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SCUOLA/ La fiducia di Renzi manda avanti il ddl ma "sfiducia" i prof

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Andare oltre le polemiche, oltre i troppi muri di gomma, culturali e sindacali: sembra un compito che pochi sono disposti ad assumersi, nel faticosissimo percorso di approvazione della cosiddetta Buona Scuola renziana, che ieri ha superato lo scoglio del Senato con un voto di fiducia (159 sì, 112 no; il 7 luglio sarà alla Camera, ndr). 

Oramai, al di là dei pro e contro su qualsiasi proposta di legge, Buona Scuola compresa, siamo al tifo da stadio. La prima e vera negazione del senso culturale della stessa vita scolastica, cioè di professionalità che sanno che il dialogo formativo è prima un dovere che un diritto.

Ma per poter dialogare è necessario individuare un punto di partenza, endoxa lo chiamavano i greci, una sorta di punto di Archimede argomentativo. Solo per iniziare una discussione, un ragionamento. Al di là, lo ripeto, degli inevitabili pro e contro su un ddl che non è, ovviamente, tutto rose e fiori.

Perché, alla fin fine, per chi è in prima linea nella vita delle nostre scuole, a contatto diretto con i nostri studenti e le loro famiglie, ed in dialogo concreto col nostro tessuto sociale, resta la responsabilità di rappresentare comunque un punto di vista positivo. Nonostante le norme e le risorse materiali. Nel senso che, alla fine, tocca alle persone trovare, giorno dopo giorno, le mediazioni positive per poter corrispondere alle sempre nuove responsabilità. Le quali oggi più di ieri ci impongono di leggere il cambiamento, di ripensare, oltre le singole discipline scolastiche, i nuovi simboli culturali.

Siamo in grado di sostenere l'onore e l'onore di questa mediazione, come presidi, come docenti? Secondo quali strategie educative e didattiche? Ha ancora senso, ad esempio, il modello ottocentesco delle classi e della divisione per livelli di età degli alunni? Ha ancora senso il valore legale del titolo di studio? I modelli organizzativi e di responsabilità diffusa, secondo la vecchia logica assembleare ancora oggi accanitamente difesa, sono funzionali alla nuova domanda di servizio pubblico?

Dovremmo azzerare tutte le polemiche di questi mesi e ripartire da queste domande. Secondo però un pensiero costruttivo, che riconosca nelle persone la "risorsa prima" delle nostre comunità scolastiche. Anzitutto presidi e docenti.

Perché oggi non sono anzitutto le strutture che possono corrispondere alle esigenze della nostra "società aperta", ma le persone. Secondo sensibilità, talento, disponibilità, passione.

E' questo in sintesi il punto più controverso. Difendendo il collettivismo anni Settanta — ad esempio del collegio dei docenti, ma anche di una pletorica commissione sulla valutazione dei docenti come prevista dall'ultima stesura della Buona Scuola — in realtà non si è riconosciuto proprio questo punto-cardine: che la responsabilità del proprio "servizio" è anzitutto personale, poi collettiva.



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