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SCUOLA/ A chi ha giovato l’"eutanasia" dell'istituto magistrale?

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Si sarebbe potuto anche equiparare sui quattro anni il percorso di tutte le scuole superiori, dando così anche all'Italia i tempi dei diplomi europei. Ma questa idea, sollevata per due volte dai ministri Berlinguer e Moratti nel '96 e nel 2001, fu osteggiata furiosamente, ovviamente in nome della suprema qualità dell'istruzione, in realtà per difendere l'organico pletorico.

La qualità della scuola però ha continuato a diminuire in tutti gli ordini di scuola.

Il processo di uniformazione a cinque anni (con 32 ore settimanali medie) delle scuole secondarie è durato 40 anni e si è concluso con la riforma Gelmini nel 2010, a regime da questo anno, che ha rappresentato anche la fine di tutte le sperimentazioni secondarie e degli istituti professionali di stato triennali. 

Nelle sperimentazioni l'enfasi era sempre "metodologica" e "culturale"; tuttavia dietro le quinte avanzava, sempre, inesorabile per gli studenti e per la spesa pubblica ma appetibile per tutti gli -ismi, l'aumento quantitativo de curricolo. Nelle sperimentazioni Brocca si raggiunse, negli anni 90, l'acme del furore tempopienista, che vide modelli di 34-35 ore settimanali. In quegli anni l'idea che tutto si risolvesse aumentando il tempo scuola a tutti, salvo i docenti, ai quali anzi nelle elementari l'orario era passato da 24 a 22 ore settimanali, era diventato un dogma indiscutibile.

Viste dall'angolazione che ho cercato di prospettare, le "riforme" degli ultimi decenni sono state, sulle spalle degli studenti, riorganizzazioni funzionali principalmente all'aumento del personale, protetto e garantito dal vero gestore della scuola, il sindacato.

I risultati, sia sul terreno dell'apprendimento che su quello formativo sono disastrosi ed il clima delle scuole è ormai disarmante. Bisognerà meditare molto e con sincerità sulle macerie che abbiamo creato, per trovare la forza di tentare almeno una riforma vera.



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COMMENTI
20/07/2015 - Il valore abilitante del diploma magistrale (Luigi Maranzana)

Nella lettura storica della Scuola, forse per alcuni tratti un pò "arrabbiata" Bianchini pone il dito su uno dei problemi inquietanti non risolti dopo la decisione del Min. Berlinguer di sopprimere gli Istituti magistrali attraverso la loro trasformazione in socio psico pedagogico, linguistico ecc.: il titolo rilasciato: diploma magistrale, aveva valore abilitante e tale è rimasto sino al 2001. Che poi l'eliminazione nasca da un concerto di opzioni o di lobbismi che forse nascono dalla L.341 (riforma universitaria) è, probabilmente un dato di fatto; che la trasformazione di Magistero in scienze dell'educazione prima e scienze della formazione primaria poi abbia giovato alle casse universitarie è pure altra cosa da sottolineare così pure come il businees dei corsi TFA e PAS è sotto gli occhi di tutti. Ma a chi non è giovato, occorre dirlo, è a tutti i diplomati ex 2001 che per manovre ministeriali sono stati ammessi ed estromessi a/dalla formazione specialistica per insegnanti di sostegno perchè ritenuti privi di laurea in scienze della formazione. Perchè abbiamo dovuto attendere un pronunciamento del Consiglio europea per riscoprire che il diploma magistrale ex 2001 era titolo abilitante? Ci spieghino i vertici dirigenziali MIUR dov'erano quando qualcuno buttava fuori dalla porta della specializzazione su sostegno i maestri aventi un titolo "finito"; dov'erano quando, invece gli stessi venivano ammessi al concorso 2012.

 
18/07/2015 - Abbiamo vissuto in due paesi diversi II parte (Franco Labella)

Tutte le sperimentazioni, senza eccezione alcuna, furono eliminate con il furore ideologico, quello sì, di nuovi ed incolti Attila. Non voglio essere impietoso ma nel web esiste ancora la possibilità di leggere, nei siti ufficiali e non nei “forum dei sindacal-comunisti” le "argomentazioni scientifiche" di coloro che decisero di eliminare le Brocca. Siccome non faccio lo storico, nè professionista nè dilettante, mi limito ad indicare l'esistenza di fonti di documentazione di un periodo oscuro ma recente. Chi vuole, perciò, può andare alle fonti ma se serve una sitografia, supero lo stato d'animo misericordioso e ve la indico. Era il periodo in cui un Ministro (Meloni), nota esperta del mondo della scuola, definì le sperimentazioni Brocca "residuo sessantottino" e meno male che a Beniamino Brocca, democristiano di lungo corso, non venne un coccolone. Era regnante la Gelmini e "noti esperti" decretarono la fine delle Brocca con “l'argomentazione scientifica” che troppa scuola fa male. Per una volta sono d'accordo anch'io: troppa scuola fa male. Soprattutto quella in cui impazzano i cultori dell'approssimazione.

 
18/07/2015 - Abbiamo vissuto in due paesi diversi I parte (Franco Labella)

Me ne vado sempre più convincendo ogni volta che leggo le ricostruzioni storiche di Bianchini: dobbiamo aver vissuto in due Paesi diversi. Insegno da più di vent'anni in un ex-magistrale e non mi sono accorto, evidentemente, nè del furore tempopienista ( a proposito Bianchini, non so se l’hanno avvisata ma col riordino gelminiano al t.p. è stato imposto il dimagrimento forzato…) e meno che mai della circostanza che volessimo sottrarre gli studenti a quel luogo "malsano" che, a leggere Bianchini, i sindacal-antifamilisti consideravano la famiglia. Io penso che anche ad uno storico dilettante come Bianchini dovrebbe essere imposto un obbligo deontologico: libero di interpretare i fatti ma con l'onere di riportarli tutti. Perché proprio sulle sperimentazioni Brocca, fossi stato in Bianchini, avrei evitato la temerarietà. Quelle sperimentazioni sono state eliminate dai decisori, non lontani ideologicamente da Bianchini, con un tratto di penna. Senza alcuna valutazione nè dei presupposti e, meno che mai, degli esiti. E' come se un'azienda (e già, le mitiche aziende) avesse deciso di fare investimenti in ricerca e poi, ex abrupto, avesse deciso di chiudere tutto, buttando a mare miliardi, senza manco vedere cosa aveva prodotto l’investimento. Questo è successo durante il riordino gelminiano.