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MATURITA' 2015/ Esami di stato, seconda prova, versione di latino: 10 regole per la traduzione giusta

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7. Non bisogna fermarsi troppo tempo su un punto poco chiaro. La gestione errata del tempo crea parecchi danni. Occorre avere fiducia nella capacità espositiva degli autori latini. Per esempio, spesso il periodo successivo chiarifica il contenuto del passo precedente.

Occorre fare attenzione ad alcuni accorgimenti stilistici: spesso gli autori latini utilizzano il parallelismo, cioè delle strutture vengono ripetute. Questo è molto utile perché grazie al parallelismo una costruzione che sembra complessa si rivela più semplice perché ripetuta o riproposta in una versione più semplice. Anche il chiasmo è molto usato (struttura incrociata, per esempio il famosissimo sallustiano satis eloquentiae, sapientiae parum, avverbio-genitivo, genitivo-avverbio) e ben riconoscibile.

9. Dopo avere terminato la traduzione provvisoria incomincia il lavoro di autocorrezione. Io consiglio sempre una serie di controlli con un obbiettivo specifico per volta. Propongo  almeno questi:

a. Leggere la propria traduzione per individuare se globalmente ha senso ed è comprensibile. Come ho premesso: dove non si capisce qualcosa nella propria traduzione, c'è sicuramente un errore.

b. Controllare dal latino di avere tradotto (o riportato) tutte le parole. Non è raro che non vengano trascritte parti che uno ha tradotto.

c. Verificare se la traduzione italiana è sintatticamente compatibile con la struttura latina: tradurre un'infinitiva latina con una temporale italiana "perché suona bene" è sicuramente sbagliato.

d. Verificare almeno la concordanza soggetto-predicato e i tempi dei verbi.

10. Prima di copiare in bella sarebbe auspicabile una buona resa italiana, possibilmente stilisticamente coerente con l'autore: Sallustio e Lucrezio che scrivono con arcaismi meriterebbero qualcosa di analogo in italiano. Questo è forse troppo, ma almeno che ci sia una correttezza grammaticale (e ortografica) e un testo leggibile anche in italiano.

Si potrebbero dire molte altre cose, ma avevo promesso un decalogo.

Per usare un'immagine lucreziana, mi si potrebbe obiettare che è bello guadare dalla spiaggia (io docente) coloro che sono nella tempesta (gli studenti che devono affrontare la prova). Ma anche io sono stato in quella tempesta e ricordo di averla affrontata con onore. È quello che auguro anche a chi, dopodomani, dovrà sostenere un momento importante della propria vita. La versione potrà essere facile, difficile, impossibile …. Quello che resterà ad ognuno è come avrà affrontato il rischio.



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