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SCUOLA/ "Nessuno mi può giudicare": preside-prof, la crisi di fiducia che divide la scuola

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Sarebbe stato interessante, per una volta, assistere a un dibattito vero su come trasformare la scuola a partire da un'idea di istruzione pubblica coerente con le esigenze del Paese e in grado di fornire  un decoroso livello di preparazione a tutti gli studenti garantendo, tra gli altri diritti, quello di essere guidati nell'apprendimento da persone competenti e appassionate. 

Forse qualcuno si sarebbe schierato a favore, interrompendo una solida tradizione italiana che vede l'immediata levata di scudi di fronte a qualunque proposta di riforma; invece il primo risultato raggiunto dalla legge sulla Buona Scuola è stato quello di compattare l'intera classe docente contro il provvedimento, facendo leva soprattutto sulla valutazione e i presunti superpoteri dei presidi. L'idea che qualcuno nella scuola possa esser pagato per organizzare e valutare il lavoro di altri appare un vero sacrilegio contro la libertà didattica, che viene evocata spesso e volentieri anche di fronte a innocenti richieste come quella di motivare la valutazione delle prestazioni degli studenti.

"Non è un obbligo di legge" mi disse una volta un sindacalista difendendo un docente che non intendeva in alcun modo dare conto agli allievi delle sue scelte, della modalità di verifica e, soprattutto, dei criteri di valutazione e dei relativi tempi di comunicazione. Spesso durante gli esami di Stato ci sono commissari che accusano disagio e disappunto se si pretende di far utilizzare le griglie di valutazione in modo rigoroso, parlano di "freddezza", "rigidità" e "meccanicismo" ed emerge la richiesta di lasciare più spazio all'intuito e all'esperienza che, in definitiva, sono in grado di far quadrare meglio i conti. 

Visti i complessi processi mentali che portano alla valutazione delle performance degli allievi e la difficoltà che ancora alcuni incontrano nel separare la persona dalla prestazione, non si può nemmeno pensare che l'idea di valutare i docenti possa essere accolta positivamente. 

"Cominciamo dai presidi" obbiettano; su questo possiamo essere tutti d'accordo, e anche la nuova legge lo prevede nel dettaglio.

Continua ad essere ostacolo insormontabile per i docenti, invece, vedere il proprio rendimento valutato ai fini di un'incentivazione o dell'assunzione in una determinata scuola. 

Non credo, però, che le masse di docenti in piazza siano spinte solo dalla tradizionale resistenza e resilienza al cambiamento; il problema veramente grave che emerge è l'assoluta mancanza di fiducia nei confronti di tutta l'amministrazione. Chiunque sia dotato di un po' di buonsenso non può non capire che in qualunque lavoro è necessario che ci sia chi decide e che paga se sbaglia ma temo che, fondamentalmente, la classe insegnante abbia paura che dietro alla libertà di scelta che ti permette di assumere Einstein al posto di una schiappa (anche se il secondo ha 0,25 punti in più) si possano nascondere chissà quali sporchi traffici. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
17/07/2015 - Caro Biasoni la scuola paritaria esiste già... (Franco Labella)

Caro Biasoni ho il timore che sia lei a voler avere della Costituzione una visione parziale. Perché dopo l'art. 30 c'è anche il 33. Quello dove si parla della sua scuola. Non quella futuribile, quella che c'è già. Se la ricorda la Bosina? Giusto per ricordare un glorioso esempio di scuola di parte. Quella dove i genitori che si riconoscono in un modello educativo iscrivono i loro figli. "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali". Per cui non occorre vagheggiare i cda e le altre amenità. Non le piacerà ma visto che ha chiesto il mio parere glie l'ho espresso. La scuola statale non ha fatto le giravolte che descrive lei altrimenti dopo più di trent'annni di insegnamento se avessi seguito quelle giravolte sarei finito dallo psichiatra. In tutti questi anni non ho avuto necessità di cda per sentirmi al servizio di studenti e famiglie. Ai quali ho fatto sentire le mie opinioni ed i miei giudizi che non erano condizionati dalle esigenze dei "clienti" o del mio datore di lavoro (lo Stato). Del resto a spiegare perché la brutta scuola di Renzi non va bene c'è questa semplice ovvietà: che il cliente ha sempre ragione. Ma far crescere gli studenti non è vendere jeans o produrre auto.

