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SCUOLA/ Expo 2015, Giorgia: "mi sono sentita al centro del mondo". Altea: "vale la pena?"

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Ma quando arriveremo al 31 ottobre, alla fine dell'evento, tutto questo sarà servito a far capire alle persone come sfruttare le risorse del pianeta in modo da riuscire a minimizzare lo squilibrio produttivo e di consumo?

Per la mia esperienza, penso che questa sia un'occasione senza pari, dove sembra di entrare in un'altra epoca circondati da persone appartenenti a tutte le etnie e per la prima volta ci si può sentire a casa e allo stesso tempo al centro del mondo.

(Giorgia Vercelloni)

E chi se lo aspettava così? 

Sono stata all'Expo una volta sola e rispetto alle mie aspettative, certo confuse, non ha corrisposto; l'immagine più o meno vaga che avevo in testa è stata soppiantata dalla realtà.

Arrivando lì, dopo una coda sotto il sole di venti minuti, sono rimasta subito colpita da ciò che ho visto: una gigantesca piramide di legno senza punta, il padiglione zero, un vero spettacolo, come poi, del resto, anche il 95 per cento del resto degli edifici. Il decumano è costellato di ingegnerie architettoniche votate a magnificare il paese "ospitante" e a invogliare il visitatore a entrare e scoprire: ma scoprire che cosa? Scoprire le piante (perché una cosa che di certo non manca sono le piante, gli arbusti e tutte le forme di vita verde possibili) del paese o scoprire accenni di loro cultura. Di sicuro non scoprire l'idea di quel paese per nutrire il pianeta; perché, diciamocelo, tutti vorremmo vedere un mondo più verde e più pulito, però anche un pianeta la cui popolazione sia nutrita e in salute. Facendo un giro, girando per 12 ore in mezzo agli edifici, dentro agli edifici, pochi mi hanno parlato veramente del cibo, e nessuno mi ha dato un'idea significativa da portare a casa e rielaborare. A sorpresa, un solo paese, nel povero piccolo cluster del cioccolato, la Costa D'Avorio, mi ha parlato della sua produzione, della sua evoluzione culturale legata alle fave di cacao e al loro prodotto, amato da tutti e di cui sono i maggiori esportatori. E pensare che nel padiglione della Costa D'Avorio non c'era nessuno, passavano due o tre persone ogni tanto, attirate dal profumo di cioccolato fuso venduto in mezzo alle costruzioni. 

In mezzo a questo limite che ho visto, ci si può chiedere se valga davvero la pena di andarci, a questa famigerata esposizione, rinomata per essere stata costruita in pochi mesi da uno Stato italiano con diversi problemi finanziari. La mia risposta? Sì, assolutamente. Chiunque sia titubante sappia che l'Expo Milano 2015 vale la pena di essere visitato anche solo a scopo culturale, per imparare e conoscere diverse etnie, diversi paesi che altrimenti possono restarci nascosti agli occhi.

(Altea Fogh)



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