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SCUOLA/ Renzi, non si usano i precari come merce di scambio

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A questo punto, ci si chiede se ci sia un nesso tra la dichiarazione del mattino di tornare a fare il "Renzie" e l'annuncio della sera a Porta a Porta di rinviare il disegno di legge della Buona Scuola. A noi sembra che sulla Buona Scuola, Renzi sia sempre stato "Renzie", con la stessa fatica dell'omologo Fonzie di ammettere di aver sbagliato. 

Eppure, sulla scuola, gli errori sono stati molti, e continuano.

Il primo errore è stato quello di indebolire la visione del documento programmatico della Buona Scuola, approvando in Consiglio dei ministri un disegno di legge che annacquava i principi del merito con il mantenimento degli scatti di anzianità, della valutazione con il ritorno alla collegialità, dell'autonomia con la pervasività della burocrazia ministeriale.

Il secondo errore è stato quello di consentire alla Camera modifiche con cui si è ulteriormente ceduto a chi pensa ad una scuola per i docenti e non per gli studenti e quindi — in nome dell'egualitarismo formale — vuole continuare a non essere valutato, giudicato, a non rendere conto del proprio operato. 

L'ultimo errore, in ordine di tempo, è quello di addebitare il rinvio dell'approvazione del ddl alla mole degli emendamenti presentati dalla stessa sinistra del partito di maggioranza e dalle opposizioni. In questo modo, il premier sbaglia tempo e merito. Sbaglia tempo perché ha annunciato il rinvio giusto la sera dopo la chiusura delle urne dei ballottaggi amministrativi. Sbaglia merito, perché in questo modo conferma freudianamente l'accusa che gli è stata rivolta fin dall'inizio, ovvero di usare la stabilizzazione ope legis come merce di scambio per quei residui punti qualificanti dell'impianto legislativo. 

Essendo tutto politico lo scontro con la sinistra del suo partito, Renzi dovrebbe addebitarle l'incapacità di una visione riformatrice ed innovatrice e non la mancata stabilizzazione con il prossimo anno scolastico, anche perché il Governo potrebbe lo stesso immettere in ruolo tra i 60 e i 70mila insegnanti per coprire tutti i posti ancora disponibili e vacanti, al netto dell'organico dell'autonomia che sarà introdotto con il provvedimento ora al Senato.

Più che una vendetta politica, giustificare il rinvio come ha fatto il premier ieri sera sembra una vendetta verso la scuola e i suoi insegnanti, che tutti hanno additato come i veri responsabili dell'insuccesso della tornata elettorale delle amministrative. Ma attenzione: chi di vendetta colpisce non saprà mai se sarà l'ultimo a farlo.



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COMMENTI
18/06/2015 - Valutazione esterna e di sistema (Vincenzo Pascuzzi)

Mettiamo subito le mani avanti. Nei confronti della valutazione esterna, non esiste né una contrarietà preconcetta e pregiudiziale, né tanto meno paura. Questo perché chi critica le prove Invalsi se lo sente spesso rinfacciare. “Chi ha paura della valutazione nelle scuole?” titolava Paolo Sestito qualche mese fa (lavoce.info – 12.2.2013). Nessuno ha paura di una valutazione esterna seria, ma si contestano sia la validità e l’utilità dei test a scelta multipla – o quiz a crocette – finora usati dall’Invalsi, sia le modalità operative dell’Istituto di Villa Falconieri. È però anche vero che “… la scuola per anni è vissuta senza valutazione ed ha funzionato benissimo. Avevamo una scuola elementare d’eccellenza e il suo [di Profumo] predecessore Gelmini l’ha rovinata cancellando i moduli e le compresenze” come osserva il d.s. Eugenio Tipaldi (“La mania di valutazione” – tecnicadellascuola.it – 6.3.2013). Perciò bisognerà monitorare i costi e il rapporto costi-benefici. http://www.idocentiscapigliati.com/2013/11/perche-linvalsi-e-tutto-da-rifare.html#more

 
18/06/2015 - No con i “quizzetti di Berlinguer” o di altri (Vincenzo Pascuzzi)

1) No con i “quizzetti di Berlinguer” o di altri. - Gli insegnanti protestano per il timore di essere valutati? Falso. L’esito della consultazione sulla Buona Scuola ci dice che il 65% dei docenti è favorevole al riconoscimento del merito ai fini della retribuzione. Come valutare, premiare, incentivare i bravi insegnanti? Certamente non con le proposte governative che sono state formulate negli ultimi 15 anni: dai quizzetti di Berlinguer, al criterio reputazionale della Gelmini, ai crediti a punti con mancetta di Renzi-Giannini. Bisognerebbe concentrarsi sul lavoro fatto in classe per gli studenti, anche facendo emergere la parte non riconosciuta di preparazione, verifica, interventi specifici. Bisognerebbe arrivare ad una stabile progressione di carriera, come negli altri Paesi europei, con passaggi selettivi ed incrementi stipendiali adeguati. Bisognerebbe puntare sulla formazione iniziale dei nuovi insegnanti, con investimenti mirati, perché questo sarà il capitale umano che formerà le nuove generazioni di studenti. Invece la proposta governativa non prevede niente di più e di meglio della routine che si fa da anni. http://italians.corriere.it/2015/06/16/come-valutare-premiare-e-incentivare-i-bravi-insegnanti/ 2) I test Invalsi e la presunta paura altrui. - http://www.orizzontescuola.it/news/test-invalsi-e-presunta-paura-altrui

 
18/06/2015 - commento (francesco taddei)

è loro interesse opporsi a qualsiasi valutazione.

 
18/06/2015 - sul paragone ingannevole di francesco taddei (Vincenzo Pascuzzi)

Se è una spiritosaggine o una freddura, confesso che non l’ho capita: ho i mie limiti! Appare invece come un paragone ingannevole e di comodo per cercare di giustificare l’operato di Renzi, ma fallisce il suo scopo perché i soggetti differiscono troppo e anzi si fronteggiano e le situazioni sono contrapposte. I professori stanno difendendo legittimamente se stessi da uno scippo e si oppongono al massacro della scuola pubblica statale mascherato da riforma epocale e virtuosa. È un po’ come paragonare scippato e scippatore, vittima e aggressore, investito e investitore magari ubriaco, drogato, senza patente.

 
18/06/2015 - commento (francesco taddei)

anche i professori non dovrebbero bloccare gli scrutini e strumentalizzare gli studenti per i loro interessi. eppure lo fanno. forza renzi.