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MATURITÀ 2015/ Esame di stato, prima prova, saggio breve o articolo di giornale (tipologia B) e tema generale (tipologia D): gli errori da evitare

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Da quanto si è detto si deduce che prima ancora di iniziare a scrivere è molto importante avere bene chiaro in testa lo svolgimento complessivo (è la famosa "scaletta", che fanno tutti coloro che utilizzano la scrittura in modo professionale e che invece lo studente si permette normalmente di evitare). Ci vorrà poi una particolare cura nel curare i passaggi da un'argomentazione all'altra.

Attenzione al lettore, si diceva prima, vuol dire anche concretezza. Diciamo cose, piuttosto che dire idee (e questo suggerimento vale moltissimo per chi sceglie la forma dell'articolo): eviteremo quel sapore di vago e di astratto che spesso è il limite dei testi degli studenti (e non solo, purtroppo). Gli esempi sono importanti: casi concreti, osservazioni dirette, esperienze personali, dove previsto,  hanno il vantaggio di dare forza, attualità, evidenza al ragionamento. Sono un modo per esemplificare un'idea.

Il nostro problema deve essere: si capisce quello che sto dicendo? E' chiaro lo svolgimento del mio pensiero? E' chiara la mia posizione rispetto al problema? Ho presentato bene il fenomeno? Sono stato convincente? Il lettore, il mio interlocutore, sarebbe soddisfatto di quanto gli ho esposto? Lo lascio con un'idea chiara? E, se ho scritto un saggio o un articolo, questa idea è già contenuta nel titolo?

Essere generici, vaghi, confusi, superficiali nell'esposizione, dare tanto per scontato… non ci si può permettere niente di tutto questo. Non ce lo permetteremmo mai in qualsiasi situazione in cui fossimo chiamati ad esprimere il nostro parere. Insomma, il contesto, la situazione comunicativa deve essere ben chiara e presente. Nel caso della tipologia B deve essere addirittura dichiarata (le consegne chiedono di esplicitare la destinazione editoriale dello scritto).

A chi parliamo, perché gli parliamo, come gli parliamo e cosa gli vogliamo dire ci deve essere ben chiaro. Tutto questo è banale. Ma allora perché spesso, troppo spesso, non ci caliamo nella banalità della comunicazione?



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