 
16/07/2015 - Caro Labella (FRANCO BIASONI)

La scuola è sempre di parte. La scuola statale è stata di volta in volta nazista, fascista, comunista, classista a seconda di chi aveva in mano lo stato in quel momento. La società pluralista è nella stragrande maggioranza dei casi fatta di parti che convivono e si confrontano civilmente. In queste settimane di scontro sul DDL del governo si è spesso sentito dire da alcuni esponenti della sinistra, soprattutto PD, che non bisognava scontentare il mondo degli insegnanti perché prevalentemente loro. Dunque la scuola statale italiana è di parte. Il punto non è se la scuola sia o non sia di parte ma da quale parte stia. Secondo me deve stare dalla parte dei genitori (oppure per te valgono solo alcuni articolo della Costituzione e non altri?) e dalla parte di tutta la società. Infatti lo Stato detta le norme generali proprio per questo, a garanzia che la scuola finanziata coi soldi di tutti serva a tutti. Un buon medico non serve solo ai genitori serve a tutti gli ammalati. Con questo non mi auguro che tu ti rottami, ma che tu esca dalla gabbia mentale di cui parlavo nel precedente commento. Se vuoi approfondire la mia proposta ti consiglio di visitare il sito: www.cambiamolascuola.org. Mi piacerebbe che tu mi facessi sapere che cosa ne pensi. Ciao

 
15/07/2015 - Qualche interrogativo per Assogna e Biasoni (Franco Labella)

A me pare evidente che i due lettori siano convinti della opportunità, ragionevolezza e convenienza di paragonare la scuola ad altre realtà. Assogna cita il suo lavoro in una multinazionale che opino non si occupasse di formazione, Biasoni basa il suo assunto sulla possibilità di una scuola non gestita dallo Stato che funzionerebbe al meglio. La prima domanda che vorrei porre (se desiderano rispondere ovviamente) è: che tipo di scuola immaginate possa funzionare come una azienda (Assogna) e senza una missione generale (Biasoni)? Perché a me pare evidente che se la scuola si trasforma in una azienda i suoi parametri di funzionamento devono diventare, ovviamente, assai diversi da quelli attuali. Come la multinazionale chiude il sito produttivo non conveniente, le scuole azienda aprirebbe solo nei luoghi dove conviene farlo. Quindi poco o niente a Quarto Oggiaro, Scampia o allo Zen di Palermo. Passando all'idea di Biasoni (la scuola non gestita dallo Stato) quale sarebbe il soggetto interessato ed idoneo a garantire opportunità formative adeguate senza condizionamenti confessionali, di gruppo o persino di etnia? Mi piacerebbe leggere le risposte così mi autoconvinco della necessità di rottamarmi.. da docente di scuola pubblica statale convinto che la scuola non sia una azienda e che non possa essere efficace quando scuola di parte (non so trovare altro termine e me ne scuso). Grazie per le evntuali risposte.

 
15/07/2015 - La gabbia mentale dello statalismo scolastico (FRANCO BIASONI)

Questo articolo, come molti altri apparsi sul Sussidiario è pregevole per sincerità e puntualità di argomentazione, ma come per molti altri la mentalità di chi scrive funziona all'interno del preconcetto che l'unica scuola possibile sia quella a gestione statale (governo, ministro, funzionari del ministero, ecc. ecc.). Mi fa venire in mente un problema che se ricordo bene dice cosi. Disporre otto fiammiferi di uguale lunghezza in modo che non si incrocino e che l'estremità di ognuno coincida con almeno una estremità di un altro. Se si cerca di risolvere il problema dando per scontato che si debbano disporre su di un piano il problema non è risolvibile. Se si dispongono nello spazio lo è. Ugualmente per la scuola. Se ci si libera dalla gestione partitico-burocratica tutti i problemi sono facilmente risolubili.Le scuole devono essere gestite secondo la logica dell'autonomia democratica: essere governate da un CDA, eletto dai genitori, che risponde ai genitori (cui spetta il diritto dovere di educare ed istruire i figli art. 30 Costituzione Italiana) e allo Stato (che deve dettare le norme generali art. 33). Il valore legale del titolo di studio deve essere abolito. Il CDA deve nominare il preside e, su sua indicazione, il personale insegnante e non della scuola. Senza "pezzo di carta" tutti, CDA, preside e personale, sono responsabilizzati nei confronti dei committenti: genitori e Stato. Le scuole vengono finanziate dallo Stato con eventuali correzioni. E' COSI' SEMPLICE!!!!!!

