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TEMI SVOLTI MATURITÀ 2015 / Italo Calvino e "Il sentiero dei nidi di ragno" (Tipologia A, analisi del testo) di Emmanuele Riu (Esami di Stato)

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TEMI SVOLTI MATURITÀ 2015: TRACCIA DI ANALISI DEL TESTO (ESAME DI STATO 2015) - Il sentiero dei nidi di ragno, pur essendo la prima vera opera di Calvino, è già uno splendido esempio di quali possibilità offra lo strumento espressivo del linguaggio: tutto il romanzo infatti è caratterizzato da quella grande "leggerezza" che lo stesso Calvino attribuirà alla propria scrittura, parlando di sé nelle sue Lezioni americane. Una leggerezza che, pur "sottraendo peso", porta in sé tutto il ricordo del peso attraverso cui è dovuta passare. E non sto parlando solo della leggerezza dello stile o del linguaggio, ma anche della leggerezza insita nello sguardo dello scrittore che emerge (ed emerge) durante lo snodarsi delle vicende di Pin. Una leggerezza che, lungi dall'essere una censura del peso e della concretezza della realtà, prova ad essere (a torto o a ragione) una sorta di contro-proposta ad essi.

Il passo in questione esemplifica bene tutto ciò: si tratta infatti del primo momento, potremmo dire, "di riflessione" del romanzo appena cominciato. La narrazione, da puntuale e consequenziale, si allarga, cinematograficamente, a un livello più alto, mettendo insieme diverse immagini in successione, senza dialoghi (con l'eccezione dei richiami delle madri degli amici di Pin) e lasciando emergere sprazzi meditativi, propri di un pensiero che si confonde fra quello di Pin e quello del narratore che rimane nell'ombra; il tutto senza interrompere il narrato, ma dissolvendo sapientemente gli elementi nuovi nel racconto che continua. E vediamo così Pin che, con l'amarezza data dall'aver fatto un brutto scherzo (con quella frase sentenziosa in apertura che ci innalza al di sopra della mera fattualità, al di là dello scherzo fatto da Pin al tedesco), vaga per i vicoli col desiderio di avere qualcuno con cui condividere qualcosa di sé (e questo "qualcosa" è esemplificato nei "nidi di ragno"), consapevole che la situazione in cui si trova, situazione di orfano lanciato brutalmente nel mondo, lo distanzia dai ragazzi della sua età, in parte curiosi di sbirciare nel mondo che Pin già comincia a intravedere chiaramente ma allo stesso tempo ancora incapaci di comprenderlo e ancora protetti dai richiami delle proprie madri. "E a Pin non resta che rifugiarsi nel mondo dei grandi", un mondo sicuramente non accogliente ma nel quale, per un (a lui ancora) misterioso motivo gli appare come più congeniale, almeno per "smaltire la nebbia di solitudine che gli si condensa nel petto le sere come quella", commuovendo, provocando e irritando quei grandi, nell'osteria, che appaiono anche più facili da prendere in giro.

La tensione che emerge fra il mondo degli adulti e il mondo dei "piccoli" è simbolo espressivo del sentimento di inadeguatezza che caratterizza spesso i ragazzini, soprattutto nella loro ricerca del proprio posto nel mondo. Ed è una tensione che caratterizza un luogo a metà fra i due mondi, una sorta di luogo di passaggio, nel quale Pin si è venuto già a trovare (forse troppo presto?) e nel quale i suoi coetanei ancora non sembrano essere arrivati. Lo iato che le madri protettive instaurano fra i due mondi, non contente che i propri figli passino dall'uno all'altro per la porta aperta loro da Pin, si oppone al sentimento di Pin a cui Calvino dà voce nel raccontare: e nella sua maestria quasi ci fa percepire, inavvertitamente, il passaggio dal proprio pensiero di narratore che descrive l'inconscio del ragazzino ("E a Pin non resta che rifugiarsi nel mondo dei grandi, dei grandi che pure gli voltano la schiena, dei grandi che pure sono incomprensibili e distanti per lui come per gli altri ragazzi") al pensiero consapevole ed espresso, sogghignante e quasi "parlato", di Pin stesso ("ma che sono più facili da prendere in giro, con quella voglia delle donne e quella paura dei carabinieri"). Non c'è in Pin nessuna attrazione per un mondo del genere, c'è anzi una profonda disillusione, ed è per questo che possiamo dire che il peso della concretezza della realtà rimane, anche nel tono scanzonato del Sentiero; contemporaneamente, sembra che un mondo del genere gli offra (come forse offriva a Calvino) la possibilità di acquisire uno sguardo sornione sulle cose, sui grandi così fragili, così pieni di fissazioni e paure, così da poter in qualche modo affrontare quello che sembra essere un mondo ricco di vuoto. È sicuramente più facile in questo caso che non in un mondo ingenuo (e forse meno fragile) come quello dei bambini, nel quale Pin tenta di intrufolarsi ("alle volte vorrebbe mettersi coi ragazzi della sua età, chiedere che lo lascino giocare a testa e pila, e che gli spieghino la via per un sotterraneo che arriva fino in Piazza Mercato"), ma dove si sente allo stretto: e così l'esclusione degli amici è solo il simbolo della propria "autoesclusione" da un mondo del genere.



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