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TEMI SVOLTI MATURITÀ 2015 / Sviluppo tecnologico e comunicazione (Tipologia B, ambito tecnico-scientifico) di Nicola Sabatini (Esami di Stato)

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TEMI SVOLTI MATURITÀ 2015: TRACCIA DI AMBITO TECNICO-SCIENTIFICO (ESAME DI STATO 2015) - "Scusa, la conversazione può cadere da un momento all'altro perché non c'è campo". A tutti è capitato più o meno spesso di doversi scusare con queste parole durante una telefonata, o di avere bisogno di telefonare urgentemente e non riuscire a connettersi alla rete. In quei momenti il nostro stato d'animo va incontro a sentimenti diversi: ci arrabbiamo con il gestore telefonico o il costruttore del nostro smartphone, entriamo in un'ansia profonda per non poter continuare la nostra importantissima conversazione, siamo presi dallo sconforto perché improvvisamente isolati, tagliati fuori, reclusi nel "limbo" dell'assenza di campo. Senza negare che questa assenza a volte può assomigliare a una benedizione -per esempio quando la persona che dovremmo contattare o che ci sta contattando è particolarmente sgradita o ci ricorda qualcosa di urgente e molto fastidioso- questa strana paura della sospensione della connessione deve fare pensare. E' quasi un horror vacui al quale per qualche imponderabile motivo abbiamo deciso di sottostare, perché soffriamo il fatto di non poter essere sempre connessi, in comunicazione con tutti e, se mai l'internet delle cose diventerà un fatto reale e funzionante, con tutte le cose che ci circondano.

Il mondo nel quale viviamo è avvolto da questa rete impalpabile che costituisce l'odierna agorà nella quale tutti hanno il diritto e la facoltà di dire tutto di qualsiasi cosa: internet è una grande infrastruttura che permette un esercizio continuo della nostra voglia di comunicare, di incontrare, di parlare, di urlare, di interagire scherzando o lavorando. Per esempio, essere attivi sui social networks è un po' come essere sempre al bar con gli amici, anche mentre siamo al lavoro: mando una importante mail al mio capo, e quasi contemporaneamente scherzo con i miei amici virtuali sui risultati del campionato del giorno prima, commento l'ultima mega-produzione hollywoodiana, consiglio l'ascolto di uno sconosciuto brano della mia band preferita, condivido un meme particolarmente comico sulle sparate di Renzi o Salvini. Come al bar, appunto, si reagisce a quello che passa per la testa o a quello che l'avventore casuale introduce nella discussione al bancone sollevando la testa dalla lettura del quotidiano.

Moltissimi iniziano a pensare criticamente a questo trend di costume e comportamento umano, e non senza ragioni. Se ci concepiamo sempre connessi grazie a internet e alle reti di telecomunicazione, il non essere in connessione è irrimediabilmente un di meno, un problema, un intoppo nello svolgimento della nostra quotidianità che ci imbarazza e in qualche modo ci lascia azzoppati o menomati. E' proprio questa strana percezione di mancanza a venire messa in discussione criticamente: ma come — ci si chiede — siamo arrivati al punto di stare male perché non riusciamo a resistere a rispondere all'ultimo sms, al penultimo messaggino WhatsApp, alla mail che potevamo rimandare a dopo la fine del weekend? Dove va a finire la nostra vita familiare se anche il lavoro sfrutta il canale di comunicazione al contrario e invade la nostra intimità? Chi ha deciso che le cose debbano andare così?



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