 
15/07/2015 - Valutazione (Pierluigi Assogna)

Ho lavorato molti anni in una multinazionale americana, e ogni anno venivo valutato dal mio coordinatore di turno, ovviamente non sulla mia statura morale o quoziente intellettuale, ma semplicemente su una griglia di parametri che all'inizio di ogni anno veniva comunicata e concordata con me. Il sistema funzionava benissimo. Presumo che un sistema analogo sia previsto per i docenti. in un notiziario televisivo un dimostrante affermava indignato al giornalista "Pensano persino che gli studenti ci debbano valutare!" Evidentemente il signore in questione non sa che da sempre i migliori valutatori dei docenti sono gli studenti! Ovviamente questa valutazione deve essere solo uno dei parametri. Il fatto che praticamente tuti i docenti si siano "sturbati" (come si dice a Roma) mi convince che da ieri l'altro si sarebbe dovuto fare tutto questo.

 
15/07/2015 - Docenti e valutazione (Luigi Maranzana)

Concordo pienamente! Il polverone alzato sulla valutazione dei docenti cui occorre aggiungere anche i Dirigenti scolastici è uno dei mali endemici del sistema scuola italiano. Le cause sono tante, ma purtroppo lo sono le annose assunzioni ope legis che hanno distrutto la Scuola consentendo a "chiunque" di entrare. Un vecchio adagio ricorda "se il postino bussa due volte...!!!" I programmi riscritti e riveduti hanno premesse da farsi invidiare, ma, vedi 517 e sgg. le leggi italiane, in materia, sono state lette e dibattute in vari Paesi, ma sono state accantonate perché troppo idealistiche e, spesso poco applicabili. Un problema di fondo: la scuola funziona se docenti e dirigenti hanno una formazione pedagogico didattica adeguata e competenze disciplinari specifiche funzionali alle diverse realtà del gruppo classe, ma così non è! Sull'altare della libertà didattica ci sono tutti anche chi va in classe e si mette a leggere il giornale aspettando che l'ora finisca!!

 
15/07/2015 - Ai presidi nessun parametro oggettivo (Vincenzo Pascuzzi)

L’autrice trascura alcuni fatti: 1) Ogni docente (di ruolo, supplente, ....) è il risultato finale dello stesso sistema scolastico. 2) “Nessuno mi può giudicare” è slogan comodo ma falso. Non esiste rifiuto pregiudiziale alla valutazione ma a un prevedibile accanimento valutativo effettuato “all’italiana”, magari con sbrigativi quizzetti a crocette. È inconcepibile che un preside o possa valutare docenti di tutte le discipline e stilare una classifica! È stato proprio un preside a denunciare l’”uso terroristico della valutazione”. 3) In aggiunta: «Il tanto strombazzato “merito” non è chiaro in cosa consista, e non c’è una sola parola in tutto il decreto che lo chiarisca, né che fornisca in pratica, ai poveri dirigenti chiamati a certificarlo, un qualche parametro oggettivo. Si scarica ancora una volta su insegnanti e presidi, senza dare nemmeno loro risorse, la colpa dell’ignoranza di un paese dove le famiglie non leggono, i figli sono allevati in un tenace disprezzo verso l’istruzione e la cultura e i docenti vengono continuamente dipinti dagli organi di informazione come una massa di fannulloni incapaci, che vanno bastonati come schiavi recalcitranti. Già pronti ad essere indicati come colpevoli anche del possibile fallimento della riforma renziana». Questo il link dell’articolo: http://nonvolevofarelaprof.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/07/14/la-strana-idea-che-gli-italiani-hanno-della-scuola-e-della-riforme/

 
15/07/2015 - Un'idea di scuola (Franco Labella)

Tutto quello che scrive Annamaria Indinimeo è una parte dei risultati generati da una legge che non solo non esprime alcuna innovazione o semplice novità rispetto al passato (si spacciano come novità l'alternanza scuola lavoro o peggio ancora l'opzionale introdotto dalla Gelmini (sic) ma che pretende di risolvere con una governance non condivisa un'idea di scuola che non è esplicitata se non negli aspetti di funzionamento pratico. Come si può avere fiducia o anche solo valutare le scelte di decisori politici sordi e ciechi quando ancora ieri sera un sottosegretario (Faraone) va in televisione da Paragone e testualmente dice che basta girare le scuole per vedere che non c'è dissenso? On. Faraone la sfido pubblicamente: in quale scuola è andato e ha verificato la assenza di dissenso? Questa dei vari Faraone, Puglisi, Malpezzi è pura propaganda: non berlusconiana ma di stampo sovietico. Sovietico, lo ribadisco. Dobbiamo solo aspettare che anche qui finisca il regime sovietico. Con buona pace di pseudo rottamatori che l'unica cosa che rottamano è il buonsenso che, notoriamente, non dovrebbe essere nè di destra nè di sinistra. Così Faraone magari capisce che parlare di "totem dell'art. 18" è non solo offensivo ma irritante per quelli che lavorano e non vanno a raccontar frottole in tv.