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SCUOLA/ Così i genitori possono scegliere a chi “affidare” i loro figli

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Infatti, il sistema del quasi totale monopolio statale della scuola ci ha portato ad avere un partito, una maggioranza, un ministero che decide il chi, il cosa e il come della scuola in Italia e i risultati educativi e formativi sono sotto gli occhi di tutti.

E se fossimo arrivati a questo punto proprio perché frutto logico della ferrea pretesa di una gestione statale della scuola che lascia in un modo o in un altro la famiglia ai margini del sistema? Non è forse ora conveniente si guardi oltre questa condizione?

Se i genitori hanno la piena responsabilità di essere presenti in qualsiasi tipo di ambiente scolastico per migliorarlo, renderlo educativo, c'è anche spazio perché la società prenda l'iniziativa di diventare protagonista della costruzione di una nuova condizione della scuola in Italia: affermare che è compito della famiglia e della società, in un'ottica veramente sussidiaria, fare la scuola. Mi pare sia questa la nuova via che la scuola italiana deve perseguire con urgenza e chiarezza. Lo scopo della scuola è il bene dei nostri giovani: per conseguire questo inestimabile valore educativo è fondamentale un reale e vivo rapporto tra famiglia e scuola e non ridurre la scuola a mera trasmissione di informazioni e conoscenze.

Vale così la pena porre una serie di domande: chi è chiamato a gestire la scuola in Italia? Come fare per risvegliare e sostenere l'interesse delle famiglie, dei gruppi, della società, dei "corpi intermedi" nel creare, gestire, sviluppare scuole? Come possono i tentativi di scuole libere già in atto diventare esempi, provocazioni, sollecitazioni ad altri soggetti a creare scuole? Dove sono le realtà sociali che desiderano e possono gestire scuole e alle quali lo Stato è chiamato, secondo il principio di sussidiarietà, a non sostituirsi e a promuoverne i tentativi? Come può lo Stato, nel tempo, ritirarsi dalla gestione della scuola e indirizzarsi verso la funzione di regolatore?

Domande non semplici da affrontare ma è in ballo il presente e futuro dei nostri giovani.



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COMMENTI
21/07/2015 - Pluralismo (Khan Kubla)

Viva l'USR del Friuli e il pluralismo che la scuola statale DEVE garantire! Come si può pensare di educare alla libertà se si vogliono i figli esposti solo alle idee e convinzioni dei genitori?

 
21/07/2015 - L'educazione non ha bisogno di competitors (segue) (Luigi Maranzana)

Il riferimento alla formazione come sistema sociale aperto porta a supporre che debba instaurarsi un concetto di "educatorialità" come sistema di Mediazioni che famiglia scuola e territorio devono attuare per dare vera realizzazione al concetto di educazione come "relazione". su questo versante speriamo venga riproposto il POF che non può avere dimensione annuale ed essere confuso come una programmazione. Se tutto questo è vero, piuttosto che ventilare nascite di "libere scuole", pure importanti, perchè non puntare su reti educative capaci di costruire specificità di indirizzi e dare risposte ai bisogni educativi dei giovani di oggi? E, smettiamola di caricare la scuola di ogni tipo di progettualità che obbedisce unicamente alla moda del momento!

 
21/07/2015 - L'educazione non ha bisogno di competitors (Luigi Maranzana)

l'articolo, se da un lato pone l'accento sulla necessità fondamentale dell'interazione scuola - famiglia, dall'altro scivola sulla equazione libertà di scelta educativa = nascita di nuove scuole libere. sicuramente il contributo delle scuole paritarie è indubbio, così come da sempre lo sono state la scuole materne (infanzia) che hanno svolto azione di supplenza alla mancanza della presenza, o di una presenza labile, dello Stato in un grado di scuola fondamentale per lo sviluppo del bambino. Mi pare che porre il problema nei toni dell'articolo susciti scompiglio ed impossibilità di dialogo pedagogico su una riorganizzazione del sistema scolastico italiano che, da sempre, ha dovuto ridurre i grandi disegni di riforma perchè bloccato dal vero ed occulto gestore del welfare: il Ministero dell'economia. Basti pensare alla conclusione dell'iter parlamentare (1999) sull'introduzione dell'obbligo scolastico a 5 anni ed il quadro diventa evidente. Mi interessa sottolineare soprattutto la necessità di un'alleanza strategica scuola/famiglia (così la definiscono le Indicazioni nazionali emanate dal MIUR nel 2012 per cercare di porre l'accento sul ruolo delle due componenti, definite dai programmi ministeriali per la scuola elementare del 1985 e precedenti, come complementari per affermare che oggi c'è bisogno di un nuovo modello di scuola che viva in sintonia con la famiglia e con il territorio (il POF serve a questo) per ribadire la necessità di un sistema sociale aperto.

 
21/07/2015 - Succede in Friuli (roberto castenetto)

Con una nota dell’Ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia, del 13 luglio 2015, per la seconda volta nel giro di un mese, si vorrebbe negare alle famiglie friulane il diritto di presentare il consenso informato su alcuni progetti della scuola in cui intervengono associazioni esterne, che sostituiscono il lavoro dei docenti in alcune ore. Secondo l'USR del FVG, “per quanto riguarda le attività realizzate in orario curricolare, alla scuola compete il diritto-dovere di svolgere la propria funzione istituzionale, nell’ambito della legge, adottando scelte di programmi e di metodi didattici, anche se questi non siano corrispondenti alle convinzioni dei genitori”. Anche in una precedente nota, del 5 maggio 2015, era stato ribadito lo stesso principio, sulla base di una ordinanza della Cassazione (n. 2656, 2.02.2008), in cui si afferma il potere dell’amministrazione scolastica di “interferire e anche eventualmente contrastare con indirizzi educativi adottati dalla famiglia e con le impostazioni culturali e le visioni politiche esistenti nel suo ambito”.