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SCUOLA/ Esame di stato, dalle commissioni al Tar il passo è breve

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Mentre si correggono la prima prova e la seconda, i commissari, specie quelli interni, iniziano a fare le proiezioni, sommando i crediti e i risultati degli scritti. Spesso emerge la discrasia tra andamento scolastico e prove d'esame: "Questo punteggio è troppo basso, per cui Tizio non ottiene il bonus" (bisogna raggiungere 70 punti tra prove orali e scritte), oppure: "Caio ha valutazioni minime e per farlo passare bisogna dargli più di 25/30 all'orale, altrimenti non ce la farà mai". 

Insomma si valuta, si misura, si fanno proiezioni e si modificano i voti sinché i conti non vanno a posto per ottenere i risultati sperati. Il tutto ovviamente senza lasciar traccia sui verbali. Non meraviglia che in questa fase (come agli scrutini del triennio, in cui i voti ballano verso l'alto per alzare la media, la quale poi permette di raggiungere un certo punteggio di credito scolastico) si apra il mercato delle vacche. Una sorta di contrattazione in cui i presidenti o i commissari alzano il punteggio per favorire "il successo formativo". 

Ma anche gli scrutini ordinari funzionano secondo questa logica: "mancano tre punti per alzare il credito… chi cambia?". Molti docenti si adeguano, ma tanti altri, più rigorosi, lo negano. Così iniziano diverbi a non finire che sfociano in liti accese tra rigoristi e lassisti. Alla fine c'è sempre un'anima generosa perché presa dallo sconforto di discussioni infinite. Il problema, intanto, resta: regole su regole stratificate negli anni per garantire l'oggettività, che in realtà, aumentando di anno in anno, hanno reso l'ingranaggio più macchinoso dell'orologio di Piazza san Marco a Venezia.  

Tutti gli anni esce l'ordinanza ministeriale che diviene il vangelo per presidenti e ispettori ministeriali. Nel 2015 due novità: gli scritti vanno corretti dopo la terza prova, perché al ministero si è temuto che la formulazione delle domande del cosiddetto quizzone o questionario (sono scelte dalla commissione), fosse influenzata dall'esito dei primo due scritti. Poi l'esito delle prove deve essere pubblicato 24 ore prima dell'inizio degli orali, per non fare favoritismi. Visto che ogni commissione esamina due classi, l'ordinanza ministeriale impone di comunicare gli esiti separati il giorno prima dell'inizio del colloquio, mentre gli scritti sono stati corretti tutti insieme. La sezione A vede i punteggi un giorno prima dell'inizio, la sezione B, invece, dopo alcuni giorni al termine di quelli della A e a 24 ore dall'inizio. Alcuni hanno ribattuto che in tal modo i primi esaminati di ogni classe sono sfavoriti rispetto agli ultimi. E' probabilmente pronta un'altra norma dei burocrati di viale Trastevere: gli esiti saranno comunicati giorno per giorno. Norme su norme, questa è la logica. Bizantinismi che dimostrano come la garanzia sia data solo dal centralismo ministeriale, mentre i commissari e presidenti non contano nulla, sono solo esecutori di dispacci dettati dall'alto. Poveri professori, trasformati in ragionieri e impiegati! 



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