BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ A chi ha giovato l’"eutanasia" dell'istituto magistrale?

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

La febbre tempopienista non era ancora nata. Perdurava la tradizionale valutazione, da sempre applicata nella scuola, che l'orario settimanale delle lezioni in qualunque grado dell'istruzione dovesse aggirarsi intorno alle 24 ore settimanali. Questa valutazione, valida in tutto il mondo e legata alla necessità dello studio individuale e al computo della condizione giovanile, fu abbandonata completamente, nel volgere tumultuoso degli anni successivi.

All'inizio degli anni 70 nacquero le prime scuole medie sperimentali a tempo pieno con 40 ore per gli alunni e la mensa. I docenti erano un mix molto agguerrito del sinistrismo cattolico, del sinistrismo socialista e comunista e delle posizioni extraparlamentari molto diffuse nelle nuove leve di insegnanti. Tutti gli utopismi, tutti i futurismi, tutti gli antiautoritarismi, sostenuti dal Pci e dalla Cgil allora debuttante nel pubblico impiego, agivano di concerto, annientando qualunque resistenza culturale sia nei collegi docenti che nelle aule parlamentari. La Dc concepì allora (1974) i decreti delegati, cioè la rinuncia a dirigere l'innovazione della scuola scaricando sui collegi docenti e sui genitori le tensioni politiche e culturali. La cosa in un certo senso funzionò ed il sinistrismo scolastico, pur possedendo l'egemonia culturale, si impantanò e non riuscì mai a sfondare sul terreno organizzativo generale.

Prese il via comunque, nel silenzio dei genitori, favorito dalla spinta sindacale, dallo statalismo e da altri -ismi, il progressivo aumento delle ore settimanali per gli alunni. Tale prolungamento delle ore di scuola (concettualmente mitizzato nelle scuole sperimentali a tempo pieno allora a 40 ore col sabato libero) era abbastanza sottaciuto. Personalmente, allora giovane insegnante, partecipai ad innumerevoli dibattiti sulla riforma della scuola media varata definitivamente nel '79 e mai colsi in primo piano (o non me ne accorsi, tutto preso dalla lotta alle bocciature, al docente autoritario e alla valutazione repressiva) il tema della duratadel tempo scuola degli alunni, che passò da 25 a 30 ore settimanali. L'inizio delle lezioni in quegli anni era passato dal tradizionale 1° ottobre alla prima decade di settembre.

Quattro anni dopo (1983) fu introdotto nella media il tempo prolungato (Tp), come possibilità discrezionale dei collegi docenti e dei genitori con orario alunni di 36-40 ore settimanali più l'intervallo mensa.

L'adesione fu parziale ed insoddisfacente per i sostenitori "filosofici" del Tp, per mille motivi che ho analizzato varie volte altrove. Il paradosso nel paradosso è che il tempo pieno, presentato oggi come aiuto alla famiglia, è, per gli ideologi del tempopienismo, il modo "nobilissimo" per sottrarre i giovani alla famiglia vista come il luogo della riproduzione delle diseguaglianze sociali. Certamente questa posizione ideologica non avrebbe vinto senza le schiere sindacal-statal-meridionaliste interessate solo all'aumento dei posti di impiego statale.

Dalla scuola media la febbre tempopienista iniziò a riversarsi nelle elementari e nelle superiori. Le scuole elementari erano però impervie alla penetrazione e l'egemonia, al loro interno, della cultura pedagogica cattolica tradizionale rimaneva molto forte. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
20/07/2015 - Il valore abilitante del diploma magistrale (Luigi Maranzana)

