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SCUOLA/ La fiducia di Renzi manda avanti il ddl ma "sfiducia" i prof

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

È personale da parte del direttore generale nei confronti dei presidi già oggi, tanto che questi possono essere spostati di sede se non fanno, sinteticamente, un buon servizio; è personale quando i docenti valutano i propri studenti, al di là del ruolo collegiale del consiglio di classe, ma non è personale da parte del preside nei confronti del personale della propria scuola. Si ha paura, si teme, si sospetta. Ci può essere qualcuno che si comporta in modo scorretto? Ci vogliono le progressive responsabilità, cioè le varie garanzie, perché uno sia messo di fronte alle proprie responsabilità. Che sia preside, oppure docente, oppure bidello. 

Non ci si fida invece non solo degli altri, ma nemmeno della certezza del diritto. Meglio la maschera collettivista: non a caso continua a dominare l'idea che l'autonomia scolastica (declinazione dell'etica della responsabilità) debba essere governata in modo centralistico. Solo il "centro", cioè il ministero, sa, e in quanto sa, dispone. Le persone, nelle loro responsabilità dirette, invece, no: "tutto ciò che non è permesso, è vietato".

Ancora una volta, in poche parole, non ci si fida. Da un lato perché, centralisticamente, così si controlla tutto e tutti, e poi perché, comunque, è comodo così: c'è uno che pensa per tutti, cioè la vecchia "democrazia delle circolari".

Cultura dei risultati? Ovvio pretenderli dai nostri ragazzi, durante gli scrutini, per nulla ovvio chiederla ai valutatori. Questa cultura della responsabilità, in spregio delle contraddizioni, è data per scontata in tutto il resto del mondo del lavoro, ma è negata nel mondo della scuola (non sui giovani, ma sui loro valutatori), e così si preferisce mascherarsi dietro alle solite parole magiche: diritti, libertà di insegnamento, scuola pubblica.

E così, di maschera in maschera, passano gli anni, con riforme da tutti volute e richieste, a parole, ma alla fine sempre "altre" da quelle proposte, proprio perché la vera richiesta, inconfessabile, è quella di lasciare tutto immutato. Perpetuando così, dietro le tante ipocrisie, quell'individualismo egoistico che è la vera cifra culturale del nostro tempo.



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