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SCUOLA/ Studiare (e insegnare) filosofia, la "rivoluzione" comincia così

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La nebulosa di Orione (Immagine dal web)  La nebulosa di Orione (Immagine dal web)

Tutta questa ricchezza è fonte di grande soddisfazione per gli organizzatori, e non soltanto per l'esito conseguito dal punto di vista della partecipazione di studenti e docenti e delle molte associazioni, università e fondazioni coinvolte nel Concorso, nonché dell'attenzione riservata all'iniziativa dal Miur e dal ministro dell'Istruzione Stefania Giannini in particolar modo. Ciò che più di tutto ci rende orgogliosi nel promuovere le RD è la constatazione della novità di metodo che esse rappresentano per il lavoro quotidiano di molti docenti e studenti e, potenzialmente, per tutta la scuola italiana.

Tale novità consiste innanzitutto nell'aver scelto di sfidare allievi e docenti sui grandi temi e sulle domande fondamentali della filosofia, domande che, nella didattica ordinaria e in proposte formative apparentemente affini alle RD, rischiano di perdersi in questioni più specialistiche e di dettaglio, talvolta di corto respiro. In questo senso, proporre temi come quello della natura e delle possibilità conoscitive della ragione umana (RD 2014) e quello della natura e dell'esperienza della libertà (RD 2015) ci pare un approccio alla didattica della filosofia tanto essenziale quanto coraggioso, anche perché non prono alle mode.

Affrontare l'insegnamento della filosofia a partire da queste grandi domande e sfidando gli studenti a rispondervi a partire dal paragone con la propria esperienza, permette a ciascuno di scoprirsi non solo un essere che domanda, ma anche di andare a vedere come ha domandato l'autore, il classico, e così di imparare a domandare immedesimandosi con le sue domande.

Come scrive Costantino Esposito, in filosofia "la domanda non è mai il punto zero, non si comincia mai domandando; la domanda è sempre uno "zero virgola uno", viene sempre un attimo dopo, c'è sempre bisogno che qualcosa accada perché noi possiamo chiedere. 'Perché?'. Un uomo sottovuoto spinto, che non avesse rapporti con la realtà, non chiederebbe il perché".

Un primo compito delle RD è di comprendere ancora una volta che il domandare della filosofia nasce da un rapporto leale con la propria esperienza del mondo, nella quale la risposta anticipa sempre la domanda. In questo modo è possibile offrire ai nostri giovani un criterio di giudizio per valutare la verità o almeno l'attendibilità di una risposta: bisogna verificare se quella risposta non annulli aprioristicamente la domanda di partenza. Infatti, scrive ancora Esposito: "Il dato, la risposta intesa come dato – non come la rispostina al quesito o al test di un esame di filosofia – è qualcosa che già c'è [la realtà in tutte le sue dimensioni] e che eccita 'eroticamente' la domanda del perché".

La questione del domandare evidenzia che, insieme al dato, per domandare c'è bisogno di un io pensato fenomenologicamente come rapporto: "Se non ci fosse qualcuno o qualcosa d'altro da me che mi interpella non ci sarebbe proprio l'idea di io. […] La realtà viene prima di noi. Noi siamo nati. Ben prima che essere-per-la-morte, noi "siamo-nati". Il fatto che siamo nati vuol dire che siamo dati, cioè che c'è qualcosa che ci dà a noi stessi – chiamatelo il padre e la madre, la natura, Dio. È evidente alla ragione che c'è qualcosa da cui proveniamo. […] La domanda è dunque il segno della nostra finitezza non semplicemente in quanto incapacità o ignoranza, ma in quanto in essa si esprime ed emerge la dipendenza e la provenienza da ciò che origina il nostro essere. Nel domandare infatti emerge con evidenza che la realtà, nella sua essenza è uno spazio di incontro, sin dall'inizio".



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