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TEMI SVOLTI MATURITÀ 2015 / Diritto all'istruzione, Malala Yousafzai (Tipologia D, tema di ordine generale) di Monica Mondo (Esami di Stato)

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Malala Yousafzai  Malala Yousafzai

Però, Malala dovrebbe interrogare anche noi. La prova che stiamo affrontando si chiama esame di maturità. Una parola che suscita ansia, che evoca un'idea antica di educazione, quasi un cammino a tappe prestabilite che non corrispondono quasi mai alla realtà, non tiene conto della diversità; sappiamo bene che "maturità" è un concetto relativo, e dipende dal significato che gli attribuiamo: non significa sapere tutto, ma avere un punto di vista, uno sguardo consapevole e appassionato, una ragione allargata e un esercizio della memoria per connettere le informazioni ricevute, e saper giudicare, scegliere. Non è un traguardo dell'intelligenza o della morale, né la fine di un cammino, casomai l'inizio di un interesse libero per la conoscenza. Una sfida, saper reggere alla naturale paura, mettersi in gioco da protagonisti, consapevoli sempre che non si tratta di un azzardo: aver studiato, magari continuare a studiare è un privilegio immenso, una possibilità affatto scontata.

Viviamo in un paese dove fortunatamente siamo introdotti nel mondo della scuola con una strada segnata, accompagnati, coccolati, protetti, seguiti. Nonostante tutte le pecche e carenze del nostro sistema, abbiamo avuto a fianco dei nostri anni d'infanzia e adolescenza persone pazienti e generose, e quelle irritabili o aride ci hanno in ogni caso allenato ad essere più forti, meno ingenui e instabili. Non abbiamo stima di loro, né confidenza, né voglia di sfruttarne al massimo il sapere. Abbiamo tutti i libri che vogliamo a disposizione, non solo per la didattica. Ci hanno detto che leggere è incontrare mondi, persone, capire e capirsi, crescere. Non dobbiamo neppure comprarli, ci sono biblioteche in ogni paese, in ogni quartiere, costano quanto due birre al pub, un film al cinema, mezza partita allo stadio.

Ci manca la voglia, di cambiare il mondo, di non subirlo, di non lasciarcelo scorre e addosso. Ci manca la voglia, l'anelito insopprimibile proprio dell'uomo a dare tutto se stesso, perché quel che impariamo serva a migliorare la vita, nostra e altrui. Se non è il sogno della giovinezza, sarà la stanchezza del vivere a portarcelo via. Ma a diciott'anni, non è possibile né giusto. A diciott'anni, quel "fatti non foste a viver come bruti…" dovrebbe farci fremere. Perché è vero, conoscenza e virtù vanno insieme, la pace, l'amicizia vengono dal sapere, anche la maturità vera è attrazione per la realtà, per l'infinito che la intride, e chiede un alto volo, per lasciarsi scorgere.

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