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ESAME TERZA MEDIA 2015 / Chiosso: è una prova utile. Invalsi? Il tema è che diventi d'aiuto alla singola scuola

Pubblicazione:domenica 14 giugno 2015

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ESAME TERZA MEDIA 2015: TEMA E INVALSI, IL PARERE DI GIORGIO CHIOSSO - L'esame di terza media arriva dopo ben otto anni di scuola, cinque di primaria e tre di medie. Per ogni ragazzo di 13-14 anni arriva il primo vero appuntamento con una prova valutativa delle proprie competenze, capacità, percorsi sostenuti negli anni precedenti. È il tanto temuto esame delle medie, al via lunedì 15 giugno per circa mezzo milione di alunni italiani: l'esame è strutturato in maniera molto fitta e prevede prove scritte di italiano, matematica e lingua straniera predisposte dalle varie commissioni interne. Si aggiunge poi, venerdì 19 giugno alle 8.30, la prova Invalsi che ha il fine di verificare su scala nazionale i livelli generali e specifici di apprendimento raggiunti dagli studenti in italiano e matematica al termine del loro primo ciclo d'istruzione. Abbiamo raggiunto Giorgio Chiosso, pedagogista, ordinario nella Facoltà di Scienze della Formazione nell'Università di Torino.

 

Professor Chiosso, come ogni anno milioni di ragazzi si apprestano a sostenere la prima vera prova nella loro ancor breve vita scolastica, l'esame di terza media: Lei sostiene sia ancora un momento formativo? Come lo giudica?

Innanzitutto premetto che rispetto ad un anno fa non sono pentito per niente, il mio giudizio sull'esame di terza media è rimasto uguale: lo considero utile e, se sfruttato bene, molto formativo. Sono favorevole sia a questa prova che a quella di maturità, nonostante moltissimi docenti ritengano che queste prove siano inutili perché "bastano già le valutazioni e la preparazione svolta durante l'anno", tipico giudizio di tipo efficientistico e molto limitato. Io invece ritengo che la scuola non sia soltanto un luogo di apprendimento, ma anche di formazione, di prove, di dimostrazione del senso di responsabilità, di rendere conto in sostanza di quello che sei capace a fare. Io addirittura in una scorsa intervista ipotizzavo di aggiungere un altro esame al termine dell'obbligo formativo (16 anni, ndr). A prescindere da tutto ciò, sono davvero convinto che le prove per un ragazzo siano utilissime perché lo mettono di fronte ad un esercizio a cui non è abituato, significa imparare a confrontarsi con un ostacolo imprevisto, un esercizio di maturità che va gestito bene, d'accordo, con la massima attenzione da parte della scuola, ma che è utile. Senza esagerare la difficoltà, questi ragazzi devono imparare a crescere, altrimenti se non si comincia subito ci ritroviamo, come sempre più spesso oggi, dei ragazzini alle superiori e degli adolescenti a metà strada all'università.

 

Rispetto alla tanto polemizzata, specie negli ultimi mesi dopo i casi di boicottaggio, prova Invalsi, lei cosa ne pensa?

Penso due cose: per prima cosa, tutti i processi di valutazione sono da rispettare e anzi vanno perfezionati sempre meglio, resi più affidabili. In questo il ministero ha una grossa responsabilità, deve tenersi molto in contatto con il mondo scolastico, questa prova non può essere una carriola che viene giù dal cielo senza alcun preavviso. Lo stato ha il diritto e il dovere di accertare qual è il livello medio di apprendimento, sono quindi favorevole alla prova di tipo nazionale; quello che mi lascia perplesso invece è che questa prova faccia media effettiva con le altre.

 

Perché?


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