunga rassegna di "innovazioni" fondamentali (non voglio offendere nessuno e non le cito ma scorro nervosamente gli attestati con i titoli dei seminari…) che sono servite, non negli anni ma nei decenni, fondamentalmente, ai seminari di aggiornamento di cui chi, come me è avanti negli anni, ha fatto notevole collezione. Avanti un altro… Ps: risparmio a Bianchini e ai lettori la spiegazione dettagliata della circostanza che la “furbata” della riduzione oraria viola due principi normati: il rispetto del monte ore annuo delle singole discipline ed anche la validità dell’anno scolastico nelle scuole con settimana corta. Che è una moda, niente di innovativo pure lì. Ma queste sono cose da legulei e Renzi ce lo insegna: il Diritto non serve. Tanto è vero che non ne ripristina l’insegnamento. Come non (non) aumenta le ore di arte e musica a dispetto dei video...

 
13/06/2015 - I docenti cosa insegnano? I parte (Franco Labella)

I modelli organizzativi sono sempre molto bellini, magari con qualche slides (Renzi docet) sarebbero persino seducenti. Peraltro la "furbata" di ridurre l'ora di lezione a dispetto dell'orologio per risparmiare sui soldi (tagliati) delle supplenze è stata una pratica abbastanza tentata ma che non pare decisamente innovativa. E a volte, proprio per questo carattere non innovativo, i collegi dei docenti del cretacico hanno bocciato senza pietà la “furbata” (e perciò serve l’uomo solo al comando, perché sì è visto mai che nell’"azienda scuola" di possa discutere dell’efficacia didattica oltre che dei modelli organizzativi?). Una domanda pertinente: escluso supplenze (in qualsiasi ambito disciplinare visto che non la sai prima chi ti mancherà? Per cui vado a fare non il docente ma il sorvegliante?) e recupero, i docenti eccedenti, ad esempio, del modello B1 cosa fanno? Più concretamente: cosa insegnano? Le vituperate discipline strutturate in classi di concorso o "il nuovo che avanza" e cioè, ad esempio, la melassa delle "educazioni" interscambiabili a prescindere dai percorsi universitari (chè gli esperti della scuola à la Renzi pure questo ipotizzano nel chiuso delle aule parlamentari) ? I soft skills del dottor Abravanel? Qualcos'altro? segue