Nella lettura storica della Scuola, forse per alcuni tratti un pò "arrabbiata" Bianchini pone il dito su uno dei problemi inquietanti non risolti dopo la decisione del Min. Berlinguer di sopprimere gli Istituti magistrali attraverso la loro trasformazione in socio psico pedagogico, linguistico ecc.: il titolo rilasciato: diploma magistrale, aveva valore abilitante e tale è rimasto sino al 2001. Che poi l'eliminazione nasca da un concerto di opzioni o di lobbismi che forse nascono dalla L.341 (riforma universitaria) è, probabilmente un dato di fatto; che la trasformazione di Magistero in scienze dell'educazione prima e scienze della formazione primaria poi abbia giovato alle casse universitarie è pure altra cosa da sottolineare così pure come il businees dei corsi TFA e PAS è sotto gli occhi di tutti. Ma a chi non è giovato, occorre dirlo, è a tutti i diplomati ex 2001 che per manovre ministeriali sono stati ammessi ed estromessi a/dalla formazione specialistica per insegnanti di sostegno perchè ritenuti privi di laurea in scienze della formazione. Perchè abbiamo dovuto attendere un pronunciamento del Consiglio europea per riscoprire che il diploma magistrale ex 2001 era titolo abilitante? Ci spieghino i vertici dirigenziali MIUR dov'erano quando qualcuno buttava fuori dalla porta della specializzazione su sostegno i maestri aventi un titolo "finito"; dov'erano quando, invece gli stessi venivano ammessi al concorso 2012.

 
18/07/2015 - Abbiamo vissuto in due paesi diversi II parte (Franco Labella)

Tutte le sperimentazioni, senza eccezione alcuna, furono eliminate con il furore ideologico, quello sì, di nuovi ed incolti Attila. Non voglio essere impietoso ma nel web esiste ancora la possibilità di leggere, nei siti ufficiali e non nei “forum dei sindacal-comunisti” le "argomentazioni scientifiche" di coloro che decisero di eliminare le Brocca. Siccome non faccio lo storico, nè professionista nè dilettante, mi limito ad indicare l'esistenza di fonti di documentazione di un periodo oscuro ma recente. Chi vuole, perciò, può andare alle fonti ma se serve una sitografia, supero lo stato d'animo misericordioso e ve la indico. Era il periodo in cui un Ministro (Meloni), nota esperta del mondo della scuola, definì le sperimentazioni Brocca "residuo sessantottino" e meno male che a Beniamino Brocca, democristiano di lungo corso, non venne un coccolone. Era regnante la Gelmini e "noti esperti" decretarono la fine delle Brocca con “l'argomentazione scientifica” che troppa scuola fa male. Per una volta sono d'accordo anch'io: troppa scuola fa male. Soprattutto quella in cui impazzano i cultori dell'approssimazione.

 
18/07/2015 - Abbiamo vissuto in due paesi diversi I parte (Franco Labella)

Me ne vado sempre più convincendo ogni volta che leggo le ricostruzioni storiche di Bianchini: dobbiamo aver vissuto in due Paesi diversi. Insegno da più di vent'anni in un ex-magistrale e non mi sono accorto, evidentemente, nè del furore tempopienista ( a proposito Bianchini, non so se l’hanno avvisata ma col riordino gelminiano al t.p. è stato imposto il dimagrimento forzato…) e meno che mai della circostanza che volessimo sottrarre gli studenti a quel luogo "malsano" che, a leggere Bianchini, i sindacal-antifamilisti consideravano la famiglia. Io penso che anche ad uno storico dilettante come Bianchini dovrebbe essere imposto un obbligo deontologico: libero di interpretare i fatti ma con l'onere di riportarli tutti. Perché proprio sulle sperimentazioni Brocca, fossi stato in Bianchini, avrei evitato la temerarietà. Quelle sperimentazioni sono state eliminate dai decisori, non lontani ideologicamente da Bianchini, con un tratto di penna. Senza alcuna valutazione nè dei presupposti e, meno che mai, degli esiti. E' come se un'azienda (e già, le mitiche aziende) avesse deciso di fare investimenti in ricerca e poi, ex abrupto, avesse deciso di chiudere tutto, buttando a mare miliardi, senza manco vedere cosa aveva prodotto l’investimento. Questo è successo durante il riordino gelminiano.