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MATURITA' 2015/ Esame di stato, una "macchina" da rottamare e cambiare. In 4 mosse

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Un 11 in italiano scritto, un 9 in matematica, un 11 in terza prova, un 20 (la sufficienza) nel colloquio, equivalgano ad un valore di 51 come prove d'esame, il quale, sommato ad un credito scolastico di 15, porta a 66/100mi: può un numero, esito della somma di valori così diversi, rappresentare significativamente un livello di "preparazione"? Forse sarebbe meglio introdurre un modello di esame che integri alcune delle attuali prove con altre standardizzate, con elaborati di sintesi frutto di esperienze svolte nell'ultimo anno e rappresentative dell'indirizzo di studi, con un colloquio multidisciplinare che attesti capacità di collegamento e di sintesi acquisite. E l'elaborazione di una certificazione conclusiva che descriva e qualifichi cosa uno studente conosce, ha imparato e sa fare. E, poi, c'è tutto un percorso formativo e culturale pregresso che non è documentato, oggi, in una prova d'esame.

Com'è invece la macchina dell'esame di stato vista da dietro le quinte, lato presidenti, commissari e docenti?
Le commissioni coinvolte sono quest'anno 12.005 ed esamineranno 24.189 classi. Proprio nel momento in cui è forte l'invito alla semplificazione e allo snellimento delle procedure burocratiche e nell'anno in cui va a regime il riordino delle superiori e si auspicava la riforma dell'esame di maturità, se ne conferma esattamente il modello. Senza la minima ombra di un tentativo di cambiamento: una commissione composta da un preside e sei docenti che viene impegnata per oltre venti giorni in circa 600 ore totali di lavoro a valutare due classi di studenti per attribuire un voto in centesimi che, statisticamente, risulta ampiamente prevedibile ed in linea con la media dei voti di ammissione (con tolleranza di oscillazione attorno ai 4-5 punti in più o in meno!). E' evidente che non vi è assoluta proporzione tra la spesa ed il tempo investito e l'obiettivo di un'effettiva valutazione e selezione in base alle competenze acquisite. 

Che cos'è che impedisce di trovare un sano punto di equilibrio? Il centralismo?
Semplicemente, credo, la non libertà di riconoscere che c'è bisogno di adeguarsi, senza semplificare o banalizzare le forme e senza rinunciare in qualche misura a effettuare delle "prove", alle nuove esigenze di certificazione al termine di un percorso di studi.

Ma lei condivide che gli studenti debbano fare un esame alla fine del II ciclo di studi, o no?
La fine di un ciclo di studi deve essere caratterizzato da un periodo di esami: nella vita ogni  passaggio ad un nuovo grado di  maturità è sempre documentato dall'esperienza di una "prova" che provoca, realizza ed attesta l'incremento di consapevolezza e, perciò, di cultura che il percorso svolto ha realizzato nella persona. E, poi, la scuola è, oggi, dopo la famiglia, la risorsa di una nazione: per questo è la collettività che, legittimamente, deve verificare che l'investimento di risorse umane, strumentali e finanziarie impegnato nel sistema scuola si misuri, al termine di un ciclo di studi, in termini di incremento di capitale umano.

Lei cosa cambierebbe? 



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COMMENTI
22/06/2015 - Smettere di fare i coperchi al posto del diavolo (Vincenzo Pascuzzi)

Condivido la diagnosi. Il rapporto costi/benefici è fallimentare. Si spendono in media 40.000 euro per ogni bocciato, sono risorse che andrebbero meglio impiegate per iniziative SERIE di recupero. E poi, come si fa ad ignorare la mega-fabbrica di bugie costituita dagli scrutini finali? Segnalo la testimonianza triste e sarcastica di Pietro Ratto: “IL SORPASSO - L’ENNESIMO SCRUTINIO-FARSA”. Questo il link: http://www.retescuole.net/wp-admin/post.php?post=7503&action=edit