BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Esame di stato, il vero danno sono i docenti "immaturi"

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Il colloquio sta chiudendo gli esami di Stato e fornisce alcuni importanti spunti di riflessione che bisognerebbe non lasciarsi sfuggire. Nel colloquio infatti si vede che tipo è l'insegnante di oggi; per questo il colloquio è un momento di notevole importanza, perché più che essere il punto di verifica degli studenti ci consegna la tipologia dell'insegnante.

Bisogna avere il coraggio di dirlo: la riuscita del colloquio nel quale sono impegnati i maturandi dipende in gran parte dall'insegnante, se sia disposto a valorizzare quello che uno studente o una studentessa vuole comunicare, se sia teso a scoprirne la positività oltre che la preparazione e con le sue domande faccia di tutto per contribuire a farlo emergere. Questo è decisivo in un colloquio, trovare sei insegnanti che vogliono scoprire per sé quello che la persona che si trovano davanti ha da raccontare, l'umano di cui è costituita la fibra di una preparazione. Qui sta il fattore in più di un colloquio, quello che lo fa diventare un'esperienza: che un insegnante si aspetti qualcosa per sé, che avverta in quello che uno studente presenta o risponde qualcosa di nuovo per sé, per la propria umanità.

E perdonatemi, questa è la cosa più difficile da trovare: un insegnante che affronti l'esame cercando qualcosa per sé stesso!

Infatti spesso, in modo contraddittorio, emerge una tipologia di insegnante che affronta l'esame per mettere in difficoltà lo studente, per trovare il punto cui appoggiarsi per farlo cadere, per dimostrare che lui — l'insegnante — ne sa più dello studente. Sono insegnanti così che fanno fallire il colloquio, insegnanti che credono di sapere, che partono dal presupposto che una ragazza o un ragazzo di oggi non abbiano nulla da insegnare. Per questo spesso assistiamo a colloqui che non hanno nulla a che fare con il termine stesso "colloquio", che dovrebbe implicare una interazione, una relazione tra persone. Ma se un professore di oggi parte dal fatto che lui deve interrogare senza avere nulla da imparare, che cosa può uscire di interessante da un colloquio? Sarà un imperversare di domande per dimostrare che quel ragazzo o quella ragazza non sa. Qui sta la meschinità di tanti colloqui, che più che far emergere l'umano, lo annichiliscono, lo ingabbiano, lo deprimono. Se questo accade, molto, troppo spesso non è perché i ragazzi e le ragazze d'oggi ne siano privi, ma perché ad un insegnante di oggi quel fattore umano non interessa.

Così, il fallimento del colloquio è quasi sempre responsabilità dell'insegnante, è dovuto al fatto che lui, o lei — insegnante — lo ha affrontato solo per giudicare e non anche per imparare. Questi due termini, lungi dall'essere in opposizione, andrebbero ribaltati, perché solo chi è disposto ad imparare sa anche giudicare.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
04/07/2015 - Il garbuglio logico di Giuseppe Crippa (Vincenzo Pascuzzi)

Non serve replicare alle provocazioni, che denotano mancanza di argomenti. Nel complesso il post di commento di G.C. costituisce un garbuglio logico (con un futuro confezionato ah hoc per giustificare una interpretazione errata del presente!) ovvero un argomentare che non ha proprio nulla di logico. Infatti è pochissimo probabile che G.C. sia psicologo, psicoterapeuta e insieme addirittura veggente e lettore del pensiero altrui. Veniamo ai fatti seri e concreti. Per individuare i “denigratori di insegnanti” basta cercare in rete ciascuno degli epiteti elencati (incapaci, lavativi, fannulloni, assenteisti, impreparati, autoreferenziali, corporativi, restii alla valutazione, super-vacanzieri) abbinato al sostantivo insegnante o docente. Altro che mania. Riguardo all’opera dei “militanti del consenso” ho già indicato l’articolo di Alain Goussot “La Buona scuola e la violenza dei media” al link: http://comune-info.net/2015/06/la-buona-scuola-e-la-violenza-dei-media/ . In aggiunta, segnalo un articolo di Alessandro Robecchi “Impara a comunicare: prendi a schiaffi una categoria a caso” al link: http://www.alessandrorobecchi.it/index.php/201505/impara-a-comunicare-prendi-a-schiaffi-una-categoria-a-caso/ Può essere utile leggerli entrambi.

