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SCUOLA/ Riforma Renzi, se togli le assunzioni cosa resta?

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Poche le modifiche rispetto al testo della Camera, quasi tutte dirette alla salvaguardia delle assunzioni previste e a "calmare" le opposizioni interne alla maggioranza. Il risultato è un testo disomogeneo, prevalentemente centrato sulle assunzioni (che aumentano, ma in modo sbilanciato), con meno autonomia per le scuole e per i dirigenti, più incertezza nelle disposizioni. 

Le graduatorie a esaurimento, dalle quali si attingerà per le assunzioni, presentano situazioni anagrafiche e di servizio alquanto precarie: la maggior parte degli iscritti ha un'età che va dai 35 ai 50 anni; oltre 26mila hanno età comprese tra 50 e 66 anni e di questi quasi 1.800 vanno dai 60 in su. Ma il fatto più preoccupante è che parte di loro non ha quasi mai fatto scuola o non insegna da anni. Un'immissione in ruolo senza controlli non solo rischia concretamente di rivelarsi deleteria per la qualità della didattica — e quindi per gli studenti —, ma produrrà anche seri problemi all'assetto organizzativo delle scuole. Anche qui, un controllo ex-anteridurrebbe gli effetti devastanti di "bocciature" al termine dell'anno di prova (che peraltro conserva la possibilità di essere ripetuto per un anno).

Le pur buone scelte riguardanti, ad esempio, l'introduzione del curriculum dello studente con l'opportunità di percorsi personalizzabili attraverso materie opzionali, la Carta elettronica del docente per le spese professionali, l'incremento sostanziale dei finanziamenti annuali per l'alternanza scuola-lavoro e la sua estensione a tutti i percorsi del triennio della secondaria di secondo grado, non sono sufficienti a controbilanciare gli effetti negativi di questo intervento normativo. 

La sostanza della questione è che sotto il nome altisonante di "riforma della Buona Scuola" passa un provvedimento del tutto parziale, che tenta di risolvere una parte delle emergenze: la stabilizzazione dei precari. E il problema è che pure questo aspetto particolare — molto più complesso, esteso e drammatico di quanto il provvedimento sembra percepire — continua ad essere affrontato con la stessa logica fallimentare del passato, che alla fine non farà altro che incrementare il contenzioso nelle scuole.

Una Buona Scuola nel nostro Paese è possibile e in non poche realtà è già un fatto consolidato; almeno laddove docenti appassionati al loro lavoro incontrano colleghi aperti al confronto e dirigenti in grado di valorizzare le qualità e l'impegno dei singoli, accogliere e sostenere le diversità metodologiche. Da tempo nella scuola italiana convivono positivamente diverse visioni sull'insegnamento, anche distanti tra loro; la vera buona scuola non si fa scegliendo normativamente una delle tante opzioni sul tappeto ed imponendola centralmente, né togliendo alle singole scuole spazi decisionali in ambito professionale. Al contrario, occorre aumentare gli spazi di libertà dei singoli e l'autonomia delle comunità educative, valorizzare le singole professionalità che ci sono nelle scuole e favorire un approccio cooperativo tra le diverse realtà ed opzioni metodologiche presenti, istituire un sistema di valutazione oggettivo e rigoroso dotato di poteri effettivi e ridurre al minimo il contenzioso attraverso norme chiare e certe. 



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COMMENTI
29/06/2015 - Scuola senza futuro? (Vincenzo Pascuzzi)

Trovo sorprendente e inquietante usare il retro-confronto con ministri e politiche peggiori per cercare di attenuare le responsabilità di Renzi! C’è chi quasi quasi rimpiange i tempi di Gelmini ministro. E come dargli torto? Almeno allora scuola e docenti facevano riferimento in partiti e sindacati “amici”, potevano sperare in un futuro cambio di governo. Ora no.

 
29/06/2015 - SCUOLA (delfini paolo)

Mai stato renziano, mai stato del pd, però i precedenti ministri della Pubblica istruzione (Moratti e Gelmini in primis) cos'hanno lasciato se non drastici tagli con conseguenze negative soprattutto per gli alunni?

 
29/06/2015 - Gufi e difetti di fabbrica (Vincenzo Pascuzzi)

Al debutto del governo, Renzi aveva detto: “La scuola è la priorità, poi riforme economiche e giustizia” (24 febbraio 2014). Poi al varo della c.d. Buona Scuola aveva sentenziato: “non calo riforma dall'alto” e “Perché per fare la Buona Scuola non basta solo un Governo. Ci vuole un Paese intero” (3 settembre 2014). Sappiamo che, dopo scioperi e proteste MAI viste, la riforma è finita (?) blindata con voto di fiducia su maxiemendamento e deleghe in bianco. Adesso non appena sorgeranno intoppi e difetti di fabbrica, aspettiamoci la chiamata in causa - come sabotatori, gufi, capri espiatori, iettatori - di sindacati, sinistra interna ed esterna, docenti e precari, i soliti che non hanno letto il ddl o non l’hanno capito!

 
29/06/2015 - E prima? (ROBERTO PELLEGATTA)

Certo che se penso alle "rivoluzioni" che dovevano avviare i governi precedenti... 100.000 (se avverrannno davvero a settembre...) chi le ha mai fatte?