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SCUOLA/ A chi ha giovato l’"eutanasia" dell'istituto magistrale?

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Fino ad allora le scuole magistrali avevano formato il maestro tradizionale, un diplomato generalmente di altissime qualità professionali ed umane ricordate con rispetto e nostalgia da generazioni di alunni. La serietà di queste scuole e la predominanza in esse della cultura cattolica tradizionale, comprendente una visione realistica del fanciullo, ostacolava l'espansione e a volte perfino l'ingresso della cultura sessantottina e new age.

Cominciò allora l'attacco alle scuole magistrali, considerate l'epicentro del cattolicesimo conservatore, che doveva portare nel giro di vent'anni alla loro definitiva eliminazione. 

Nel '90, in mezzo a polemiche infuocate e interminabili, fu calata dall'alto la legge 148/90 che decretava il cambiamento delle elementari con l'aumento delle ore di lezione da 24 a 27/30. Le trenta ore, con l'aggiunta di dieci ore di intervallo mensa e gioco, formarono il curricolo di 40 ore settimanali tipico del tempo pieno elementare ancora oggi in vigore e ultrasponsorizzato dai vertici scolastici e dal sindacato. Nonostante ciò le classi a tempo pieno sono oggi solo 1/3 del totale delle classi.

Lo smantellamento delle scuole magistrali venne attuato mediante l'innalzamento del titolo di studio di base per l'aspirante maestro. Dal diploma si passò alla richiesta della laurea. Richiesta presentata come necessaria e rispettosa della grande importanza della funzione del maestro. Da allora tutti i maestri non laureati si sentirono ignoranti, retrogradi ed inadeguati, anche se la realtà scodellava sotto gli occhi di tutti la crescente inadeguatezza didattica e gestionale dei nuovi maestri. Ho verificato di persona questa realtà in sette anni di direzione elementare, nel corso dei quali le maestre solo diplomate andarono gradualmente (e malinconicamente) in pensione, sostituite dalle nuove maestre laureate, sensibilissime alle sollecitazioni dei media ma spessissimo incapaci di gestire sia le classi che le problematiche dei singoli alunni e delle famiglie.

Questo smantellamento è durato alcuni decenni (nel '98 cessò la valenza del diploma magistrale come abilitante all'insegnamento) ed ha ancora degli strascichi, ma complessivamente è avvenuto senza clamore mediatico e teorico. Le amarezze delle maestre tradizionali non sono state supportate da nessuno. L'impeto del '68, dell'anticlericalismo, del modernismo, del liberalismo, del nuovo cattolicesimo, non hanno lasciato scampo.

Ma proprio a funerali ormai fatti scopriamo che la vita nelle classi elementari è  divenuta sempre più aspra e stressante. Scopriamo che già in prima elementare il buon clima ed il buon governo della classe sono ormai eccezioni, apprezzatissime dai genitori e dai bimbi come un miracolo. Più spesso, sono solo un sogno. 

La febbre tempopienista negli anni 90 si estese anche alle scuole medie superiori proprio nel corso del procedimento rompicapo per eliminare l'anomalia magistrale. Infatti il diploma magistrale si otteneva in quattro anni dopo la media, a differenza dei cinque anni necessari per gli altri diplomi. Scattò il sacro principio dell'uniformità. 



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COMMENTI
20/07/2015 - Il valore abilitante del diploma magistrale (Luigi Maranzana)

Nella lettura storica della Scuola, forse per alcuni tratti un pò "arrabbiata" Bianchini pone il dito su uno dei problemi inquietanti non risolti dopo la decisione del Min. Berlinguer di sopprimere gli Istituti magistrali attraverso la loro trasformazione in socio psico pedagogico, linguistico ecc.: il titolo rilasciato: diploma magistrale, aveva valore abilitante e tale è rimasto sino al 2001. Che poi l'eliminazione nasca da un concerto di opzioni o di lobbismi che forse nascono dalla L.341 (riforma universitaria) è, probabilmente un dato di fatto; che la trasformazione di Magistero in scienze dell'educazione prima e scienze della formazione primaria poi abbia giovato alle casse universitarie è pure altra cosa da sottolineare così pure come il businees dei corsi TFA e PAS è sotto gli occhi di tutti. Ma a chi non è giovato, occorre dirlo, è a tutti i diplomati ex 2001 che per manovre ministeriali sono stati ammessi ed estromessi a/dalla formazione specialistica per insegnanti di sostegno perchè ritenuti privi di laurea in scienze della formazione. Perchè abbiamo dovuto attendere un pronunciamento del Consiglio europea per riscoprire che il diploma magistrale ex 2001 era titolo abilitante? Ci spieghino i vertici dirigenziali MIUR dov'erano quando qualcuno buttava fuori dalla porta della specializzazione su sostegno i maestri aventi un titolo "finito"; dov'erano quando, invece gli stessi venivano ammessi al concorso 2012.

 
18/07/2015 - Abbiamo vissuto in due paesi diversi II parte (Franco Labella)

Tutte le sperimentazioni, senza eccezione alcuna, furono eliminate con il furore ideologico, quello sì, di nuovi ed incolti Attila. Non voglio essere impietoso ma nel web esiste ancora la possibilità di leggere, nei siti ufficiali e non nei “forum dei sindacal-comunisti” le "argomentazioni scientifiche" di coloro che decisero di eliminare le Brocca. Siccome non faccio lo storico, nè professionista nè dilettante, mi limito ad indicare l'esistenza di fonti di documentazione di un periodo oscuro ma recente. Chi vuole, perciò, può andare alle fonti ma se serve una sitografia, supero lo stato d'animo misericordioso e ve la indico. Era il periodo in cui un Ministro (Meloni), nota esperta del mondo della scuola, definì le sperimentazioni Brocca "residuo sessantottino" e meno male che a Beniamino Brocca, democristiano di lungo corso, non venne un coccolone. Era regnante la Gelmini e "noti esperti" decretarono la fine delle Brocca con “l'argomentazione scientifica” che troppa scuola fa male. Per una volta sono d'accordo anch'io: troppa scuola fa male. Soprattutto quella in cui impazzano i cultori dell'approssimazione.

 
18/07/2015 - Abbiamo vissuto in due paesi diversi I parte (Franco Labella)

Me ne vado sempre più convincendo ogni volta che leggo le ricostruzioni storiche di Bianchini: dobbiamo aver vissuto in due Paesi diversi. Insegno da più di vent'anni in un ex-magistrale e non mi sono accorto, evidentemente, nè del furore tempopienista ( a proposito Bianchini, non so se l’hanno avvisata ma col riordino gelminiano al t.p. è stato imposto il dimagrimento forzato…) e meno che mai della circostanza che volessimo sottrarre gli studenti a quel luogo "malsano" che, a leggere Bianchini, i sindacal-antifamilisti consideravano la famiglia. Io penso che anche ad uno storico dilettante come Bianchini dovrebbe essere imposto un obbligo deontologico: libero di interpretare i fatti ma con l'onere di riportarli tutti. Perché proprio sulle sperimentazioni Brocca, fossi stato in Bianchini, avrei evitato la temerarietà. Quelle sperimentazioni sono state eliminate dai decisori, non lontani ideologicamente da Bianchini, con un tratto di penna. Senza alcuna valutazione nè dei presupposti e, meno che mai, degli esiti. E' come se un'azienda (e già, le mitiche aziende) avesse deciso di fare investimenti in ricerca e poi, ex abrupto, avesse deciso di chiudere tutto, buttando a mare miliardi, senza manco vedere cosa aveva prodotto l’investimento. Questo è successo durante il riordino gelminiano.