 
02/07/2015 - Mania di persecuzione (Giuseppe Crippa)

Concordo col prof. Pascuzzi: sarebbe bello sentire anche i 5 co-commissari del prof. Mereghetti, a patto però che, se fossero in grande maggioranza – come credo – d’accordo con lui, Pascuzzi si scusasse. Ma da quanto si evince dai suoi commenti, Pascuzzi difficilmente darà prova della sua capacità di autocritica che mi pare inversamente proporzionale alla sua fantasia che gli fa vedere dovunque “denigratori di insegnanti” e “militanti del consenso”.

 
02/07/2015 - I REFUSE TO SINK (Gianni MEREGHETTI)

Al signor PASCUZZI vorrei regalare anche se non se lo merita con i suoi commenti pregiudiziali e prevenuti questa lettera di una ragazza che una candidata ha citato nella sua tesina dal titolo I REFUSE TO SINK. "'I refuse to sink', 'Mi rifiuto di affondare!'. La vita è piena di ostacoli, alcuni più difficili di altri da superare. In un giorno qualunque, a volte, ci si trova immersi in una realtà parallela alla quotidianità, sconosciuta alla maggior parte di noi. Una realtà in cui l'obiettivo comune non è più prendere un bel voto a scuola, vincere una partita di calcio o uscire il sabato sera. In quelle circostanze l'unico obiettivo è vincere, lottare per vincere e cercare di non mollare mai. C'è in gioco la vita e li sì che non si scherza. Purtroppo alcune persone, nonostante l'immensa forza, non ce la fanno ma ciò non vuol dire essersi arresi, anzi loro come me hanno vinto lo stesso. Hanno insegnato molto a tutti. A volte non basta lottare, è vero, ma non bisogna arrendersi mai, nonostante tutto! È questo che rende queste persone davvero speciali. Ilaria"

 
02/07/2015 - L'ho imparato dagli insegnanti con cui lavoro (Gianni MEREGHETTI)

Io sono grato ai commissari con cui sto facendo gli esami perché mi stanno insegnando questo, a valorizzare di ogni studente il meglio, e mi auguro che tutte le commissioni siano così, ma purtroppo non lo è stato e non lo è. Io sono commissario esterno e non è facile fare il commissario esterno, perché spesso non si sa bene come porre le domande e molte volte sbaglio, ma una cosa mi è chiara, che devo cercare in ogni studente un punto positivo. Questo, ripeto, l'ho imparato quest'anno e gli altri anni quando ho incontrato persone che vogliono cercare il positivo, quando invece ho cercato insegnanti che hanno voluto sovrapporsi agli studenti è stato un disastro. Grazie

 
02/07/2015 - per piegare la resistenza degli insegnanti (Vincenzo Pascuzzi)

Prima una citazione (*): «per piegare la resistenza degli insegnanti e convincere famiglie e opinione pubblica a sostenere questo progetto c’è bisogno di condizionare la percezione della popolazione …. I media e i giornalisti …. usano il manganello dell’informazione a senso unico con la ripetizione ossessiva dell’importanza di questa riforma …. Pierre Bourdieu parla di violenza simbolica cioè di pressione costante, giornaliera che finisce per annullare la capacità riflessiva dei cittadini ….. L’occupazione “militare” dei media da parte dei “soldati” del consenso e da parte dei portavoce del governo (a cominciare dall’esibizione televisiva quasi quotidiana del primo ministro) produce quello che il filosofo e sociologo francese chiama … un vero “fenomeno di captazione mentale” che manipola le coscienze.”» Il pistolotto di Gianni Mereghetti, anticipato su Repubblica, appare proprio come un contributo oggettivo all’azione di condizionamento dell’opinione pubblica. Gli insegnanti stanno sentendosi dire di tutto: Incapaci, lavativi, fannulloni, assenteisti, impreparati, autoreferenziali, corporativi, restii alla valutazione, super-vacanzieri, ….. mancava “immaturi”! Sarebbe interessante sentire gli altri 5 co-commissari di G.M. su queste sue considerazioni. ------- (*) “Buona scuola e violenza dei media”, questo il link: http://comune-info.net/2015/06/la-buona-scuola-e-la-violenza-dei-media/arati