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MATURITA' 2015/ Esami di stato, prima prova, tema di storia (tipologia C): fatti e opinioni possono "andare d'accordo"

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Esercito russo in parata (Infophoto)  Esercito russo in parata (Infophoto)

MATURITÀ 2015, ESAMI DI STATO: LA STORIA NEL SAGGIO BREVE (TIPOLOGIA B) E NEL TEMA STORICO (TIPOLOGIA D) - La materia storica entra a far parte della prima prova degli esami di Stato (italiano) in due modi fondamentali: sia perché richiamata dalla richiesta di redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale di ambito storico-politico, sia perché direttamente sottoposta a riflessione nel tema di argomento storico (tipologia C). 

In entrambi i casi gli argomenti finora presentati agli studenti maturandi, se si prendono in considerazione le prove degli ultimi dieci anni, li esentano dal rischio di impantanarsi in una chiacchierata su qualcosa di ovvio, da cui non sono del tutto immuni altre tipologie. Le due prove "storiche", cui talvolta se ne può aggiungere una terza, relativa cioè allo sfondo storico necessario per inquadrare i temi di ordine generale (tipologia D), mettono seriamente alla prova conoscenze e competenze del candidato, del quale le commissioni, nel caso egli abbia deciso di affrontarle, apprezzeranno certamente non solo il coraggio, ma soprattutto la capacità di argomentare storicamente: a patto, naturalmente, che questa preziosa e rara qualità sia comprovata nell'esercizio di cui ci stiamo occupando. Non dobbiamo dimenticarci che si tratta di una "prova di italiano" per tutti gli indirizzi di ordinamento e sperimentali (per le minoranze del nostro paese sono previste anche le prove nelle lingue slovena, ladina e tedesca) in cui il possesso della lingua madre si esprimerà mediante il ragionamento storico o storico-politico. 

Una prova a più dimensioni, dunque, che può dare grande soddisfazione a chi l'affronta, a condizione che la preparazione sia corrispondente agli obiettivi richiesti. In che senso? 

Anzitutto l'italiano del tema di storia, come stanno a dimostrare gli esempi dei grandi storici che si possono consultare sia come fonti storiche sia per arricchire le abilità di scrittura, ad integrazione delle conoscenze offerte dai manuali scolastici, sempre più essenziali e aridamente informativi nella loro propensione alla sintesi, dovrebbe caratterizzarsi per il lessico appropriato e per le connessioni causali che sono tipiche delle successioni storiche. 

È interessante osservare, in proposito, che lo stile degli storici di professione è cambiato negli ultimi cinquant'anni come conseguenza del tramonto dello storicismo crociano e dell'affermarsi di studi di carattere settoriale o comunque meno preoccupati di volere individuare finalità sul piano della immanenza storica. Se Croce, dotato comunque di una grande scrittura, preferiva l'ampio periodare e la lunga frase nella quale il lettore annega (un esempio: "A questa religione dell'èra nuova, facevano riscontro e contrasto religioni rivali e nemiche, la quali, quantunque da lei espressamente o virtualmente criticate e sorpassate, noveravano fedeli e raccoglievano proseliti, e componevano cospicue realtà storiche, corrispettive a taluni momenti ideali, che in perpetuo si ripresentano"; da Storia d'Europa nel secolo decimo nono, 1932) si privilegia successivamente, pur in area crociana, uno stile più investigativo che cerca il consenso del lettore attraverso l'uso di metafore e riferimento ai fatti (un esempio: "Indipendentemente dalle sollecitazioni di Mosca e della Terza Internazionale, un'ondata "rossa" attraversava, comunque, egualmente il continente nei primi anni del dopoguerra"; da Giuseppe Galasso, Storia d'Europa, 2001). 



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