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MATURITÀ 2015/ Esame di stato, prima prova, saggio breve o articolo di giornale (tipologia B) e tema generale (tipologia D): gli errori da evitare

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Ma questi signori vengono dopo. Prima vieni tu con le tue idee, con quello che pensi e che sai sull'argomento, con i riferimenti che puoi fare ad altri testi (romanzi, articoli, saggi, film, canzoni, poesie, opere d'arte…). Il materiale in documentazione ti servirà (e lo dovrai usare, non puoi far finta che non ci sia…) come un punto d'appoggio per confermare quello che pensi, o per confrontarti con un'idea diversa e confutarla, o per un ulteriore sviluppo e approfondimento. L'argomento proposto dalla tipologia B è di solito molto vago e generale (a differenza del titolo del tema). All'interno di quella traccia io ho il compito di scegliere la mia strada, la mia particolare prospettiva (che poi dovrà essere esplicitata e annunciata nel titolo che metterò al testo). Può essere utile formulare una domanda iniziale: il compito la svilupperà (utilizzando il materiale dato ed altro materiale) e arriverà ad una risposta.

Insomma, tanto per il tema che per la tipologia B, dopo aver scelto l'argomento è necessario quel brain-storming (cioè quel momento di lavorio del cervello) che ci consente di estrarre tutto quello che sappiamo su quell'argomento. E' una fase importantissima e delicatissima, di solito boicottata dallo studente medio che invece mette al primo posto un altro problema: come inizio? Ma non si può iniziare niente senza sapere dove andare, non si può attaccare un discorso senza sapere cosa dire. Se non si fa bene questa operazione si producono testi molto banali e poveri di contenuto, o, appunto, si finisce per mettere insieme quello che dicono altri (e solo quegli altri che ci sono proposti dalla documentazione!).

Quando scriviamo dobbiamo poi metterci bene in testa che c'è qualcuno che legge. Altra considerazione banale, direte. Eppure anche l'attenzione nei confronti delle esigenze del lettore è qualcosa di molto estraneo ad uno studente. Spesso non ci si cala in una situazione comunicativa reale, ma in una sorta di limbo astratto dove io che scrivo partorisco idee molto generali senza curarmi della chiarezza e della concretezza di quanto espongo.

Il primo dovere che abbiamo è quello di costruire un testo che abbia uno suo svolgimento coerente, lineare, in modo che chi lo legge possa fare questo percorso: c'è una tematica generale; rispetto a questa si affronta un particolare aspetto, quindi si imbocca una strada precisa; si segue la strada (l'argomentazione) e si arriva ad una conclusione che chiarisce quanto era stato premesso all'inizio del viaggio. Bisogna aver chiaro da dove si parte e dove si arriva e bisogna che le tappe intermedie siano ben comprensibili al lettore (anche graficamente: gli a capo e i capoversi servono a far capire che si sta passando ad un nuovo argomento, ad un nuovo aspetto del problema, che insomma si va verso una nuova tappa del viaggio). 



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