BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TEMI SVOLTI MATURITÀ 2015 / Sviluppo tecnologico e comunicazione (Tipologia B, ambito tecnico-scientifico) di Nicola Sabatini (Esami di Stato)

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Non possiamo fermarci a questo livello di critica senza approfondire il vero fattore in campo, che è quello che decide se e come utilizzare questi straordinari canali e strumenti di comunicazione: la persona. Perché si rimane sorpresi di fronte al sentimento di stranezza per la mancanza di campo o di connessione? Non ha forse l'uomo un bisogno insopprimibile di comunicare, condividere idee ed esperienze, coltivare rapporti? E da questo punto di vista non hanno le nuove tecnologie consentito cose impensabili dieci o vent'anni fa? Possiamo condividere documenti con l'altra parte del mondo e discuterli in tempo reale, dialogare con persone sparse nel mondo in conferenze virtuali, fare sentire la nostra opinione a un numero largo di persone, mantenere relazioni che per circostanze potremmo avere perso. Tutto questo è un bene, non un male.

Internet è una grande possibilità, eppure è anche un grande rischio: il rischio di guardarsi ossessivamente, come perennemente allo specchio, novelli Narcisi che dimenticano che quello che pubblichiamo, che postiamo, che inviamo nella grande rete globale deve trovare qualcuno dall'altra parte che legge, approva, commenta. Internet è un mezzo, uno strumento che consente ciò cui veramente siamo appassionati: la comunicazione, l'essere in collegamento "con". Ma "il mezzo è il messaggio", dice McLuhan. E il mezzo in questo caso è talmente potente e scintillante che ci irretisce in una dinamica che potrebbe farci scordare chi siamo, cosa sia una relazione "vera", un rapporto "reale" e non virtuale.

Non che i rapporti via internet siano totalmente da denigrare: bisognerebbe piuttosto ricordarsi che sono parziali. Ma per fare questo è necessario tornare a osservare in profondità cosa ci renda più soddisfatti: cedere all'invadenza di un mare di dati che bussa continuamente alla nostra porta esigendo una risposta immediata, distraendoci dal mondo intorno a noi, o cercare con coraggio di stare attaccati a ciò che ci tocca in modo più profondo e reale, strappandoci dall'universo incantato del virtuale. Ma se è relativamente facile capire che un abbraccio, un incontro, una stretta di mano con qualcuno cui vogliamo bene sono molto di più di un like su Facebook o del commento sulle chat cui il nostro smartphone partecipa, molto diverso è il pensiero dominante rispetto a internet, che viene presentato come il mezzo che permetterà di risolvere tutti i problemi del mondo: è il soluzionismo, un'ideologia per cui a ogni problema si troverà il giusto algoritmo che risponde e internet sarà l'agente principale di questa rivoluzione. E' la dottrina più o meno esplicitamente espressa dai "guru" della Silicon Valley, che contribuisce a farci vivere l'illusione di "un mondo nel quale tutto è possibile", come dice Neo alla fine del film Matrix.

Ma di fronte a questa grande illusione di onnipotenza personale o sociale è ancora possibile porci domande scomode e radicali per ritrovare la giusta misura nell'uso dei mezzi di comunicazione, valorizzandoli per quello che sono realmente: che valore ha una relazione via internet? Che valore ha il tempo passato in connessione? Sono proprio internet e la possibilità di comunicare ed essere connessi la soluzione ai problemi che ci tocca vivere?

Ora più che mai, soprattutto in questi tempi nei quali grandi possibilità tecnologiche a lungo agognate dall'umanità intera si realizzano, è urgente tornare a pensare in modo attento e appassionato a quello che vogliamo realmente, ai nostri desideri più profondi e veri, a cosa sia il bene per la nostra persona. Scopriremo qualcosa di nuovo su di noi e sulle grandi possibilità che la tecnologia ci offre, senza cedere a tentazioni manichee che condannano o celebrano incondizionatamente.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.