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SCUOLA/ Autovalutazione e dati Invalsi, un assist alla "buona scuola"

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Ma il cambiamento progettato più significativo sembra essere quello dell'informatizzazione della somministrazione e della correzione-invio delle prove. Non si tratta solo di un aumento dell'efficienza: prove equivalenti somministrate nel giro di una settimana e corrette automaticamente che potrebbero fra l'altro contrastare il cheating. Si ipotizza infatti, sull'esempio di Pisa 2015, che possano essere valutate in tal modo anche le competenze cosiddette trasversali (soft skills)valutazione largamente invocata anche da parte degli oppositori delle attuali prove. 

In realtà, nella secondaria, il campione del sud aveva migliorato i risultati. Ma la ragione non è confortante. E' lì infatti — e qui si passa alle riflessioni di contesto — che si sono registrati massicci sabotaggi delle prove e, poiché risulta dai dati presenti nel rapporto che le scuole in cui studenti ed insegnanti hanno sabotato sono quelle che avevano registrato negli anni passati i peggiori risultati, è presumibile che il miglioramento sia essenzialmente dovuto all'autoselezione che ha visto la partecipazione solo dei migliori.

Dopo qualche anno in cui sembrava che nelle scuole fosse subentrata l'accettazione, l'assuefazione o la rassegnazione, quest'anno gli eroici furori contro la standardizzazione sono stati riattizzati dalla Buona Scuola ed in particolare dallo spettro del preside sceriffo. In conclusione, nelle regioni e nelle scuole con i peggiori risultati si è fatta di tutta l'erba un fascio, grazie anche alla furbizia dei sindacati che, guarda caso, hanno scelto proprio la data della prima prova alla primaria per proclamare lo sciopero generale. Prova rinviata ma con un forte effetto di trascinamento (voluto?) soprattutto nelle superiori, dove le agitazioni degli studenti ed il sabotaggio dei professori hanno ottenuto, senza pagare dazio, un glorioso oscuramento.

A leggere i giornali, in verità, pareva che le prove non si fossero svolte quasi dappertutto. In realtà il rapporto rivela che il dato nazionale del 77% di partecipazione deriva, almeno nel campione, da una partecipazione quasi totale al nord e al centro e da un sabotaggio molto forte o forte in Sicilia, in Campania, Sardegna, Puglia, ed anche Abruzzo e Lazio. Come detto sopra, giusto per non fare di tutta l'erba un fascio, in prima fila nel sabotaggio le scuole con i peggiori risultati. Più che della battaglia di coscienze critiche, affinate dalle elevate competenze, contro i danni della globalizzazione standardizzante, forse più semplicemente si tratta della pulsione a celare la propria sostanziale ignoranza.

Tanto che anche la presidente Invalsi Annamaria Ajello, che di tutto potrebbe essere accusata tranne che di essere una talebana della statistica e della standardizzazione culturale, ha manifestato nel suo intervento un certo sdegno contro chi si sottrae ai propri doveri (senza nulla pagare, si potrebbe aggiungere) sull'onda di un ahimè tradizionale ribellismo, ed ha auspicato da parte del mondo intellettuale analisi e posizioni più raffinate di quelle ancor oggi determinate da meri ideologismi. 



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